Casse pensioni sempre più nel credito privato, ma vi sono rischi
Le casse pensioni e le compagnie assicurative svizzere investono sempre più in obbligazioni ad alto rendimento e nei cosiddetti crediti privati.
(Keystone-ATS) Questi investimenti promettono rendimenti più elevati rispetto alle obbligazioni tradizionali, ma sono anche considerati più rischiosi. Un avvertimento della Banca centrale europea (Bce) mette ora in evidenza i possibili pericoli di questa tendenza.
Tali prestiti, concessi al di fuori del sistema bancario tradizionale, si sono evoluti negli ultimi anni da strumento di nicchia a mercato di rilievo. Molti investitori puntano su questi prodotti per far rendere di più il denaro e per diversificare maggiormente i propri portafogli.
La Bce vi vede tuttavia dei rischi. In particolare, le aziende tecnologiche e di software si finanziano sempre più spesso tramite crediti privati, tra l’altro per i loro investimenti nell’intelligenza artificiale (IA). Ma se il boom previsto dell’IA dovesse rivelarsi meno redditizio di quanto sperato numerose aziende fortemente indebitate potrebbero non essere più in grado di rimborsare i soldi.
In uno stress test, l’istituto di Francoforte ha simulato uno scenario di questo tipo. In tal caso, le compagnie assicurative e i fondi pensione sarebbero colpiti in modo relativamente grave: le loro perdite potrebbero raggiungere il 5-6% del patrimonio complessivo. Le svalutazioni non riguarderebbero solo i prestiti ai privati, ma anche le obbligazioni ad alto rendimento, i crediti alle imprese e le azioni.
Secondo la Bce ad avere l’esposizione maggiore nel segmento sono gli assicuratori: a livello europeo detengono investimenti per circa 211 miliardi di euro (195 miliardi di franchi). Da parte loro i fondi pensione europei hanno investito 52 miliardi di euro nel settore del credito privato, mentre le banche registrano volumi di 63 miliardi, ma la loro esposizione è nettamente inferiore se rapportata al bilancio. Le conseguenze per le banche risultano quindi gestibili, secondo gli autori dello stress test.
Anche gli operatori previdenziali svizzeri sono attivi nel ramo. Compenswiss, l’ente che gestisce i fondi AVS, AI e IPG, detiene, in linea con la propria strategia d’investimento, obbligazioni ad alto rendimento in euro e dollari statunitensi, nonché i cosiddetti “senior loans” e “private debt”. Le sole obbligazioni ad alto rendimento hanno un volume di oltre 3 miliardi di franchi. Pure la cassa pensioni di Migros investe in tale comparto.
Gli operatori del ramo sottolineano che le casse pensioni elvetiche godono attualmente di una solida situazione finanziaria. Il grado di copertura medio si attesta intorno al 117%, il che viene considerato un comodo cuscinetto contro le fluttuazioni di mercato.
Malgrado ciò le autorità di controllo restano sul chi vive. Sia il Consiglio per la stabilità finanziaria (FSB), organismo internazionale con sede a Basilea, che l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (Finma) mettono in guardia contro le crescenti interconnessioni tra i fondi di credito privati e il sistema bancario tradizionale. Tali legami, di difficile percezione, hanno svolto un ruolo importante anche prima della crisi finanziaria globale del 2008, in occasione del crollo dei mutui subprime americani del 2007.
Le autorità si trovano di fronte a un problema: in molti settori mancano i dati necessari per poter valutare appieno i rischi. La portata effettiva delle esposizioni nel mercato del credito privato sarebbe quindi nota solo in parte. Secondo la Finma un ulteriore motivo di preoccupazione è il fatto di aver riscontrato, presso alcuni assicuratori, una maggiore propensione al rischio in relazione agli investimenti in questo comparto.