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“I mercati non crolleranno per i baby boomer, ma cresceranno meno”

Keystone-SDA

Il pensionamento dei baby boomer non si tradurrà nel temuto improvviso crollo dei mercati azionari, ma un persistente vento contrario è inevitabile: lo sostiene l'economista Manuel Buchmann.

(Keystone-ATS) Uno degli effetti più importanti dell’invecchiamento in atto è l’ipotesi del cosiddetto Asset Market Meltdown, spiega l’esperto in un’intervista al portale Cash. “La tesi originale era che si sarebbe verificato un crollo immediato: vale a dire che tutti gli anziani, non appena andati in pensione, avrebbero venduto le proprie azioni e avrebbero smesso di risparmiare”. I mercati, razionali, prevedono questo andamento e pertanto le azioni dovrebbero essere vendute in anticipo.

“Io vedo la cosa in modo leggermente diverso”, afferma il responsabile di progetto presso Demografik, centro di competenze renano specializzato nello studio dell’impatto della demografia sulla società e l’economia. “Esiste infatti anche il Wealth Decumulation Puzzle: i pensionati risparmiano sempre più a lungo e continuano a investire, anche a un’età in cui in passato avrebbero già iniziato a prelevare dai propri risparmi. Ciò significa che sui mercati finanziari non si osserva affatto tale pressione di vendita”.

Alla domanda se il comparto rimarrà quindi completamente immune, la risposta è negativa, ma con una precisazione fondamentale: “Complessivamente vedo già un vento contrario arrivare sui mercati azionari, perché sempre più persone anziane vendono azioni, ma anche perché la crescita economica rallenta con una popolazione che cresce meno fortemente”. Le prospettive future, secondo lo specialista, sono quindi caratterizzate da progressioni più modeste piuttosto che da un tracollo improvviso. “Mi aspetto a lungo termine rendimenti più bassi sui mercati azionari rispetto all’ultimo secolo, ma non un crash improvviso”.

Le ripercussioni dell’evoluzione in atto, comunque, non si limitano alle quotazioni di borsa, ma si estendono con forza anche all’intero sistema delle pensioni. Secondo il docente dell’Università di Basilea il pericolo maggiore per le casse risiede proprio nella loro esposizione ai mercati finanziari. “A causa dell’invecchiamento sempre più istituti devono versare più rendite, cioè hanno più uscite che entrate. Ciò significa che anche le casse pensioni dovranno col tempo vendere i loro investimenti, il che ha un effetto piuttosto negativo sul mercato”.

Buchmann intravede anche grandi rischi all’orizzonte nel settore immobiliare. “Esistono notevoli differenze regionali: nei centri urbani non si registra quasi alcun calo della domanda, ma nelle aree rurali, dove un numero molto elevato di anziani si contrappone a una scarsa presenza di giovani, ravviso un importante rischio di un calo dei prezzi”. Ciò si ripercuote a sua volta su alcune banche regionali, che in quelle zone sono fortemente esposte nel settore ipotecario, o sulle casse pensioni a carattere regionale. “In definitiva, quasi ogni svizzero è investito nel mercato immobiliare, direttamente tramite la proprietà abitativa o indirettamente tramite le casse pensioni”, ricorda in conclusione il professionista.

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