CF vuole promuovere la banda larga in zone rurali
Il Consiglio federale vuole promuovere l'accesso all'internet veloce nelle zone rurali.
(Keystone-ATS) Ha trasmesso oggi al parlamento il relativo messaggio, che prevede un programma di sostegno temporaneo di al massimo undici anni per uscite complessive – una metà a carico della Confederazione, l’altra dei Cantoni – di 730 milioni di franchi.
“L’ampliamento delle reti a banda larga è destinato a generare un miglioramento delle pari opportunità digitali e a ridurre il divario fra città e campagna”, ha detto in una conferenza stampa a Berna, dopo la seduta settimanale del governo, il capo del Dipartimento federale delle comunicazioni (DATEC) Albert Rösti. Per il governo, un migliore accesso all’internet veloce in zone discoste permetterà di crearvi valore aggiunto e di ridurre il traffico, grazie a maggiori possibilità di lavoro da remoto.
650’000 economie domestiche male allacciate
Il progetto intende anche rafforzare l’internet veloce, e di riflesso la competitività, nel raffronto internazionale. Secondo stime, in Svizzera circa il 10% delle economie domestiche, in numero assoluto 650’000, non sono allacciate a reti a banda larga moderne, ha indicato il consigliere federale democentrista. Stando alla visione del governo, saranno circa 600 i Comuni ad approfittare del progetto.
Il disegno della Legge sul sostegno alla banda larga (LSBL), secondo la sua denominazione provvisoria, prevede che i fondi siano versati prima di tutto per l’ampliamento delle reti in fibra ottica. Dove questo dovesse implicare costi molto elevati, il sostegno andrebbe a beneficio di allacciamenti a infrastrutture di radiocomunicazione terrestre.
Un gigabit al secondo in download
L’obiettivo del progetto è una copertura, quanto più capillare possibile a livello nazionale, degli edifici residenziali e commerciali mediante connessioni internet fisse con velocità di trasmissione dei dati di almeno un gigabit al secondo in download. Il sostegno è necessario per le regioni rurali scarsamente abitate dove un ampliamento non risulta redditizio per i fornitori, ha sottolineato il bernese.
L’ampliamento delle connessioni internet tramite fibra ottica e altre tecnologie moderne assume importanza anche perché i cavi in rame, oggi ancora in uso, saranno messi gradualmente fuori servizio nel decennio a partire dal 2030.
Stando al governo, gli aiuti finanziari dovrebbero essere limitati ai contributi minimi necessari e sono rivolti ai Comuni, i quali devono presentare domanda per poterne beneficiare. Il programma terminerà dopo un periodo di otto anni; il Consiglio federale potrà prolungarlo una sola volta per un massimo di tre anni qualora i fondi non siano stati esauriti, ma Rösti considera che la proroga probabilmente non sarà necessaria.
50% costi per Confederazione, 50% per Cantoni
Il Consiglio federale chiede al parlamento un credito d’impegno di 365 milioni di franchi per gli anni dal 2030 al 2037. Secondo i piani dell’esecutivo, il programma non dovrà essere finanziato con i soldi della cassa generale della Confederazione, ma tramite le entrate derivanti dalle tasse delle future concessioni di telefonia mobile, che saranno disponibili dal 2029.
Per giungere alla stima di una spesa di 730 milioni di franchi, la Confederazione si è basata principalmente sul numero di economie domestiche oggi prive internet veloce (650’000), ha indicato Gianna Luzio, direttrice dell’Ufficio federale delle comunicazioni.
Il presupposto per il sostegno federale a un progetto di ampliamento della banda larga è che il Cantone interessato si faccia carico di metà dell’importo da finanziare. La partecipazione al programma è volontaria sia per i Comuni che per i Cantoni, ma l’adesione delle autorità cantonali è necessaria ai fini del cofinanziamento da parte della Confederazione.
Durante la procedura di consultazione sul disegno di legge le critiche principali sono state due: la partecipazione ai costi dei Cantoni e il timore, per i Comuni, di un’eccessiva burocrazia legata al progetto. Quanto alla prima, Rösti ha fatto notare che è pratica corrente che Confederazione e Cantoni si suddividano i costi, quanto alla seconda il governo ha semplificato alcuni aspetti amministrativi per gli enti locali.