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Borse giù con petrolio, gas e chip: pesano guerra e timori sull’IA

Keystone-SDA

Il nuovo balzo dei prezzi di petrolio e gas, da un lato, e gli allarmi sui rischi alla sicurezza dell'intelligenza artificiale, dall'altro, si abbattono sui mercati finanziari globali, a partire dai microchip.

(Keystone-ATS) L’effetto è quello di una morsa a tenaglia: i listini di Borsa cedono terreno sulla debolezza del comparto tecnologico, mentre i rendimenti dei titoli di Stato ritornano a salire. La Borsa di Milano segna un calo dell’1,6%, maglia nera in Europa.

L’oleodotto saudita East-West, attaccato da droni la scorsa settimana, è l’ultimo capitolo di una crisi sempre più complicata: resterà in gran parte fuori servizio per diverse settimane a causa delle riparazioni necessarie. Il Wti e il Brent, di riflesso, salgono di oltre il 2%, attestandosi, rispettivamente, a 102 e a 107 dollari al barile.

L’infrastruttura attraversa il Regno ed è fondamentale nelle strategie di Riad per spostare l’export di greggio verso il mar Rosso allo scopo di scavalcare lo Stretto di Hormuz, dove gli attacchi iraniani pesano sul traffico marittimo. La chiusura comporta un carico fino a 7 milioni di barili di petrolio al giorno in meno fino al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, su cui preme la minaccia degli Houthi, i militanti yemeniti sostenuti dall’Iran.

Il segretario all’Energia Usa, Chris Wright, ha provato a rassicurare sui flussi di petrolio dopo lo stop dell’East-West: “la tendenza a sette giorni è in crescita e continuerà a salire”, ha affermato Wright, parlando dei piani di ‘normalizzazione’ di Hormuz. Il primo settembre, ha aggiunto, si è registrato un picco di 18 milioni di barili transitati in un solo giorno. I prezzi del gas naturale in Europa, inoltre, hanno avuto un’altra impennata: a 82,17 euro al megawattora, in rialzo del 3,33%, a dispetto dell’annuncio del presidente Donald Trump, secondo cui ‘Ucraina e Russia hanno accettato di non colpire obiettivi energetici”.

Il rialzo dei prezzi dell’energia hanno alimentato i timori sull’inflazione e spinto al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato: quello del T-bond decennale, che contribuisce a determinare i costi di finanziamento per consumatori e imprese, è salito al 5% per la prima volta dal 2023, alla vigilia della riunione delicata del Fomc, in cui il presidente della Fed, Kevin Warsh, dovrà affrontare il nodo del possibile rialzo dei tassi, l’esatto contrario di quello che vorrebbe Trump. Ma anche in Europa si registrano aumenti sui titoli governativi, in una giornata peraltro di emissioni da parte di Francia e Germania. Il rendimento del Bund tedesco sui mercati ha toccato il 3,5% e il Btp a 10 anni è salito al 4,38%, il livello più alto degli ultimi due anni. Il decennale francese ha invece toccato il 4,47% e lo spread con quello tedesco si è allargato a 96 punti, il massimo degli ultimi 12 mesi.

Gli appelli del fine settimana lanciati dai leader Usa dei colossi dell’IA – tra cui Dario Amodei di Anthropic, Sam Altman di OpenAI ed Elon Musk di SpaceX – per rallentare lo sviluppo della tecnologia sui pericoli legati ai progressi troppo rapidi, hanno incontrato la piena opposizione del presidente Usa Donald Trump (“gli Usa in vantaggio sull’IA, non uccidete la gallina dalle uova d’oro”) e hanno avuto l’effetto di deprimere i corsi di Borsa dei microchip: SoftBank, tra gli investitori principali di OpenAI, ha perso il 10% in Giappone. Male a Wall Street Nvidia (-3%), Broadcom e Amd (entrambi a -4%), Intel (-5%) e Marvell Technology (-6%). Nel complesso, la Borsa di Tokyo ha ceduto lo 0,81%, mentre l’Europa è finita in rosso. La borsa di Milano ha segnato un calo dell’1,6%, il maggiore nel vecchio continente. Ma anche Madrid è scesa dell’1,3% mentre Londra ha chiuso in progresso dello 0,4%. Wall Street, invece, è rimasta poco sotto la parità.

“Non sviluppare la tecnologia dell’IA priva l’umanità di benefici o, semplicemente, mette l’IA nelle mani di potenze autoritarie; d’altro canto, svilupparla troppo in fretta è imprudente”, ha scritto Amodei sabato in un lungo post, riconoscendo che “se rallentassimo oltre una certa misura, i progetti legati al Partito comunista cinese (non vincolati a ritmi controllati) prenderebbero il sopravvento, creando un rischio significativo per la sicurezza nazionale” Usa.

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