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Bus in fiamme a Roma Atac, l’incendio rischia di bruciare l'M5S

Martedì scorso è stata la giornata nera dell’amministrazione capitolina. Due autobus del trasporto pubblico sono andati in fiamme, uno in periferia e l’altro, in centro, in via del Tritone a due passi da Montecitorio, è addirittura esploso. 

Fortunatamente i due incidenti non hanno provocato vittime. Una donna ha riportato ustioni non gravi. Si è rischiato il peggio per almeno due motivi: il bus che si è incendiato in centro, a pieno carico poteva contenere oltre cento persone e percorreva una via affollata di turisti mentre l’altro, arso in via di Castel Fusano nella pineta di Ostia, faceva parte di una linea scolastica e girava spesso pieno di bambine e bambini, fatalmente non in quella sua ultima corsa.

La risposta del comune

Il Comune di Roma ha reagito prontamente, la sindaca del movimento 5 stelle Virginia Raggi pur ammettendo l’eccessiva anzianità dei mezzi Atac, ha però dichiarato di aver messo in circolazione, dall’inizio del suo mandato, oltre duecento nuovi autobus e di aver reperito fondi per acquistarne altri seicento. Le vecchie vetture, ha concluso Raggi, sono in corso di adeguamento alle norme anti incendio.

Anche l’assessora ai trasporti Linda Meleo, accorsa tempestivamente in via del Tritone per controllare i fatti di persona, ha fatto eco alla sindaca e, nonostante a Roma vada a fuoco mediamente un autobus ogni tre settimane (fonti Atac, ottimiste rispetto a quelle dei critici), entrambe, sindaca e assessora, ci hanno tenuto a dire che nell’ultimo anno il numero di bus andati in fiamme si è ridotto del venticinque percento. 

Senza tener conto del fatto che la parte peggiore dell’anno per questo genere di cose, la torrida estate romana, deve ancora arrivare e con le temperature elevate il rischio di autocombustione aumenta. Il gran caldo unito alla scarsa manutenzione, per le vetture più datate, aumenta notevolmente il rischio di corto circuito, causa principale degli incendi.

Roma nel baratro

I due incidenti fanno ripiombare nel baratro l’immagine di Roma e sono incastonati in un contesto generale che è poco confortante.

Nella capitale i rifiuti sono tornati ad accumularsi in strada attorno ai cassonetti stracolmi. Il manto stradale è ridotto a un colabrodo e la vegetazione, esplosa con l’arrivo della primavera, sta sommergendo aiuole e giardini.

Il Comune rincorre le emergenze tappando falle e buche in questo caso ma, a due anni dal quasi plebiscitario insediamento del Movimento 5 stelle in Campidoglio, Roma non da l’impressione di essere amministrata come meriterebbe. Si pensi anche alla sicurezza e l’ordine pubblico. Ben note famiglie criminali, dai Casamonica ai malviventi del litorale di Ostia, s’impossessano di intere zone terrorizzando i cittadini col metodo mafioso, palese, ostentato. Caratteristica criminale che si pensava appartenesse ormai al passato ma che evidentemente sta tornando, incontrastata, se non fosse per l’iniziativa di cronisti coraggiosi.

Un problema atavico

Le responsabilità di un tale stato di abbandono non sono comunque attribuibili, almeno per intero, all’attuale amministrazione. Il problema viene da molto lontano, ma quest’ultima giunta non sembra dare contributi utili al cambio di passo promesso.

Nel caso specifico del disastro di Atac - l’azienda praticamente fallita del trasporto pubblico capitolino - le responsabilità, anche gravi, del governo Raggi iniziano a profilarsi chiaramente. Anche se i 5 stelle hanno ereditato Atac quando era già allo sfascio - spolpata dalle giunte di ogni colore politico che si sono succedute, utilizzata come bacino di clientele e malaffare, fino ad arrivare allo scandalo “parentopoli” che coinvolse l’ex sindaco Gianni Alemanno - dopo due anni di slogan e promesse sul rilancio dell’azienda, la situazione di Atac è semmai peggiorata. 

Un anno fa il vertice aziendale annunciava l’intenzione d’intraprendere la strada del fallimento controllato, attraverso un concordato con il Tribunale, per poi procedere con un nuovo piano industriale. A un anno da quell’annuncio non è seguito nessun effetto tangibile di miglioramento.

L'inefficienza di Atac

Attualmente Atac, l’azienda municipalizzata più grande d’Italia, è totalmente inefficiente. Ha debiti per 1,4 miliardi e un parco di 2500 mezzi che per ben oltre la metà sono in riparazione costante per guasti spesso irrimediabili, mentre per l’altra parte, quella circolante, ha un età media che supera i dodici anni e spesso si trovano in pessimo stato. Uno dei due bus andati a fuoco martedì era del 2003, l’altro del 2004. 

L’azienda in questo momento non ha un capo del personale e i suoi 12 mila dipendenti, mal distribuiti fra amministrativi ed autisti, questi ultimi sempre più rari, costano due volte l’incasso degli abbonamenti e dei biglietti. Il doppio del costo del personale dei trasporti pubblici di Londra. Un simile carrozzone non può che offrire un pessimo servizio ai cittadini. Infatti disagi, ritardi, corse saltate e scioperi selvaggi sono all’ordine del giorno.

Campagna referendaria

Sull’annosa, drammatica, questione del servizio di trasporto pubblico offerto da Atac a romani e turisti provenienti da tutte le parti del mondo, lo scorso luglio, l’associazione dei Radicali Italiani ha promosso la campagna referendaria  “MobilitiamoRoma” con l’obbiettivo di mettere a gara il servizio di trasporto pubblico, aprendolo alla concorrenza, anche internazionale. 

I Radicali sostengono che Atac ha fallito il compito per cui è stata istituita e la liberalizzazione del servizio di trasporto pubblico, pur sempre tenendo come gestore e arbitro il Comune di Roma, è l’unica soluzione. In poche settimane i Radicali hanno raccolto oltre 30 mila firme che, lo scorso agosto, sono state depositate in Campidoglio. Il Municipio ha recepito l’iniziativa in forte ritardo fissando una prima data alla consultazione popolare per il 3 giugno prossimo, appuntamento poi rinviato in autunno a causa della concomitanza con due votazioni municipali, previste anch’esse per il mese di giugno. I Radicali temono che l’amministrazione boicotti in ogni modo la consultazione perché, in caso di esito favorevole alla liberalizzazione del servizio, potrebbe essere interpretata come una perdita del consenso politico in città da parte del movimento 5 stelle. Perdere Atac potrebbe significare perdere Roma.

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