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A Milano un assessorato alle cascine

A pochi passi dal centro città, vi è un patrimonio che sta andando in gran parte in rovina. Ora per salvare e mettere a nuovo questi antichi manufatti c'è di propone di istituire un vero e proprio assessorato alle cascine.

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 ottobre 2022 - 12:00
Simone Della Ripa

Il patrimonio delle antiche cascine presenti sul territorio lombardo non è mai stato censito in maniera ufficiale ma, secondo alcuni documenti depositati in Regione Lombardia, potrebbero essere vicino alle 100'000 unità. Di queste, la metà sono abbandonate oppure ormai impossibili da utilizzare.

Nell’area del Comune di Milano, dove pure non esiste un censimento ufficiale di questi straordinari manufatti, testimoni di una organizzazione agricola del passato che ha reso famosa e forte questa città, il numero potrebbe aggirarsi attorno alle 150 cascine, secondo quanto riferito dal giornalista Massimiliano Tonelli, intervistato da tvsvizzera.it.

Opportunità economiche

Per il giornalista italiano ci vuole un approccio organizzato per trasformare questi luoghi abbandonati ed offerti al degrado del tempo – talvolta per mano dell’uomo – in opportunità turistiche, professionali, culturali, non solo sociali. Da qui la provocazione di un assessorato o comunque di una cellula che potrebbe curare ogni aspetto delle ristrutturazioni di quelle che appartengono al patrimonio comunale, da quello normativo fino alla scrittura di bandi per avere la possibilità di ristrutturarle e renderle "produttive". Lo abbiamo incontrato accanto alla Cascina San Bernardo, nel Parco della Vettabbia, edificio intitolato a Bernardo di Chiaravalle, padre dell’ordine dei Cistercensi e fondatore della celebre abbazia di Chiaravalle, non lontano dalla cascina. Come spiegato da Tonelli, i suoi metodi importati dalla Francia sull’agricoltura si rivelarono fondamentali per il territorio meneghino, milanese, con testimonianze che arrivano al presente. 

Oltre ad un assessorato comunale, altri rilanciano sul bisogno di leggi regionali ad hoc che mostrino una forte volontà politica ed amministrativa per rimettere in piedi questi simboli dalle inusuali architetture, che contenevano alle volte vere e proprie "micro città" con tanto di luoghi di culto al loro interno. Sia chiaro, lo stesso Municipio di Milano ha emesso più volte bandi per persone fisiche ed associazioni che nella maggioranza dei casi consentono, dopo la ristrutturazione, concessioni in diritto di superficie per moltissimi anni, quasi mai la cessione della piena proprietà.

Dapprima sarebbe importante avere una sorta di albo preciso, aggiornato. C’è poi bisogno di un fondo economico per recuperare questo patrimonio dalle connotazioni storiche, paesaggistiche ed antropologico che identificano in maniera netta il territorio rurale lombardo. Non si tratta di restaurare vecchi edifici, ma di rimettere a nuovo simboli di un’antica economia un tempo fondata sull’agricoltura offrendoli ad un riuso che tenga conto dei nuovi equilibri tra Milano e la sua cosiddetta "campagna". 
 

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