CF: più soldi per promozione dell’integrazione
La Confederazione vuole rafforzare la promozione dell'integrazione e pertanto in futuro sarà più generosa in questo ambito.
(Keystone-ATS) Il Consiglio federale ha stanziato oggi un credito d’impegno totale di 334,5 milioni di franchi per il periodo 2028-32, che servirà a finanziare programmi cantonali e nazionali.
L’incremento è necessario affinché un numero maggiore di persone possa beneficiare della promozione dell’integrazione, spiega il governo in una nota. “A loro serve la Svizzera, a noi servono loro per occupare i posti di lavoro vacanti. È un processo che conviene a tutti”, ha aggiunto in una conferenza stampa il titolare del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) Beat Jans. Anche all’economia, che in questo modo deve rivolgersi meno all’estero per reclutare personale.
Mano alla calcolatrice, Berna prevede di destinare a una serie di misure 66,9 milioni all’anno. Si tratta di un aumento di 5,4 milioni rispetto ad ora. In termini percentuali, il budget cresce quindi del 9%, ha precisato Jans. Il tesoretto per il periodo in corso ammonta a poco meno di 250 milioni, ma è spalmato su quattro anni (2024-2027) e non cinque.
Integrazione costa, non averla di più
Il consigliere federale, supportato dalle statistiche, ha evidenziato come la Svizzera stia compiendo dei progressi. Con un tasso di occupazione del 77% tra gli immigrati, “vantiamo una delle quote più elevate nello spazio dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico”, ha per esempio rimarcato il basilese.
Tuttavia, “vogliamo sfruttare meglio il potenziale di chi vive già qui”, ha fatto notare. L’integrazione è un compito dell’intera società e c’è bisogno sia di impegno sia di soldi, ha riconosciuto Jans, convinto in ogni caso che una sua “assenza costerebbe ancor più caro”.
Donne e sostenibilità
Nel quadro dei programmi cantonali di promozione dell’integrazione (PIC 4) 2028-32 si intendono soprattutto abbattere gli ostacoli all’inserimento delle donne. Presentatosi a sua volta di fronte ai media, Markus Dieth, presidente della Conferenza dei governi cantonali (CdC), ha in questo senso fatto l’esempio delle madri ucraine arrivate nel nostro Paese dopo l’invasione russa.
Un altro punto cruciale è quello di sfruttare maggiormente i percorsi formativi ai fini di un’inclusione duratura nel mercato del lavoro, ha proseguito il consigliere di Stato del canton Argovia. Dieth si è soffermato proprio sull’importanza di un’integrazione sostenibile a lungo termine: “Veloce non significa automaticamente buono, l’obiettivo non è abbellire i numeri sul breve periodo”.
Strumento centrale
Entrando nel dettaglio, dei citati 66,9 milioni all’anno che l’esecutivo chiede al Parlamento di sbloccare, 37,3 milioni saranno indirizzati ai Cantoni per i PIC, focalizzati in particolare sulla promozione linguistica, l’informazione e la consulenza nonché l’integrazione formativa e professionale. Il contributo dei Cantoni sarà almeno pari a quello della Confederazione.
I restanti 29,6 milioni finiranno a programmi e progetti nazionali, che comprendono soprattutto misure che, come il Pretirocinio d’integrazione (PTI), mirano a mettere meglio a frutto il potenziale della manodopera indigena.
Dal 2014, i PIC si sono affermati come strumento centrale della politica svizzera d’integrazione, ricorda il Consiglio federale. Consentono la sua coordinazione in tutti i Cantoni e creano i presupposti affinché gli stranieri possano accedere rapidamente alla promozione linguistica, alla formazione, al mercato del lavoro e alla partecipazione sociale.