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Basilea: addio geotermia, si sigilla il pozzo che fece paura

Keystone-SDA

Dopo quasi vent'anni di scosse, battaglie legali e speranze infrante le aziende industriali di Basilea (Industrielle Werke Basel, IWB) avviano l'ultima operazione per sigillare per sempre il pozzo geotermico probabilmente più controverso della Svizzera.

(Keystone-ATS) Sarà un intervento delicato, quasi chirurgico, quello che prenderà il via il 7 settembre – così è stato comunicato oggi – nel cantiere IWB di Kleinhüningen, quartiere a nord della città renana. L’obiettivo è scrivere la parola fine su un progetto che doveva rivoluzionare il settore delle energie rinnovabili, ma che si è trasformato in un incubo sismico per l’intera regione.

Sino al 9 ottobre una ditta specializzata monterà una torre di perforazione mobile per rimuovere il tappo di chiusura che si trova a 730 metri di profondità. Occorre infatti ispezionare l’intera parete del foro fino a 4700 metri sotto terra, utilizzando telecamere a ultrasuoni e scanner. Secondo le IWB questo esame approfondito è una condizione indispensabile per procedere con lo smantellamento definitivo.

Per comprendere la portata di questa operazione bisogna tornare indietro di quasi due decenni. Con il progetto “Deep Heat Mining”, il cantone di Basilea Città puntava a diventare pioniere nell’estrazione di energia dal cuore della Terra, con un’idea semplice e ambiziosa: iniettare acqua nelle profondità rocciose per sfruttare il calore geotermico.

Ma l’8 dicembre 2006 il sogno si infranse con una scossa di magnitudo 3,4 che fece tremare palazzi e coscienze. Nonostante l’immediata sospensione dell’immissione di acqua, le scosse di assestamento proseguirono sino al febbraio 2007. Gli esperti avevano previsto qualche movimento tellurico, ma nessuno si aspettava che le scosse fossero di tale portata.

Il progetto è stato ufficialmente archiviato nel 2009. Nel 2011 il pozzo è stato sigillato per la prima volta, ma nel 2017 si è resa necessaria una riapertura controllata per scaricare la pressione. Un’operazione che, stando alle IWB, ha permesso di ridurre drasticamente l’attività sismica residua.

Le conseguenze dei terremoti sono state pesanti anche sul piano economico e giudiziario. Un’assicurazione ha pagato circa 9 milioni di franchi per risarcire i piccoli danni agli edifici colpiti dal sisma. Il direttore dell’impresa di perforazione incaricata del progetto è persino finito davanti a un tribunale penale, salvo poi essere pienamente assolto nel 2009.

Mentre gli operai si preparano a intervenire il Servizio sismico svizzero (SED) fa sapere che terrà sotto controllo l’attività tellurica durante le nuove operazioni. Gli esperti però rassicurano la popolazione: è altamente improbabile che questi lavori di ispezione e chiusura possano generare nuove scosse.

Per i cittadini di Basilea, che ricordano ancora l’apprensione di quelle notti del 2006-2007 (e che giocoforza hanno pure in mente il devastante terremoto del 1356), la notizia rappresenta un punto di arrivo. Il sogno di una città alimentata dal calore della terra si è rivelato più pericoloso del previsto e ora non resta che sigillare nel cemento e nella roccia una ferita profonda 4700 metri.

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