Chi è Andriy Yermak, fedelissimo di Zelensky caduto in disgrazia
"Vado al fronte, sono disgustato": Andriy Yermak ha corredato con queste parole l'annuncio delle sue dimissioni dal ruolo di capo dell'ufficio presidenziale di Volodymyr Zelensky, arrivate nell'ambito dell'inchiesta per corruzione che sta scuotendo il potere a Kiev.
(Keystone-ATS) Yermak, un avvocato 54enne ex produttore cinematografico, era considerato il braccio destro del presidente ucraino, a cui è legato dal lontano 2011 quando Zelensky lavorava per la tv Inter. Era stato nominato capo dell’ufficio presidenziale all’indomani dell’elezione dell’ex star della tv, nel febbraio 2020.
Nella cerchia dei fedelissimi del leader ucraino era stato ribattezzato “l’eminenza verde”, un gioco di parole tra il cognome Zelensky – la cui radice in slavo orientale significa ‘verde’ – e ‘l’eminenza grigia’, il frate dal saio grigio Francois Joseph Le Clerc du Tremblay, celebre per le sue trame all’ombra del cardinale Richelieu.
Yermak era da settimane finito sulla graticola sulla scia della bufera politica innescata dall’operazione ‘Midas’, l’inchiesta dell’ufficio anticorruzione (Nabu) che ha fatto luce su una tangentopoli energetica da oltre cento milioni di dollari. Il caso coinvolge il gigante statale dell’energia nucleare Energoatom: otto sospettati sono stati incriminati mentre Timur Mindich, produttore cinematografico vicino al presidente, che sarebbe il presunto capo della rete, è fuggito all’estero e probabilmente si nasconde in Austria.
I primi a farne le spese a livello politico sono stati il ministro dell’Energia Svitlana Hrynchuk e quello della Giustizia, German Galushchenko, silurati dal Parlamento di Kiev. Sotto inchiesta c’è anche l’ex ministro della Difesa Rustem Umerov. Secondo le ultime indiscrezioni trapelate sulla stampa di Kiev, a Yermak era destinata una lussuosa villa nella capitale frutto del giro di corruzione, e gli inquirenti – che ieri hanno disposto perquisizioni in ufficio e casa – nel corso delle indagini si riferivano a lui non con l’appellativo di eminenza, bensì di “Ali Baba”.