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“Libera circolazione spinge gli svizzeri a votare diversamente”

Keystone-SDA

Non è incoerenza, è calcolo: secondo l'economista Reiner Eichenberger gli apparenti slalom degli elettori svizzeri tra sì alla 13a AVS e no alle autostrade, come pure tra norme climatiche e rifiuto di riforme liberali, sono il sintomo di un cortocircuito sistemico.

(Keystone-ATS) La causa prima? La libera circolazione delle persone con l’Ue.

In un’intervista alla Weltwoche l’esperto spiega il suo paradosso distruttivo: nella Svizzera odierna, fare buona politica – nella sua ottica quella che punta su liberi mercati, responsabilità e parsimonia – non conviene più, perché i suoi frutti vengono immediatamente condivisi con nuovi arrivati senza che costoro ne abbiano sostenuto i costi. Tutto questo in un contesto in cui vi sono “Spezialbürger” – l’élite politico-economica – che approfitta, al contrario dei cittadini normali, dell’apertura verso l’Europa.

Gli esiti delle ultime tornate di votazione hanno molte cause, ma non si deve pensare a un rapido slalom sinistra-destra dei cittadini, mette in guardia il professore di politica economica e finanziaria all’Università di Friburgo. A suo avviso le cause principali sono due. “La prima è la sfiducia crescente nei confronti dei politici: molti svizzeri non credono più che ciò che viene promesso venga poi mantenuto. Così votano ciò che li fa sentire moralmente bene, non ciò che servirebbe davvero ai loro interessi”. Ma c’è un secondo fattore più radicale: “la libera circolazione delle persone con l’Ue ha rovesciato le regole della politica elvetica: con essa, la buona politica non conviene più ai cittadini normali”.

La logica è paradossale. “Ogni volta che la Svizzera migliora la propria competitività, aumenta l’attrattiva per nuovi immigrati, e con essa la pressione sui prezzi, sul territorio, sulle infrastrutture. In breve: se governi bene, vieni punito. Le conquiste vengono diluite dai nuovi arrivati, che partecipano ai frutti senza aver contribuito alla crescita”. Il risultato è un appiattimento verso il basso, un legame indesiderato al livello medio europeo. “Il nostro benessere non è più determinato da noi, ma di fatto dal livello Ue”. Gli svizzeri si stanno insomma adeguando per osmosi.

A detta di Eichenberger, questo meccanismo altera anche i comportamenti politici interni. “Molti cittadini pensano: se le nostre decisioni contano poco, tanto vale approfittare subito e prendere ciò che possiamo. Spendere denaro pubblico o contrarre debito diventa razionale, perché il costo sarà condiviso con i nuovi contribuenti immigrati”. In questa prospettiva, l’aumento del debito pubblico e la messa in discussione del freno alla spesa non sono altro che una “strategia efficiente per ridurre attrattiva della Svizzera e contenere la migrazione”.

Il 64enne definisce “buona politica” quella che “si fonda su mercati liberi, uso parsimonioso delle risorse e principi di responsabilità individuale: da qui nascono salari alti, prezzi bassi e imposte moderate”. Al contrario, “la cattiva politica redistribuisce, sussidia, regola: tutto ciò che soffoca iniziativa e produttività”. Oggi, aggiunge, i politici sono più impegnati a spartire la torta che a farla crescere. “La burocrazia prende e restituisce al ceto medio ciò che gli ha appena tolto. E la politica dei trasporti o dell’alloggio è bloccata da normative che impediscono soluzioni pragmatiche”.

A peggiorare la situazione, secondo l’intervistato, c’è anche il progressivo indebolimento del federalismo. “Il sistema di perequazione finanziaria ha tolto ai cantoni il desiderio di migliorarsi. È come l’assistenza sociale: se lavori più sodo, perdi il sussidio”.

Un altro concetto chiave dell’economista è quello dei “Spezialbürger”, i “cittadini speciali” che guidano le istituzioni, le grandi aziende, i sindacati e le associazioni economiche. “Per loro – spiega – la crescita della popolazione è un affare: più abitanti significa più budget, più importanza, più bonus. Chiamo questo fenomeno Vitamin 3B: Budget, Bedeutung, Boni.” L’immigrazione funziona insomma come una vitamina per chi è ai vertici: “più grande è la base, più potere e risorse fluiscono verso l’alto”. È per questo che le élite economiche e politiche difendono tanto la libera circolazione: sono avvantaggiate direttamente.

Da questa chiave interpretativa derivano anche gli esiti degli ultimi referendum. “Il no all’iniziativa per un servizio civico, che avrebbe ampliato l’obbligo di servizio solo per i cittadini elvetici, è logico: una sua introduzione avrebbe penalizzato gli autoctoni rispetto ai nuovi arrivati. Anche il rifiuto dell’ampliamento autostradale si spiega così: meno infrastrutture significa mantenere certi colli di bottiglia, che agiscono come freno immigrazione”.

Sulla 13esima rendita AVS, lo specialista ha una visione che può a prima vista sorprendere. “Molti pensano che favorisca gli anziani a scapito dei giovani. In realtà, i giovani beneficiano indirettamente, perché in Svizzera il trasferimento intergenerazionale è forte: i genitori aiutano i figli e viceversa. Inoltre, i nuovi immigrati, che non hanno anziani nella loro famiglia svizzera, diventano di fatto co-finanziatori della 13esima rendita senza potersi opporre, perché non votano”.

Eichenberger respinge l’idea che la libera circolazione sia un principio liberale. “Il liberalismo significa mercati aperti, diritti di proprietà chiari e principio ‘chi inquina paga’. Chi genera costi deve pagarli. La libera circolazione, così com’è, è una misura socialista, per dirla in modo provocatorio, perché abolisce i diritti di proprietà degli svizzeri sulle proprie conquiste”.

Per ristabilire “buoni incentivi” l’accademico propone una misura radicale. “Una tassa di soggiorno per i nuovi arrivati, magari 10’000 franchi all’anno per cinque anni”. Non per punire, ma per riportare equità: chi entra deve contribuire al valore che trova: solo così tornerà a valere la pena fare buona politica, conclude.

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