Anche Erdogan tra i leader del Board per Gaza, ira di Israele
Il Board of Peace di Donald Trump per Gaza prende forma e incontra subito la resistenza di Israele per la presenza di figure ritenute ostili, a cominciare dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan.
(Keystone-ATS) Il presidente americano ha iniziato a inviare le lettere di invito, recapitate tra gli altri anche all’egiziano Abdel-Fattah Al-Sisi, all’argentino Javier Milei, al paraguayano Santigao Pena e al premier canadese Mark Carney. In tutto sarebbero 60 i capi di Stato invitati ad aderire, dando vita a un organismo eterogeneo che, nell’aspirazione americana, potrebbe sostituire l’ONU e occuparsi anche di altre crisi, dal Venezuela all’Ucraina.
“È il momento di trasformare i sogni in realtà”: “il nostro sforzo riunirà un illustre gruppo di nazioni pronte ad assumersi la nobile responsabilità di costruire una pace duratura”, si legge nella missiva inviata da Trump e pubblicata da Milei su X. Il presidente argentino ha ringraziato e ha aderito immediatamente all’iniziativa. “È un grande onore”, ha affermato. Anche Carney intende aderire, mentre l’Egitto sta esaminando i “documenti ricevuti” per esprimersi.
Prima degli inviti ai leader politici, Trump ha annunciato la composizione di due comitati, quello esecutivo a sostegno del Board of Peace, e quello direttivo per Gaza. E proprio su questi si è scatenata l’ira di Israele. “L’annuncio sulla composizione del comitato direttivo di Gaza non è stato coordinato con Israele ed è contrario alla sua politica”, ha tuonato il premier Benyamin Netanyahu affidando al suo ministro degli esteri il compito di parlarne con il segretario di Stato Marco Rubio. Secondo indiscrezioni di Haaretz, però, Netanyahu era perfettamente a conoscenza dei nomi scelti da Trump e la sua presa di posizione è solo un’operazione per “motivi di immagine”. Gaza “non ha bisogno di alcun ‘comitato di gestione’ per supervisionare la sua ricostruzione”, ha incalzato il ministro di ultradestra israeliano Itamar Ben Gvir, chiedendo a Netanyahu di “ordinare all’IDF di prepararsi a tornare in guerra con una forza tremenda nella Striscia, per raggiungere l’obiettivo principale della guerra: la distruzione di Hamas”.
Nel mirino di Israele ci sarebbe anche il consiglio esecutivo creato a sostegno dell’alto rappresentate per la Striscia, Nickolay Mladenov, e del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza (NCAG), responsabile della gestione quotidiana dell’enclave, compresi i servizi igienico-sanitari, le utenze e l’istruzione. Del comitato fanno parte fra gli altri gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, ma soprattutto il ministro degli esteri turco Hakan Fidan e il diplomatico del Qatar Ali Al-Thawadi. Due scelte che Israele non condivide. Critica la composizione del consiglio per Gaza anche la Jihad islamica palestinese, su opposizioni opposte a quella di Netanyahu: secondo la fazione islamica i componenti sono stati scelti per servire gli interessi israeliani.
Witkoff, Kushner insieme a Rubio e Tony Blair fanno parte anche del comitato esecutivo per rendere “operativa la visione del Board of Peace” per Gaza. Per Blair è quindi un ritorno sulla scena internazionale anche se più modesto di quanto inizialmente previsto. Nei mesi scorsi infatti si ipotizzava che Blair sedesse direttamente nel Board of Peace ma, dopo lo scetticismo e l’ostilità di alcuni Paesi della regione per il suo ruolo nella disastrosa invasione USA dell’Iraq nel 2003, è stato silenziosamente relegato a un ruolo più marginale. Trump ha anche nominato il maggiore generale Jasper Jeffers comandante della Forza internazionale di stabilizzazione, della quale – in base al piano americani – faranno parte soldati di vari Paesi.
Con il Board of Peace la fase due del piano di pace compie l’ennesimo tentativo di procedere verso l’obiettivo del presidente di mettere pace una volta per tutte in Medio Oriente – nonostante il rifiuto di Hamas a disarmare – e rafforzare quegli Accordi di Abramo di cui è architetto. Target che sono tasselli essenziali nella sua personale corsa al Nobel: per ora, si è accontentato di quello condiviso dalla leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado.