Bolivia: presidente dichiara stato di emergenza per proteste
Il presidente boliviano Rodrigo Paz ha dichiarato lo stato di emergenza in tutto il paese dopo oltre sei settimane di proteste e blocchi stradali.
(Keystone-ATS) “Dopo aver esaurito tutte le vie di dialogo, raggiunto accordi con coloro le cui richieste erano legittime e identificato coloro che hanno usato la violenza nel tentativo di destabilizzare la Bolivia, abbiamo preso la decisione di dichiarare lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale”, ha affermato Paz in un discorso televisivo.
Quindi ha annunciato che “ho dato istruzioni alla polizia boliviana e alle forze armate di adottare le misure necessarie per ripristinare la libera circolazione, rimettere in funzione le autostrade e garantire la sicurezza della popolazione”.
“L’obiettivo è liberare la Bolivia da coloro che usano il conflitto politico per bloccare le strade e danneggiare la popolazione”, ha aggiunto il presidente, che in questo modo ha dato per conclusi i negoziati con i sindacati che non hanno accettato di sedersi a un tavolo negoziale con l’esecutivo. Ieri sera Paz aveva annunciato di aver concluso un accordo con il principale sindacato del paese, la Centrale operaia boliviana (COB).
Il presidente ha quindi lanciato oggi un ultimo messaggio “a coloro che mantengono ancora i blocchi” affermando che “sono ancora in tempo per desistere volontariamente”. Il testo del decreto pubblicato dal governo ordina tra le altre cose alla popolazione di “astenersi dal promuovere, compiere o sostenere atti di violenza, intimidazione, minacce, coercizione, partecipare a blocchi o mobilitazioni”.
La decisione del governo è stata tuttavia respinta dal sindacato dei contadini Tupac Katari, da quello dei cocaleros vicino a Evo Morales e dalle organizzazioni indigeniste. “Le proteste continueranno finché non si dimetterà il presidente Rodrigo Paz. Manteniamo i blocchi stradali, non ci arrenderemo”, ha dichiarato in una conferenza stampa Isidro Auca, leader del sindacato dei cocaleros del Tropico di Cochabamba.