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Analisti: “Aumento dei prezzi in Svizzera è ancora contenuto”

Keystone-SDA

L'aumento dei prezzi in Svizzera rimane contenuto, grazie al franco forte e alla congiuntura debole: di conseguenza per la maggior parte degli economisti la Banca nazionale (BNS), sul fronte dei tassi, può restare a guardare, anche se non mancano opinioni differenti.

(Keystone-ATS) Come noto da stamani, il rincaro su base annua è salito allo 0,6% in aprile, accelerando dopo lo 0,3% di marzo. Quello che l’Ufficio federale di statistica (UST) chiama zoccolo dell’inflazione – cioè la variazione dei prezzi senza considerare i prodotti freschi e stagionali, l’energia e i carburanti – è però addirittura sceso, passando dallo 0,4% allo 0,3%.

Un dato che non sorprende gli analisti. “Nell’inflazione di fondo sono escluse quasi tutte le impennate dei prezzi verificatesi dallo scoppio della guerra”, spiega Kevin Gismondi, esperto della Banca cantonale di Zurigo (ZKB), in dichiarazioni riportate dall’agenzia Awp. Da quest’anno, tra l’altro, dal calcolo dal dato a livello internazionale spesso chiamato “core” vengono esclusi anche i costi delle vacanze.

Al di fuori del petrolio, al momento non si intravede una pressione inflazionistica significativa, conferma Alessandro Bee, specialista di UBS. Ciò non toglie che il rincaro complessivo possa comunque aumentare, se il greggio continuasse a salire di prezzo. A suo avviso non è però probabile, almeno per ora, che l’inflazione si estenda ad altri settori, attraverso i temuti effetti di secondo livello. La crescita dell’economia svizzera negli ultimi anni è stata al di sotto del trend pluriennale e anche nel 2026 l’utilizzo delle capacità produttive dovrebbe rimanere piuttosto debole. Di conseguenza, spiega Bee, le aziende hanno solo una possibilità limitata di trasferire la progressione dei prezzi dell’energia ai clienti finali.

La Svizzera gode di ulteriori vantaggi rispetto ad altri paesi. Secondo Gismondi, le conseguenze di un rincaro del petrolio sono solo moderate, grazie all’incidenza relativamente bassa dei prodotti energetici nel paniere dell’indice, ai prezzi regolamentati nel settore dell’approvvigionamento energetico, ma anche al franco forte e alla congiuntura fiacca, che frenano l’inflazione.

Sul fronte della politica monetaria, la maggior parte degli economisti ritiene che la BNS non abbia alcuna urgenza di agire nelle prossime riunioni. Dopotutto il rincaro si mantiene ancora nella fascia obiettivo, che l’istituto individua fra lo 0% e il 2%.

“La BNS al momento non è preoccupata per l’inflazione”, commenta Alexander Koch, economista di Raiffeisen. In caso di una nuova escalation internazionale al centro dell’attenzione vi sarebbero i rischi legati alla domanda globale e al franco forte. “Per questo la BNS è più pronta a intervenire sul cambio, con operazioni di mercato, piuttosto che a rialzare i tassi”.

Non tutti gli esperti, però, vedono la situazione con altrettanta distensione. Thomas Gitzel, capo economista di VP Bank, osserva che con un rincaro ormai stabilmente al di sopra dello zero, l’attuale tasso d’interesse a breve termine negativo Saron non è più appropriato. A suo dire un rialzo dei tassi nel corso dell’anno “non è affatto inverosimile”.

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