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Aziende svizzere stanno bene, risultati semestrali oltre le stime

Keystone-SDA

Le grandi aziende svizzere hanno dato prova di una salute invidiabile nel primo semestre, a giudicare dai risultati finanziari resi noti nelle ultime settimane.

(Keystone-ATS) E questo malgrado la guerra in Medio Oriente, l’impennata del prezzo del petrolio, i dazi americani e la forza del franco. Secondo gli esperti la tendenza positiva, sostenuta in particolare dagli investimenti nell’intelligenza artificiale (IA), dovrebbe continuare.

“I risultati mostrati dalle imprese nel primo semestre sono nettamente al di sopra della media e l’entità delle sorprese è stata notevole”, osserva Bettina Baur, manager presso la banca privata UBP. Un’osservazione condivisa da Pierre-Yves Gauthier, professionista presso la società di ricerca finanziaria indipendente Alphavalue: “I nostri analisti sono rimasti sorpresi dalla solidità dei dati semestrali e dal buon controllo dei margini, nonostante la pressione esercitata dagli effetti dei cambi”.

La stragrande maggioranza delle 30 società quotate alla borsa svizzera nell’indice Swiss Leader Index (SLI) – che raggruppa i 20 titoli di punta dell’indice di riferimento SMI e le altre dieci realtà maggiormente capitalizzate – ha registrato risultati più che solidi: 24 sono al momento le aziende che hanno superato le aspettative del mercato e solo 4 quelle che hanno diffuso numeri meno brillanti.

A titolo d’esempio il colosso del lusso Richemont ha più che raddoppiato la propria performance in termini di crescita delle vendite rispetto alle stime degli analisti, mentre Logitech, specialista in periferiche informatiche, ha superato del 39% le previsioni relative al risultato operativo. All’estremo opposto della classifica, il colosso degli aromi e dei profumi Givaudan e il gruppo elettrotecnico ABB hanno registrato un utile netto inferiore, rispettivamente del 12% e del 7%, rispetto ai pronostici degli osservatori.

Tra i settori che hanno registrato una buona performance figurano i comparti della finanza e dell’industria, a partire dal segmento farmaceutico, mentre il ramo dei beni di consumo è stato penalizzato dal morale fiacco dei consumatori e dall’aumento dei prezzi energetici. Ma la buona salute finanziaria delle imprese svizzere si spiega in particolare con gli investimenti effettuati nel settore dell’IA, concordano gli esperti interpellati dall’agenzia Awp. “Lo si è visto nei solidi risultati di ABB o di VAT Group”, analizza Baur. Per Gauthier, “ci troviamo di fronte a una sorpresa che è in gran parte legata alla bolla degli investimenti nel settore tecnologico”. A suo avviso le ripercussioni dell’IA “si estendono molto in profondità nel tessuto industriale e vanno ben oltre il comparto delle nuove tecnologie: in particolare nell’industria chimica, ad esempio con Sika, o nel ramo delle costruzioni, con Holcim”.

Pure degno di nota il fatto che i titoli abbiano reagito in modo molto forte in borsa, registrando in alcuni casi variazioni significative del più o meno 10% il giorno della pubblicazione dei rendiconti. “La concentrazione nella pubblicazione delle informazioni aziendali è molto, molto elevata, il che provoca reazioni eccessive da parte del mercato”, argomenta Gauthier. Alcune giornate di pubblicazione sono state infatti caratterizzate dalla divulgazione dei risultati di una decina di società contemporaneamente, mettendo a dura prova gli investitori. “Inoltre molti speculatori seguono il trend, assumono posizioni a credito e, al minimo scostamento rispetto alle aspettative, le posizioni vengono adeguate: è questo che crea questa incredibile volatilità, anche sui titoli a grande capitalizzazione”, spiega l’esperto.

Per Baur “il contesto di mercato rimane piuttosto volatile, con rotazioni molto intense alimentate dalla fiducia sull’intelligenza artificiale e dalla situazione geopolitica”. Si osserva peraltro “una ripresa dei titoli di qualità, che in precedenza erano sotto forte pressione”.

Secondo Gauthier “le aziende industriali dovrebbero continuare a registrare risultati solidi nella seconda metà dell’anno, poiché la domanda rimane molto forte nonostante l’inflazione e l’aumento dei tassi”. A partire dall’inizio del 2027 ci potrebbe però essere un rallentamento. “È probabile che gli investitori tornino a interessarsi alla protezione dei propri portafogli con titoli di qualità”.

Nel frattempo comunque la crescita dei profitti aziendali nel 2026 sta subendo una revisione al rialzo molto consistente. Per i titoli europei e svizzeri, all’inizio dell’anno gli specialisti prevedevano un’accelerazione del 10%. “Nel frattempo, le stime sono state riviste al rialzo al +18%”, conclude Gauthier.

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