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Alta tensione in Israele, il giorno della verità per Netanyahu

Keystone-SDA

Domattina alle 7 aprono gli oltre 12mila seggi a cui gli israeliani consegneranno la decisione più attesa degli ultimi decenni.

(Keystone-ATS) Le prime elezioni dopo il massacro del 7 ottobre, tre anni di guerra su più fronti, il conflitto con l’Iran che incombe, il lutto, i sopravvissuti, la necessità del Paese di tornare a una vita normale, i soldati ancora in Libano e a Gaza: fatti e sentimenti intrecciati che finiranno inevitabilmente in ogni scheda affidata alle urne.

La drammaticità di questa tornata elettorale si è mostrata per 36 mesi negli attacchi dei media quanto dei parenti di ostaggi e vittime a Benjamin Netanyahu, ritenuto “responsabile del più grande disastro dalla Shoah”. Nella divisione tra la popolazione. Nelle piazze furiose. Sui social. Mai nella storia di Israele l’iter verso il voto si è presentato tanto avvelenato.

La retorica propagandistica si è spinta a un punto tale che perfino la linea rossa imposta dalla volontà comune di evitare la ripresa del conflitto con Teheran prima del voto, ha rischiato di essere superata. Come mostra la rivelazione di Channel 12 secondo cui sarebbe in atto un scontro tra Netanyahu e il capo dell’Idf Eyal Zamir dopo “un’istruzione del primo ministro per una guerra lampo poco prima del 27 ottobre” .

I toni gridati della propaganda tuttavia sembrerebbero non aver presa sul pragmatismo dell’elettorato. Nonostante l’endorsement senza precedenti a Bibi del presidente Usa, reiterato su Truth nelle prime ore di lunedì, la mappa dei sondaggi resta invariata, con un testa a testa tra Netanyahu e il suo principale avversario, l’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot. Intanto a Trump ha risposto, con garbo, Isaac Herzog, ricordando che è sua prerogativa scegliere – l’11 novembre – dopo le consultazioni, a chi affidare il compito di formare la coalizione.

Le ultime scintille si sono alzate dal fuoco delle opposizioni poche ore prime del voto: i leader dei partiti che fanno parte del Change Bloc anti-Bibi, hanno duramente criticato Eisenkot per aver parlato di “campagna del partito più grande”, “inducendo gli elettori a pensare che i voti del blocco confluiranno nella fazione più folta del generale”. “Semplicemente non è vero”, ha scritto il leader dell’opposizione Yair Lapid su X. D’accordo con Yair Golan, dei Democratici.

Secondo i dati dell’Israel central bureau of statistics, il 77% degli elettori residenti in Israele sono ebrei. Gli arabi israeliani sono il 18%, un altro 5% è classificato come ‘altro’. Tra questo ‘altro’ ci sarebbero anche i drusi del Golan: per anni hanno boicottato le elezioni, ma dopo gli attacchi in Siria dell’Idf per proteggere i drusi di Sweida, questa volta voteranno. Anche per Netanyahu.

I cittadini arabi di Israele hanno pieno diritto di voto. I palestinesi che vivono in Cisgiordania invece non possono, a meno che non possiedano la cittadinanza israeliana, ma è raro. A Gerusalemme Est, solo i residenti che hanno acquisito la cittadinanza (circa il 5% nel 2022) ne hanno diritto.

Una fatwa emessa dalle autorità religiose palestinesi nel 2019, ma esistente dal 1967, non consente di prendere la cittadinanza israeliana e votare poiché verrebbe inteso come un riconoscimento dello Stato di Israele. Gli arabo-israeliani sono rappresentati alle elezioni dalla Lista Unita (coalizione di tre partiti arabi, Balad, Ta’al e Hadash).

L’altro partito arabo è Ra’am, guidato dal medico e imam Mansour Abbas, con numero due della lista Yoav Segalovitz, ebreo, già alto commissario di polizia. Secondo le ultime rilevazioni, concluse venerdì, Lista Unita ha 9 seggi, mentre Ra’am ne ha 5. A urne chiuse, potrebbero dare sostegno esterno a Eisenkot.

Il partito del falco Bezalel Smotrich, Sionismo religioso (che rappresenta i coloni più oltranzisti) si è alleato con la piccola fazione di destra estrema ‘Zehut Yehudit’: i sondaggi lo danno a 6 seggi . Shas, degli ultraortodossi sefarditi del rabbino Arieh Deri, alleato di ferro di Netanyahu, otterrebbe 8 seggi.

Mentre l’altro partito religioso, Yahadut Hatorà (‘Ebraismo della Torà), degli ashkenaziti, mantiene i suoi 7 seggi e la futura alleanza è tutta da vedere. Otzmà Yehudit di Itamar Ben Gvir, nei sondaggi prende 8 seggi. Ma le sue plateali provocazioni gli hanno inimicato gli americani. E ora Netanyahu sembra volerlo tenere molto a distanza.

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