“Siamo in volo senza pilota e senza controllo aereo”
L'aumento dei premi della cassa malati non deve essere considerato una legge della natura: è invece la testimonianza dei ripetuti fallimenti di Confederazione e cantoni. Ne è convinto Heinz Locher, esperto di sanità.
(Keystone-ATS) “Si parla ogni anno della stessa cosa, nulla cambia”, esordisce l’ex segretario generale del dipartimento della salute del canton Berna nonché ex docente universitario in un’intervista pubblicata oggi dal portale Infosperber. “Al momento ci sono due sviluppi che mostrano particolarmente bene il fallimento delle autorità: l’assistenza pagata ai familiari e le iniezioni per dimagrire. Sono le pistole fumanti. Entrambi i fattori di costo si sarebbero potuti attenuare o addirittura evitare se Confederazione e cantoni avessero agito correttamente”.
Sull’assistenza ai familiari, Locher ricorda che “nel 2019 il Tribunale federale ha deciso che i familiari possono essere indennizzati per l’assistenza tramite la cassa malati, se assunti da un’organizzazione Spitex”. Ma “questo cambiamento è stato introdotto senza una seria preparazione”. “Non è stata garantita un’assistenza di buona qualità e non sono state create procedure chiare in caso di crisi. Si è creata una modalità di affari con buoni margini, con conseguenti effetti sui premi. Singole aziende ne hanno fatto un business milionario. Lo si sarebbe potuto e dovuto impedire”.
Come? “Qui si parla di denaro dell’assicurazione di base. La legge sull’assicurazione malattie esige che le prestazioni siano efficaci, appropriate ed economiche. Confederazione e Cantoni avrebbero potuto imporre condizioni. Oggi è troppo facile fondare un’organizzazione Spitex senza fornire le necessarie prove di qualità. Si sarebbe potuto prescrivere, ad esempio, che una singola infermiera non possa assistere 24 familiari curanti. Se Confederazione e Cantoni avessero collaborato, sarebbe nata una crescita sana e seria, senza strangolare il modello. Così invece c’è stata un’ulteriore esplosione dei costi. Solo ora, sette anni dopo la sentenza del Tribunale federale, la politica inizia a regolamentare”.
Passando alle iniezioni per dimagrire, Locher è altrettanto critico. “Dal 2024 l’assicurazione di base paga, a determinate condizioni, iniezioni come Wegovy. L’anno scorso ciò è costato alle casse malati circa 200 milioni di franchi”. Il problema è che molti pazienti interrompono la terapia, e il peso spesso ritorna. “Si è aperto il rubinetto troppo. Sarebbe stato giusto iniziare con un’indicazione rigorosa e raccogliere prima esperienze: quali presupposti devono essere soddisfatti affinché il trattamento abbia un effetto duraturo? Anche questo è nella legge: prima raccogliere esperienze e valutarle, poi pagare. Invece si è spalancato porte e cancelli, e ora dobbiamo pagare tutti. Anche questo è un fallimento delle autorità federali”.
Sul nuovo tariffario medico Tardoc, entrato in vigore nel gennaio 2026, Locher non vede miglioramenti. “Al contrario, si potrebbe dire che è la terza pistola fumante dell’attuale esplosione dei costi”. “L’idea era buona. Primo, la tariffa doveva corrispondere alla medicina di oggi e non a quella del 1990. Secondo, la cosiddetta medicina parlante, cioè il lavoro del medico di famiglia, doveva essere rafforzata rispetto alle discipline tecniche con le loro apparecchiature. Il risultato è l’opposto. I medici di famiglia non vengono pagati meglio e gli specialisti guadagnano più del previsto perché il tariffario è costruito male”. A suo avviso le autorità hanno ignorato gli avvertimenti che non sarebbe andata bene, ed è successo esattamente come previsto. “Si sarebbe potuto evitare un aumento dei costi milionario con una corretta regolamentazione. È successo il contrario. Mi ripeto: tutti noi paghiamo per questi errori”.
L’economista individua anche una spiegazione strutturale. “La chiamo effetto Sisifo: più la medicina può fare, più persone vengono guarite. Queste persone vivono più a lungo e poi hanno di nuovo bisogno di prestazioni mediche. È positivo, ma costa. E questo non finirà mai. Inoltre: con il benessere aumentano le aspettative e la disponibilità a ricorrere a prestazioni mediche. Lo si può dimostrare statisticamente”.
Sui premi più alti a Ginevra e Basilea Città: “Non è un caso. Dal lato della domanda è una combinazione di benessere e città. Dal lato dell’offerta giocano un ruolo importante la densità di medici specialistici e di apparecchi diagnostici costosi”. Poi arriva un altro fattore: i baby boomer. “Sono le annate dal 1946 al 1964, 19 annate con 80’000 fino a oltre 110’000 nascite ciascuna. I primi compiono ottant’anni nel 2026. Ora per 19 anni si aggiungono ogni anno circa 70’000-80’000 ottantenni. Insieme agli altri fattori questo significa: dobbiamo reinventare il sistema sanitario, altrimenti collasserà”.
Dove iniziare? “Dall’abitare. Dobbiamo riuscire a mantenere in salute il più a lungo possibile gli over 80, non solo con alloggi adatti, ma anche con servizi come portineria, aiuto domestico e assistenza. Se i baby boomer inondano il sistema sanitario, esso crolla. Già oggi mancano medici di famiglia e pediatri. Perciò serve un accesso a bassa soglia: farmacie, drogherie, podologia, fisioterapia e personale infermieristico specializzato, i cosiddetti Advanced Practice Nurses. Così le persone non finiscono inutilmente nello studio medico o in ospedale. Questo non significa razionare o negare prestazioni. Significa: il giusto aiuto nel posto giusto”.
E chi paga? “Il denaro che oggi fluisce nelle costruzioni ospedaliere serve per posti di tirocinio per futuri medici di famiglia e per compensi agli studi che li formano. È una riallocazione. Fino a poco tempo fa la politica sanitaria in Svizzera era soprattutto politica di costruzione di ospedali”.
“La Danimarca ha ancora 21 ospedali d’urgenza con quasi sei milioni di abitanti: la Svizzera si permette 101 ospedali acuti e oltre 170 cliniche con nove milioni di persone. E pro capite spendiamo quasi il 30% in più per la salute rispetto ai danesi. È swissness o follia?”, si chiede lo specialista.
Locher ha molte idee, ma tutto sembra svanire. “Riconosco una certa impotenza. Si dovrebbe assumersi le responsabilità, ma questo non accade. Il sistema sanitario elvetico è in volo senza pilota e senza controllo del traffico aereo: stiamo andando alla cieca verso il nulla”, conclude.