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Addio a Sandro Mazzola, bandiera dell’Inter e della Nazionale

Keystone-SDA

Addio a Sandro Mazzola, bandiera dell'Inter e della Nazionale. Ad annunciarlo, nella notte, il club neroazzurro sul suo sito ufficiale.

(Keystone-ATS) “FC Internazionale Milano, il suo presidente Giuseppe Marotta, il vicepresidente Javier Zanetti, l’allenatore Cristian Chivu e il suo staff, i calciatori e tutto il mondo Inter si uniscono con profonda commozione al cordoglio per la scomparsa di Sandro Mazzola, leggenda nerazzurra e del calcio mondiale e, nel ricordarlo, abbracciano i suoi familiari”, si legge in una lunga nota, nella quale viene ripercorsa la storia del campione che avrebbe compiuto 84 anni il prossimo 8 novembre.

“La voglia di ricordare si mischia con il pudore: quanto è difficile trovare le parole migliori per salutare chi ha scritto la storia, l’ha scritta per davvero, in maniera indelebile e senza precedenti? E poi si fa fatica, attanagliati da una malinconia che è già presente e che non ci lascerà, perché ci sembra di vederlo ancora qui, tra la sede ed Appiano, a ricordare di Puskas, di Herrera, di Suarez e Corso, un aneddoto dietro l’altro subito da mischiare con l’attualità, la voglia di Inter accesa negli occhi, di parlare di Lautaro e della nostra Inter, quella di adesso, quella di sempre”.

“Sandro Mazzola è stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra. Lui è stato la storia dell’Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito. Sulle spalle un fardello pesante, il ricordo di un papà che pareva invincibile”.

Nato a Torino l’8 novembre 1942, aveva infatti appena sei anni quando perse il padre, Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino, nella tragedia di Superga del 1949. Scoperto dall’ex calciatore Benito Lorenzi, il quale era solito accompagnare i bambini allo stadio, si dedicò al calcio dopo aver sostenuto anche dei provini di pallacanestro: approdato all’Inter, mosse i primi passi nel settore giovanile sotto la guida di Giuseppe Meazza.

Fu il simbolo della squadra che negli anni Sessanta conquistò l’Europa e il mondo sotto la guida di Helenio Herrera. Tecnica, intelligenza tattica, eleganza e capacità realizzativa ne fecero uno dei protagonisti della cosiddetta “Grande Inter”. Un calciatore universale, come si direbbe oggi. Una seconda punta. Un 8 e un 10, insieme come le maglie che ha indossato nell’Inter.

Uno dei giocatori più iconici e leggendari della storia dell’Inter, a cui restò fedele per tutta la carriera, Mazzola ha firmato con una doppietta la prima Coppa dei Campioni del club nel 1964. Nel suo palmares ci sono 4 scudetti, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, un titolo di capocannoniere nel 1965 (17 gol), uno in Champions nel 1964 (7 gol) e un secondo posto nel Pallone d’Oro 1971 dietro a Johan Cruyff. In totale, 17 stagioni, 565 partite ufficiali, 158 gol.

In Nazionale divenne il volto di un’epoca. La storica “staffetta” con Gianni Rivera divise l’Italia calcistica tra interisti e milanisti, ma contribuì anche a costruire una delle squadre azzurre più amate di sempre. Conquistò l’Europeo del 1968 e raggiunse la finale del Mondiale del 1970, passando attraverso la leggendaria semifinale contro la Germania Ovest, entrata nella storia come la “Partita del Secolo”.

Ma Mazzola è stato più di un campione. È stato il simbolo di un calcio in cui l’appartenenza contava quanto il talento. Per milioni di tifosi rappresentava l’Inter stessa: un giocatore che non ha mai indossato altre maglie, che ha attraversato generazioni diverse e che, anche da dirigente e opinionista, ha continuato a essere un punto di riferimento del calcio italiano.

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