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BNS: nel 2025 acquisti di valuta estera limitati

Keystone-SDA

La Banca nazionale svizzera (BNS) ha mantenuto un profilo prudente sul mercato dei cambi nel corso del 2025.

(Keystone-ATS) Secondo quanto emerge dal rapporto di gestione annuale pubblicato oggi l’istituto ha acquistato valuta estera per un totale di 5,2 miliardi di franchi nell’intero anno, una cifra superiore agli 1,2 miliardi dell’anno prima, ma relativamente modesta se paragonata agli interventi massicci del passato.

L’analisi dei dati trimestrali rivela una dinamica chiara: la quasi totalità degli interventi si è concentrata in un arco di tempo molto ristretto, il secondo trimestre, quando la BNS ha acquistato divise estere per circa 5,1 miliardi di franchi.

A innescare l’attività della banca centrale è stata l’incertezza politica internazionale seguita al cosiddetto “Liberation Day” voluto dal presidente americano Donald Trump: l’annuncio di pesanti dazi nei confronti di numerosi paesi aveva scatenato forti turbolenze. Il dollaro era finito sotto pressione, provocando di riflesso un deciso apprezzamento del franco, tradizionale bene rifugio. In quel contesto gli interventi della BNS sono serviti a frenare l’eccessiva forza della moneta elvetica, tutelando l’export.

Nonostante la loro moderazione, le operazioni della BNS restano però come noto un tema delicato sul piano diplomatico. Gli Stati Uniti hanno più volte inserito la Svizzera nella lista dei potenziali manipolatori di valuta. E in un momento cruciale come quello attuale, caratterizzato dai negoziati in corso tra Berna e Washington per un accordo sulle barriere doganali, qualsiasi intervento significativo della banca centrale potrebbe essere interpretato negativamente e complicare il dialogo.

La scorsa settimana sono circolate nuovamente voci su operazioni della BNS, poiché l’euro era sceso sotto i 90 centesimi, sulla scia dell’incertezza generata dalla guerra in Iran. La flessione è stata però di breve durata e si è parlato di possibili interventi da parte dell’istituto guidato da Martin Schlegel: la banca non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione al riguardo. Subito dopo l’inizio della guerra aveva comunque chiaramente dichiarato che la sua disponibilità a intervenire sul mercato valutario era aumentata.

Oltre alla fissazione del tasso guida gli acquisti o le vendite di valuta su larga scala rimangono lo strumento principale per la conduzione della politica monetaria. In passato i volumi sono stati in parte estremamente elevati. Nel 2020, il primo anno della pandemia, la BNS ha ad esempio comprato divise per un controvalore di circa 110 miliardi, al fine di frenare il rafforzamento del franco. Nel 2021 si sono aggiunti ulteriori acquisti di valuta estera per 21 miliardi di franchi.

Successivamente, però, la situazione si è ribaltata e la BNS è passata a vendere: in questo modo intendeva rafforzare il franco e contrastare l’inflazione importata, aumentata notevolmente dopo il Covid e l’inizio della guerra in Ucraina. Nel 2023 la banca ha venduto divise per importi miliardari a due cifre in tutti e quattro i trimestri, per un volume complessivo di 133 miliardi di franchi.

Malgrado queste massicce vendite la BNS dispone ancora di un’enorme riserva di valuta estera: alla fine di febbraio 2026 ammontava a 710 miliardi. Le elevate riserve risalgono principalmente al periodo della crisi dell’euro e all’abolizione del tasso di cambio minimo dell’euro, quando la BNS voleva frenare il massiccio aumento di corso del franco.

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