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BL: assassinio ex finalista Miss Svizzera, detenzione a vita

Keystone-SDA

Detenzione a vita per il padre di famiglia 44enne, accusato di aver ucciso la moglie, ex finalista di Miss Svizzera, e di averne fatto a pezzi il cadavere nel febbraio 2024 a Binningen (BL).

(Keystone-ATS) Il tribunale penale di Basilea Campagna lo ha riconosciuto colpevole di assassinio e di turbamento della pace dei defunti. La sentenza non è ancora definitiva.

L’uomo deve versare a titolo di riparazione morale 100’000 franchi a ciascuna delle due figlie minorenni, come anche alla madre della moglie. Al padre e alla sorella della vittima dovrà pagare risarcimenti rispettivamente di 120’000 e 60’000 franchi. L’imputato deve inoltre corrispondere un indennizzo di 20’000 franchi all’aiuto alle vittime e farsi carico delle spese legali dei familiari.

Nella sua sentenza emessa questa mattina il tribunale ha sostanzialmente seguito la requisitoria del pubblico ministero, che nel corso del processo la settimana scorsa aveva denunciato “uno dei casi di femminicidio più crudeli e sconvolgenti della Svizzera”. L’imputato ha accolto la sentenza senza mostrare alcuna reazione.

“Non vi è alcun indizio a sostegno della tesi della legittima difesa”, ha affermato il presidente del tribunale Daniel Schmid nella motivazione della sentenza. Al contrario l’uomo ha “strangolato la moglie in modo mirato fino a causarne la morte”. Schmid non ha ritenuto attendibili le dichiarazioni dell’imputato, secondo cui nel febbraio 2024 a Binningen si sarebbe difeso da un’aggressione con un coltello uccidendo la donna accidentalmente.

L’autopsia ha stabilito che la vittima è stata strangolata con un oggetto, contraddicendo quindi la versione dell’imputato, secondo cui avrebbe soffocato la donna con una sola mano. I presunti movimenti di difesa descritti dal 44enne non avrebbero potuto causare la morte della donna. Se qualcuno utilizza uno strumento per strangolare la vittima, ciò deve avvenire in modo mirato, ha affermato il presidente del tribunale.

Sulla base dei risultati dell’autopsia, Schmid ha respinto le dichiarazioni dell’imputato secondo cui la donna lo avrebbe precedentemente aggredito con un coltello da filetto: i graffi sul suo collo non erano compatibili.

Schmid ha sottolineato ulteriori incongruenze nelle dichiarazioni dell’imputato: inizialmente aveva affermato di aver trovato la moglie morta, poi, in una versione successiva, aveva parlato di una lite e di una reazione di panico.

Il fatto che abbia smembrato il cadavere nella lavanderia, avendo persino cura di separarne l’utero, contraddice questa spiegazione e lede addirittura la dignità umana, condanna la Corte.

La tesi del panico non regge nemmeno a causa del comportamento ponderato dell’imputato dopo i fatti: è andato a prendere i bambini all’asilo nido come se nulla fosse, è andato a mangiare con loro al ristorante, senza dimenticare di annullare la giornata di lavoro della donna delle pulizie. Ha persino lasciato un messaggio nella segreteria telefonica della moglie per chiederle dove si trovasse. Questo modo di procedere ponderato contraddice una reazione di panico, ha affermato il presidente del tribunale.

Inoltre, il 44enne ha spiegato l’omicidio come una “lotta per la sopravvivenza”. Ciò è in contraddizione con il fatto che in seguito abbia cercato meticolosamente di cancellare tutte le tracce. La storia della legittima difesa è da escludere non solo dal punto di vista medico-legale, ma è anche assurda dal punto di vista dei fatti, ha sottolineato Schmid.

Il crimine era stato preceduto da una lite coniugale. La donna avrebbe espresso l’intenzione di separarsi. Dopo l’affronto, percepito come una provocazione, l’uomo avrebbe aggredito la donna. L’imputato avrebbe deciso di nascondere il fatto spinto da una “rabbia spietata” e da un “bisogno narcisistico di controllo”, ha sostenuto il presidente del tribunale.

Nonostante volesse impedire che il suocero, in occasione di una visita serale a casa loro, si imbattesse nei resti del cadavere della figlia, questi li ha trovati. Se non si fosse insospettito e non avesse cercato sua figlia, forse l’autore del reato l’avrebbe fatta franca, ha affermato Schmid.

La difesa aveva invocato l’eccesso di legittima difesa. Riteneva che la vittima, 38 anni, avesse aggredito l’imputato con un coltello. Aveva chiesto che la pena non superasse da uno a tre anni di reclusione.

Prima della sentenza, circa 150 persone hanno ricordato la donna assassinata con striscioni ed espresso solidarietà ai familiari della vittima. Hanno formato una catena umana davanti al Centro di giustizia penale e hanno protestato contro i femminicidi.

“Le vittime non devono essere dimenticate”, ha affermato il presidente del tribunale. Nessuna sentenza può colmare il vuoto causato dalla perdita di una persona cara. “Noi del tribunale non vi dimenticheremo”, ha aggiunto rivolgendosi ai familiari.

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