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Aziende rimangono prudenti, scarsa propensione ad assumere

Keystone-SDA

Le aziende svizzere continuano a guardare al futuro con prudenza, con le intenzioni di assunzione che rimangono sui livelli più bassi degli ultimi cinque anni.

(Keystone-ATS) Stando a un sondaggio periodico condotto da Manpower, multinazionale specializzata nelle risorse umane, la “previsione netta sull’occupazione” (cioè lo scarto fra la quota di imprese che vuole ampliare l’organico e quella delle ditte che puntano a ridurlo) si è attestata a +19, in rialzo di appena un punto rispetto al trimestre precedente. Il dato colloca la Svizzera ben al di sotto della media globale, con un divario di 7 punti.

“Le aziende elvetiche hanno acquisito una maggiore sicurezza nella pianificazione”, afferma Eric Jeannerod, numero uno di Manpower in Svizzera, citato in un comunicato. “Allo stesso tempo, molti datori di lavoro mantengono un atteggiamento cauto a causa del calo della domanda proveniente dai principali mercati di esportazione. Questo spiega perché, sebbene le intenzioni di assunzione siano in leggero aumento, rimangono comunque al di sotto della media internazionale”.

A fronte di un mercato del lavoro che rimane in raffreddamento, emerge un dato: le competenze digitali e umane valgono oro. Il 56% dei datori di lavoro si dichiara infatti disposto a pagare un supplemento salariale per le competenze legate all’intelligenza artificiale (IA). Nelle aziende con oltre 250 dipendenti, la percentuale sale addirittura al 66%. Un dato che secondo Manpoer solleva un interrogativo: le piccole e medie imprese (PMI) non attribuiscono ancora la stessa rilevanza all’IA o semplicemente non dispongono delle risorse per valorizzarla economicamente?

Eppure a essere ancora più ricercate sono le capacità tipicamente umane. Il 66% delle realtà sondate è pronto a pagare di più per eccellenti doti comunicative e di lavoro in team. Seguono a ruota la professionalità e l’etica del lavoro (60%), la capacità di adattamento (59%) e il pensiero critico con le competenze nella soluzione dei problemi (57%).

“È interessante notare che, parallelamente alla crescente importanza dell’IA, le competenze tecnologiche guadagnano terreno, ma le imprese continuano a cercare persone in grado di risolvere problemi complessi, assumersi responsabilità e collaborare in modo efficace”, commenta Jeannerod. “Il futuro non appartiene all’IA, ma alla combinazione vincente tra tecnologia e capacità umane”, aggiunge il dirigente in carica dal 2024.

La rilevazione di Manpower indaga anche sui fattori che stanno trainando la produttività negli ultimi dodici mesi. Oltre la metà delle imprese (51%) attribuisce un effetto positivo all’utilizzo di strumenti di IA per i compiti quotidiani. Il 43% cita l’automazione dei processi e la formazione mirata all’uso dell’IA come leva di crescita. Ma c’è un terzo elemento che appare interessante: il 33% delle aziende valuta positivamente il ritorno in ufficio o l’aumento della presenza fisica come fattore di produttività.

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