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Cantoni, Città e Comuni: tetto a immigrazione dannoso per Paese

Keystone-SDA

L'iniziativa "No a una Svizzera da 10 milioni!" in votazione il 14 giugno fornisce una soluzione semplicistica a problemi complessi. Se la proposta venisse accolta, Cantoni, Città e Comuni temono un duro colpo alla prosperità del paese e alla sua sicurezza.

(Keystone-ATS) Per il consigliere di stato argoviese Markus Dieth, presidente della Conferenza dei governi cantonali, porre un tetto fisso alla popolazione non risolverà i problemi legati al caro affitti, alla forte sollecitazione dei trasporti pubblici o alla cementificazione, bensì ne creerà di nuovi.

Oltre ad acutizzare l’attuale problema legato alla mancanza di lavoratori in determinati settori, come quello sanitario, delle cure alla persona, o anche alla realizzazione di infrastrutture, determinerà anche un calo delle entrate fiscali per Cantoni, Città e Comuni, con conseguenze negative sull’offerta di servizi e, più in generale, sul benessere generale del Paese.

Un “sì” alle urne avrà come conseguenza la disdetta dell’Accordo sulla libera circolazione e la reintroduzione di contingenti, ciò che si tradurrà in difficoltà nell’assunzione di personale indispensabile per il buon funzionamento del nostro Paese che deve far fronte anche all’invecchiamento della popolazione, ha spiegato Dieth in conferenza stampa a Berna.

Inoltre, aspetto da non trascurare, quale conseguenza di un “sì”, la Svizzera verrebbe tagliata fuori dagli accordi di Schengen/Dublino. Il nostro Paese, ha spiegato Dieth, non potrebbe più far capo alla banca dati Schengen sulla criminalità, con riflessi negativi sulla sicurezza. Senza Dublino, la Svizzera diventerebbe un’isola per quanto attiene all’asilo: i richiedenti che hanno fatto richiesta di protezione in un altro Paese europeo e che si trovano sul nostro territorio non potrebbero più venir allontanati.

L’iniziativa, secondo Dieth, trasmette un’illusoria sensazione di controllo, mentre invece seminerebbe il caos. Per i problemi che dobbiamo affrontare sono invece necessarie soluzioni pragmatiche che tengano conto delle differenze regionali: i problemi che cui devono far fronte le regioni discoste toccate per esempio dallo spopolamento, non sono gli stessi che affliggono le grandi città.

Nel suo intervento, il consigliere agli stati Mathias Zopfi (Verdi/GL), presente nella capitale quale presidente dell’Associazione dei Comuni Svizzeri, ha insistito sulle difficoltà finanziarie per mancati introiti qualora venisse posto un tetto all’immigrazione. Con meno entrate e meno personale a disposizione, i Comuni avrebbero difficoltà, per esempio, nel garantire il buon funzionamento delle case di riposo, o degli Spitex, ambiti di cui si devono occupare.

A nome delle città svizzere, il sindaco di Aarau Hanspeter Hilfiker ha affermato che l’obiettivo principale rimane quello di garantire a tutta la popolazione una qualità di vita eccellente con l’adozione di misure mirate, tra cui migliorare la mobilità riducendo gli ingorghi, garantire alloggi a sufficienza senza frammentare il territorio e sviluppare una buona infrastruttura.

“Le Città svizzere hanno dimostrato di saper accompagnare attivamente la crescita demografica, favorendo una qualità di vita elevata, un’economia dinamica e una vita culturale e sociale ricca e diversificata”, ha spiegato.

A suo avviso, per essere efficaci, le Città, ma ciò vale anche per Cantoni e Comuni, devono disporre di un margine di manovra sufficiente. Senza manodopera qualificata non possono garantire alla popolazione i servizi fondamentali e condizioni quadro interessanti per l’economia. Vista l’evoluzione demografica, ha messo in guardia Hilfiker, il mercato svizzero del lavoro non è in grado di soddisfare questa domanda.

Un limite rigido come quello proposto dall’iniziativa non porterà alcun miglioramento, è stato fatto notare. Accettarlo significa aggravare ulteriormente la scarsità di manodopera qualificata e impedire a Cantoni, Città e Comuni di mantenere la loro attrattiva e di garantire un servizio pubblico di qualità.

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