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Camerun: papa, ‘”pace non è uno slogan”

Keystone-SDA

Il papa richiama, nel suo primo discorso in Camerun, la necessità di "rifiutare la logica della violenza e della guerra, per abbracciare una pace fondata sull'amore e sulla giustizia."

(Keystone-ATS) “Una pace che sia disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza”. Per Leone XIV “la pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza”.

Papa Leone XIV ribadisce la necessità di costruire un mondo più pacifico. Nel primo discorso in Camerun, alle autorità del paese, rilancia le sue parole pronunciate ad ottobre del 2025, nell’incontro mondiale per la pace: “Ribadisco con forza: Il mondo ha sete di pace. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!”.

“Questo grido – ha aggiunto Prevost – vuole essere un appello alla volontà di contribuire a una pace autentica, anteponendola a qualunque interesse di parte. La pace, infatti, non si decreta: si accoglie e si vive. È un dono di Dio, che si sviluppa in un’opera paziente e collettiva. È responsabilità di tutti, in primo luogo delle autorità civili”.

Quindi Leone ha sottolineato che “governare significa amare il proprio paese e anche i paesi vicini; vale anche nelle relazioni internazionali il comandamento: ama il tuo prossimo come te stesso! Governare significa ascoltare realmente i cittadini, stimare la loro intelligenza e la loro capacità di contribuire a costruire soluzioni durature ai problemi”.

Governanti abbiano coscienza integra

Il papa invita le persone che governano a perseguire sempre il bene comune. “Servire il proprio paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia”, ha detto nel discorso alle autorità ricordando che alcune zone del Camerun sono attraversate da “tensioni” e “violenze” che “hanno provocato profonde sofferenze: vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro. Dietro le statistiche ci sono volti, storie, speranze ferite”.

Basta con la corruzione

Il papa invita le autorità del Camerun ad “un esame di coscienza” e a “rompere le catene della corruzione”. “La trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche e il rispetto dello Stato di diritto sono essenziali per ripristinare la fiducia. È tempo di osare un esame di coscienza e un coraggioso salto di qualità”, ha aggiunto spiegando che “l’autorità pubblica è chiamata ad essere ponte, mai fattore di divisione, anche dove sembra regnare l’insicurezza. La sicurezza è una priorità, ma va sempre esercitata nel rispetto dei diritti umani, unendo rigore e magnanimità, con particolare attenzione ai più vulnerabili”.

“Perché si affermino la pace e la giustizia” occorre “rompere le catene della corruzione, che sfigurano l’autorità, svuotandola di autorevolezza. Occorre liberare il cuore da quella sete di guadagno che è idolatria”, ha aggiunto.

Voce delle donne deve entrare nei processi decisionali

“Vorrei sottolineare con gratitudine il ruolo delle donne. Spesso, purtroppo, sono le prime vittime di pregiudizi e violenze, eppure restano instancabili artefici di pace. Il loro impegno nell’istruzione, nella mediazione e nella ricostruzione del tessuto sociale è ineguagliabile e rappresenta un freno alla corruzione e agli abusi di potere. Anche per questo la loro voce deve essere pienamente riconosciuta nei processi decisionali”, ha detto.

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