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“In parlamento serve un posto per dormire”, dice esperto

Keystone-SDA

I parlamentari svizzeri dormono troppo poco durante le sessioni, cosa che può avere un impatto negativo sulle loro decisioni: ne è convinto Björn Rasch, ricercatore sul sonno, che invita a ideare spazi, a Palazzo federale, per schiacciare un pisolino.

(Keystone-ATS) Durante le sessioni i membri del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati dormono in media sei ore e dieci minuti per notte, circa 50 minuti in meno rispetto al solito, emerge da un’indagine – di cui riferisce oggi il Blick – condotta dal professore all’Università di Friburgo su 16 deputati e senatori.

La carenza di sonno potrebbe non essere un dettaglio trascurabile. “Sappiamo che le persone stanche tendono a prendere decisioni più rischiose rispetto a chi è riposato”, spiega il 51enne in dichiarazioni riportate dal quotidiano. Chi dorme meno ha anche più difficoltà ad assimilare informazioni.

Per questo, secondo lo studioso, sarebbe utile offrire ai politici la possibilità di concedersi brevi sonnellini durante la giornata. “Se un parlamentare si addormentasse in aula sarebbe subito uno scandalo; lasciarli seduti, svegli ma stanchi, non è una soluzione: perché non creare spazi per il recupero?”. I cosiddetti power nap (sonnellini), secondo Rasch, aumentano effettivamente la capacità di rendimento. Una stanza per il riposo a Palazzo federale sarebbe quindi a suo avviso un approccio pragmatico per mantenere alta l’efficienza dei politici.

Un altro fattore che incide sulla qualità del riposo sono le bevande alcoliche, spesso presenti negli aperitivi a margine delle sessioni. L’alcol può aiutare ad addormentarsi, “ma il problema è che nella seconda metà della notte ci si sveglia più spesso e si resta svegli più a lungo”, spiega lo specialista. Lo stesso vale per i sonniferi: aiutano a prendere sonno ma non garantiscono un riposo ristoratore. Dall’indagine emerge che solo una minoranza dei parlamentari ne fa uso, in linea con la popolazione generale.

Secondo Rasch deputati e senatori sanno quanto il sonno sia importante, ma a livello politico il tema non è ancora in primo piano: il professionista vorrebbe quindi che il sonno ottenesse maggiore priorità nella strategia sanitaria nazionale. “Dal sonno posso capire molto bene quanto una persona sia sotto stress: se qualcuno ha disturbi del sonno, il rischio di burnout dopo due anni aumenta”. In questi casi sarebbe utile intervenire in anticipo. A suo avviso il tema è cruciale anche per bambini e adolescenti: se ne dovrebbe parlare maggiormente a scuola, conclude.

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