CF: senza Schengen/Dublino Pil giù del 3,9%
Gli accordi di Schengen e Dublino rafforzano l'economia e la sicurezza. Una loro disdetta causerebbe una riduzione del Pil fino al 3,9% e una perdita di reddito pro capite fino a 1300 franchi all'anno. Lo indica uno studio adottato oggi dal Consiglio federale.
(Keystone-ATS) Senza l’accordo di Schengen, il diritto europeo imporrebbe agli Stati limitrofi di controllare tutte le entrate e uscite, poiché il confine elvetico diventerebbe una frontiera esterna, indica la ricerca condotta dalla società di consulenza Ecoplan.
A causa dei prevedibili ingorghi che si creerebbero, nel 2035 i frontalieri potrebbero perdere 422’000 ore nei giorni lavorativi. Ciò causerebbe costi annuali stimati a 1,08 – 2,27 miliardi di franchi. I controlli alle frontiere rischierebbero inoltre di ridurre il numero di lavoratori frontalieri con conseguenze in particolare nella ristorazione e nella sanità. Parallelamente, fino a 170’000 persone potrebbero trasferire il proprio domicilio in Svizzera.
L’uscita da Schengen avrebbe anche notevoli effetti sul turismo, dato che il visto europeo non sarebbe più riconosciuto.
Anche la rinuncia a Dublino avrebbe delle conseguenze: in assenza dell’accordo, la Svizzera dovrebbe esaminare anche le domande di asilo di persone che ne hanno già presentata una in un altro Stato Dublino.
Gli accordi di Schengen/Dublino sono infine fondamentali anche per l’accesso alle relative banche dati. Nel 2025, ad esempio, attraverso il Sistema d’informazione Schengen (SIS), le autorità svizzere hanno ottenuto quasi 40’000 riscontri rilevanti, in particolare su persone ritenute pericolose o coinvolte in attività criminali.