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Attentato Berlino, esperto attacca: “Falle nel sistema sicurezza”

Keystone-SDA

Il caso di Abdul Ballout, il presunto autore dell'attentato del fine settimana al Christopher Street Day di Berlino che ha provocato un morto e 29 feriti, è il sintomo di un fallimento sistemico: lo sostiene Ahmad Mansour, psicologo ed esperto di islamismo.

(Keystone-ATS) A suo avviso la giustizia ha sottovalutato il pericolo e il lavoro di deradicalizzazione è stato impostato in modo sbagliato.

“Innanzitutto bisogna chiedersi se la giustizia abbia valutato correttamente il pericolo”, afferma il saggista israelo-tedesco di origini palestinesi in un’intervista pubblicata oggi dalla Neue Zürcher Zeitung (NZZ). “Chi è accusato di preparazione di un grave reato terroristico e riceve solo una pena sospesa con la condizionale evidentemente non viene trattato con la severità che sarebbe necessaria. Questo dimostra che abbiamo un problema enorme e che anche la valutazione della giustizia non corrisponde alla realtà.”

“Anche il lavoro di deradicalizzazione non è automaticamente efficace”, prosegue l’esperto, che ritiene il modello attuale di intervento del tutto inadeguato. “Uno o due colloqui al mese non bastano per un islamista pronto alla violenza. Questo tipo di lavoro deve essere intensivo e strettamente coordinato con la giustizia, i servizi di assistenza agli ex detenuti e la polizia.” L’esperto critica l’approccio teologico: “Non basta spiegare a un radicalizzato quale sia il ‘vero Islam’. Bisogna capire perché si è radicalizzato, quali conflitti ci sono dietro e quale funzione l’ideologia svolge per lui.” E ancora: “Chi viene classificato come soggetto pericoloso e può circolare liberamente deve essere osservato in modo conseguente.”

Sulla libertà di movimento concessa a Ballout, Mansour è lapidario: “Il fatto che apparentemente abbia potuto viaggiare e noleggiare un veicolo solleva interrogativi sulle autorità di sicurezza. Il fatto che sia potuto andare in Libano per unirsi allo Stato Islamico (Isis) e che siano state le forze di sicurezza libanesi a fermarlo, non quelle tedesche, rivela un’evidente falla nella sicurezza.”

Lo specialista traccia poi un quadro preoccupante della minaccia islamista in Europa, parlando di una “complessità crescente”. Oltre al pericolo dell’Isis, che “cerca ancora di radicalizzare persone e fomentare attentati in Europa”, cita le “reti del regime iraniano e di Hamas”, divenute più attive dopo il 7 ottobre 2023, il giorno degli attacchi in Israele, come pure i cosiddetti “islamisti legalisti” – cioè chi persegue i suoi obiettivi politici attraverso canali legali – e le reti salafite che usano “emozionalizzazione, narrazioni di vittimismo e immagini in bianco e nero per allontanare le persone dalla società e creare il terreno su cui può crescere la disponibilità alla violenza”.

Perché prendere di mira un evento queer? Per il 50enne non si tratta di una specificità: “Ogni grande raduno può essere un bersaglio: una festa di calcio, un mercatino di Natale o un concerto. Dove molte persone festeggiano e vivono visibilmente la loro libertà, i terroristi vedono l’opportunità di diffondere paura.” Ma sugli eventi LGBTQ+ la simbologia è più forte: “Nella visione del mondo islamista, la sessualità, la famiglia e i ruoli di genere sono strettamente controllati. Le persone omosessuali o queer che si presentano con sicurezza contraddicono apertamente quest’ordine. Ecco perché un evento del genere può diventare un nemico per gli islamisti.”

Il saggista autore di diversi libri che hanno per tema l’Islam e la Germania attacca poi duramente le alleanze tra attivisti queer e islamisti viste in alcune manifestazioni. “Non si può generalizzare riguardo all’intero ambiente queer. Ma parti della sinistra guardano alla politica attraverso la lente della politica identitaria e delle categorie postcoloniali. Vedono i musulmani come una minoranza oppressa e Israele o l’Occidente come oppressori. Così si perde di vista che gli islamisti stessi sostengono un’ideologia autoritaria, misogina e omofoba. Nasce l’idea che si possano avere gli islamisti come partner nella lotta contro la destra, Israele o l’Occidente.” Per poi aggiungere: “Questa solidarietà e questo atteggiamento posso definirli solo come una forma di idiozia.”

Mansour non esita a criticare anche la retorica politica: “Mi infastidisce la frase ‘Non ci lasceremo togliere il nostro modo di vivere’. In realtà, una parte di questa libertà è già andata perduta. Molte persone ormai riflettono se visitare mercatini di Natale, concerti o feste di strada, quando non è chiaro se siano protetti. Così gli islamisti raggiungono già il loro obiettivo: paura e intimidazione.” Tra le misure urgenti richieste, il padre di famiglia cita il potenziamento della lotta alla propaganda islamista online, l’obbligo di ancorare la prevenzione nelle scuole e nei servizi sociali e il rafforzamento delle forze di polizia. “Non abbiamo bisogno solo di una svolta migratoria, ma anche di una svolta nell’integrazione. Chi viene in questa società, ma disprezza e combatte la sua libertà non può agire senza conseguenze. I soggetti pericolosi devono essere più sorvegliati, perseguiti penalmente e, se sussistono i presupposti legali, espulsi”, conclude.

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