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A Pisa la prima cattedra al mondo in Comunità energetiche sostenibili

Le comunità energetiche sostenibili potrebbero rappresentare una soluzione per fronteggiare la crisi climatica ed energetica. All'Università di Pisa è possibile seguire corsi su questa tematica. Una prima mondiale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 novembre 2022 - 08:00
Dario Lo Scalzo

La scorsa estate è stata istituita presso l’Università di Pisa la prima cattedraLink esterno al mondo in Comunità energetiche sostenibili. L’ingegnere elettronico ed ex prorettore dell’ateneo Marco Raugi è il titolare della cattedra nonché il primo docente a tenere master e corsi in questo ambito.

L’iniziativa rientra nella strategia dell’UNESCO che da diversi anni ha avviato una rete di eccellenza costituita da enti e istituti che fanno ricerca su vari temi d’impatto sociale.

Le Comunità energetiche sono delle associazioni di soggetti, come privati cittadini, piccole e medie imprese e pubblica amministrazione, che si mettono insieme per produrre e condividere energia da fonti rinnovabili.  

In un contesto di crisi climatica ed energetica come quello odierno, il corso universitario assume un’importanza rilevante. Il mondo universitario mette a disposizione le competenze acquisite per proporsi come uno dei propulsori del cambiamento e come un vero e proprio "agevolatore" e "consulente" dei soggetti interessati al fine di accelerare il proliferare delle Comunità energetiche.

Oggi più che mai occorre velocizzare il processo di sviluppo delle fonti rinnovabili sia a livello mondiale sia sul territorio italiano. In Italia si stima che se si avesse una diffusione della comunità energetiche in piccoli e grandi Comuni, coinvolgendo la popolazione, negozi e piccole-medie imprese, si riuscirebbe a tagliare del 20-30% il consumo di elettricità prodotta attualmente da fonti fossili.

Oltre agli evidenti vantaggi per la sostenibilità e l’ambiente, le Comunità energetiche sostenibili potrebbero avere significativi implicazioni economiche. Da un lato, possono contribuire a una certa indipendenza dai tradizionali fornitori di energia e dall’altro potrebbero generare forti riduzioni di costi finanziari sia a livello di nazione sia direttamente per i consumatori privati.

Non è trascurabile neppure il fine sociale delle Comunità energetiche la cui crescita e diffusione permetterebbe infine di creare consapevole e coinvolgimenti del cittadino e altresì di lottare la povertà energetica.

Se nel resto del Continente europeo si contano una decina di migliaia di Comunità energetiche, con una forte concentrazione in Germania, in Italia il processo di diffusione è rallentato dalla burocrazia e da decreti attuativi di direttive europee che fanno fatica a trovare luce. Attualmente in Italia si stimano una trentina di Comunità operative sorte sui fondamenti delle normative precedenti e concentrate quasi esclusivamente nel nord del paese.


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