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BAK Economics: prezzo petrolio farà salire l’inflazione nel 2027

Keystone-SDA

Il forte aumento dei prezzi del petrolio si fa sentire anche in Svizzera. Gli analisti di BAK Economics prevedono un aumento dell'inflazione, ma solo a partire dal prossimo anno. Mantengono invece invariate le attese sull'andamento dell'economia.

(Keystone-ATS) L’inflazione dovrebbe salire dallo 0,6% di quest’anno allo 0,8% del prossimo, ha dichiarato oggi pomeriggio all’agenzia AWP Alexis Bill-Körber, economista dell’istituto. Finora BAK Economics stimava un’inflazione dello 0,6% nel 2027.

L’aumento è da ricondurre ai prezzi del petrolio, saliti alle stelle dopo che gli Stati Uniti e Israele hanno dichiarato guerra all’Iran. Entro la fine del secondo trimestre dell’anno, gli economisti del BAK prevedono che il Brent del Mare del Nord costerà 107 dollari al barile, ha aggiunto Bill-Körber. È esattamente il livello registrato oggi.

I prezzi del petrolio e del gas raggiungerebbero così il loro picco nel secondo trimestre del 2026, per poi calare. Entro la fine del terzo trimestre, Bill-Körber prevede un calo del prezzo del petrolio a 83 dollari e, entro la fine dell’anno, a 78 dollari. È inoltre atteso un ritorno graduale alla normalità, nella seconda metà del 2026 e nel 2027, del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.

L’aumento dell’inflazione, che nonostante la revisione rimane comunque moderato, non richiede una reazione di politica monetaria da parte della BNS per il 2026 e il 2027, secondo Bill-Körber. Se gli effetti inflazionistici della guerra in Iran dovessero però rivelarsi più forti del previsto, potrebbe a suo avviso rendersi necessario un aumento dei tassi d’interesse.

BAK Economics non ha invece apportato nessuna modifica alle previsioni economiche. La crescita del prodotto interno lordo (PIL) svizzero dovrebbe essere dello 0,8% nell’anno in corso. Per il 2027 è attesa una crescita del PIL dell’1,4%, in accelerazione ma ancora inferiore alla media. Questi dati sono corretti per tenere conto di grandi eventi sportivi come i Mondiali di calcio.

L’industria svizzera delle esportazioni non potrà sfuggire agli effetti frenanti del commercio globale e dei mercati energetici. L’attività di investimento in macchinari e impianti dovrebbe registrare un nuovo calo nel 2026, ha proseguito l’economista, per il quale, una ripresa sostenibile si profila non prima del 2027.

A differenza dell’industria delle esportazioni, l’economia interna dovrebbe rimanere un relativo punto di forza. I bassi tassi di interesse reali, l’immigrazione, i prezzi dell’elettricità inferiori rispetto al 2025 e l’aumento meno marcato degli affitti dovrebbero mantenere il potere d’acquisto delle famiglie.

La debolezza del settore industriale dovrebbe per contro avere conseguenze sul mercato del lavoro. BAK prevede che il tasso di disoccupazione salirà al 3,2% entro la fine del 2026 (dato di aprile 2026: 3,0%). Si tratta comunque di un dato leggermente inferiore rispetto alle previsioni precedenti, che puntavano su un 3,3%.

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