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Archiviata l’inchiesta su Lapo e Ginevra Elkann, “inconsapevoli”

Mancava la consapevolezza e anche la volontà di commettere un reato. È per questa ragione che i fratelli Lapo e Ginevra Elkann sono usciti dall'inchiesta della procura di Torino sulla residenza della nonna, Marella Caracciolo, vedova dell'avvocato Gianni Agnelli.

(Keystone-ATS) La loro posizione è stata archiviata alcuni mesi fa e le ragioni, adesso, sono contenute in una sentenza con cui la Corte di Cassazione si è pronunciata su uno dei ricorsi presentati dallo staff difensivo.

La procura di Torino, al termine di un’indagine avviata dopo un esposto di Margherita Agnelli, la mamma degli Elkann, sostiene di avere scoperto una serie di manovre per far passare la signora Marella come dimorante in Svizzera mentre invece, almeno negli ultimi anni di vita, soggiornava stabilmente nel capoluogo piemontese: l’obiettivo, secondo le accuse, era frodare il fisco.

Dalla lettura del documento della Cassazione si ricava che, per l’uscita di scena di Lapo e Ginevra, è stato decisivo quello che nel gergo dei giuristi è chiamato “difetto dell’elemento psicologico”.

Udienza per John Elkann in settembre

Diverso il discorso per il terzo fratello, John Elkann, il quale, insieme allo storico commercialista di famiglia, Gianluca Ferrero, dovrà affrontare l’11 settembre l’udienza preliminare. Qui i pubblici ministeri avevano accettato la proposta degli avvocati di chiudere il processo con la messa alla prova per il primo e il patteggiamento a una pena pecuniaria per il secondo.

Un giudice delle indagini preliminari (gip) del tribunale, però, ha detto di no e ha ordinato alla procura di formulare un capo d’accusa correggendo il tiro: non “dichiarazione infedele”, ma “dichiarazione fraudolenta” dei redditi (per gli anni di imposta 2018 e 2019).

Notaio svizzero”strumentalizzato”

“Gli indagati – si legge – erano certamente a conoscenza, condividendoli, dei benefici fiscali derivanti dalla ‘esterovestizione’ della residenza della Caracciolo, e della conseguente omessa indicazione, nelle dichiarazioni dei redditi, degli elementi attivi” che andavano inclusi. I difensori hanno sempre affermato l’estraneità di John Elkann ai fatti contestati e restano convinti di poter dimostrarne la correttezza.

La sentenza della Cassazione permette inoltre di alzare il velo sulla posizione del quinto indagato, il notaio svizzero Urs Robert Von Grünigen, che fu esecutore delle disposizioni testamentarie e presentatore delle dichiarazioni di Marella. Anche la sua posizione è stata archiviata per mancanza di consapevolezza. Ma qui c’è un elemento in più: a parere del gip, ha sbagliato perché “tratto in errore” e addirittura “strumentalizzato”.

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