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Al vertice di Ankara nasce la NATO europea, incognita Trump

Keystone-SDA

"Un'Europa più forte in una NATO più forte". È il motto contenuto nella dichiarazione finale approvata dai 32 ambasciatori alleati e, a ben vedere, il senso del vertice di Ankara sta tutto qui.

(Keystone-ATS) Tener fede alle promesse dell’anno scorso, far vedere agli USA e a Donald Trump che il vecchio mondo sta davvero aprendo i cordoni della borsa, tracciando percorsi “credibili” verso il famoso 5% del PIL in difesa.

Il segretario generale Mark Rutte (e gli sherpa) hanno fatto il possibile per costruire un summit (l’ennesimo) a prova di Trump. Ma l’apprensione è palpabile perché se il tycoon deraglierà si potrebbe entrare in una fase che alcuni, alla NATO, non esitano a definire “pericolosa”.

Partiamo dalla coreografia. Martedì ad Ankara, prima dell’arrivo dei leader, si terrà un gigantesco forum dell’industria della difesa transatlantica in cui verranno annunciati contratti, intese e cooperazioni per miliardi e miliardi: è uno degli spettacoli pirotecnici organizzati per stuzzicare l’immaginazione di Trump.

Poi c’è la cena al palazzo presidenziale del Sultano, Recep Tayyip Erdogan. Lì i 32 capi di Stato e di Governo alleati saranno soli – senza ambasciatori o consiglieri – con mogli (o mariti) e gli ospiti, tra cui ad esempio Volodymyr Zelensky. In parallelo, le cene dei ministri degli Esteri e della Difesa, dove sono stati invitati, rispettivamente, i Paesi del Golfo e i partner asiatici (Giappone, Corea, Australia e Nuova Zelanda).

Mercoledì sarà la volta del vertice vero e proprio: un giro di tavolo del Consiglio Atlantico da 2-3 ore massimo, proprio per limitare il più possibile i rischi. Ecco, si capirà allora perché c’è chi vorrebbe abolire la ricorrenza annuale (gli USA in primis ma non solo) e dunque l’edizione del 2027 prevista a Tirana è in bilico anche perchè l’Albania è tra i Paesi che non è ancora al 2%.

Ma cosa significa, nei fatti, lo slogan un’Europa più forte in una Nato più forte? “C’è ormai una consapevolezza radicata che, se mai la Russia dovesse davvero attaccare, dovremo cavarcela da soli”, spiega un’alta fonte diplomatica alleata. “È difficile ma è possibile, serve impegno e tempo, perché ora non siamo pronti: purtroppo la transizione sarà caotica, perché l’amministrazione Trump non è in grado di procedere altrimenti”, aggiunge la fonte.

Insomma, ad Ankara nascerà – deve nascere – una nuova NATO. Il Paese candidato a egemone del nuovo corso è senz’altro la Germania, che intende arrivare al 3,5% della difesa ‘”core” già nel 2029, con uno sforzo di bilancio mostruoso: nessuno, in Europa, ha una potenza di fuoco economica simile.

Varsavia, pur con le debite proporzione, è l’altro astro nascente della sicurezza continentale, che affianca i leader tradizionali, Francia e Gran Bretagna. Con l’Italia, è il formato E5, che potrebbe essere nel direttorio di questa nuova NATO. Berlino, a quanto apprende l’agenzia ANSA, vorrebbe la sponda dell’Italia per controbilanciare Parigi. Un ruolo sempre maggiore lo avrà poi l’Ucraina e ad Ankara verrà non a caso riconosciuto il suo ruolo di “fornitore di sicurezza” all’Europa. Altro che Paese allo sbando nelle grinfie di Putin. Basta vedere quanto l’industria della difesa ucraina stia diventando centrale nelle strategie di riarmo europee. Kiev lo sa ed è ora più assertiva coi partner, tanto che vuole negoziare l’accesso alla sua tecnologia con un’integrazione più rapida nell’Unione europea e, in prospettiva, nella NATO.

In questo quadro, l’incognita resta The Donald. Se il capo della Casa Bianca darà le pagelle, insulterà ancora la NATO per l’Iran e Hormuz, il messaggio finale sarà negativo, per la gioia di Russia e Cina. Mosca potrebbe persino trarne strane idee (le intelligence temono persino provocazioni in territorio NATO in tempi brevi).

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