Bilaterali: CEO AXA, “sono importanti, ma non decisivi”
Per il numero uno di Axa Thomas Buberl gli accordi bilaterali con l'Unione europea hanno il loro peso, ma non sono determinanti per mantenere la posizione della Svizzera nel continente.
(Keystone-ATS) “Hanno un ruolo importante, ma non sono il fattore decisivo”, afferma il dirigente con triplo passaporto – svizzero, tedesco e francese – che si trova alla testa del colosso assicurativo francese, molto presente anche nella Confederazione.
Per il 53enne la repubblica di Guglielmo Tell non è in declino. “A mio avviso la Svizzera è uno dei paesi meglio posizionati d’Europa”, dice. “Naturalmente la Confederazione ha bisogno di accordi con l’Ue, che dopotutto è il suo principale partner commerciale. Ma ci sono abbastanza paesi che non hanno intese di questo tipo e che sono comunque riusciti a trovare la propria strada”, argomenta il manager.
“Il punto di forza della Svizzera è proprio quello di reagire in modo flessibile e pragmatico”, prosegue lo specialista con studi in Germania, nel Regno Unito e un dottorato in economia conseguito all’Università di San Gallo. “La vicinanza ai cittadini e il decentramento sono i fattori chiave per il successo futuro”, conclude il professionista che prima di passare in forza ad AXA è stato – dal 2008 al 2012 – responsaibile per la Svizzera del gigante assicurativo Zurich.