“Grande incendio di bosco in Svizzera è solo questione di tempo”
"Ci trovavamo in una tempesta di fuoco": Nicolas Schumacher, comandante dei pompieri svizzeri rientrato dal fronte degli incendi in Francia, racconta la sua esperienza.
(Keystone-ATS) E lancia l’allarme per la Confederazione, dove “è solo una questione di tempo” prima che scoppi un grande rogo, afferma.
In un’intervista pubblicata oggi dal Tages-Anzeiger il capo della squadra di 34 militi dei cantoni di Ginevra, Vaud e Neuchâtel che per una settimana ha combattuto le fiamme vicino a Bordeaux ha dormito per la prima volta a casa sua dopo l’operazione. “I miei primi pensieri sono andati alle colleghe e ai colleghi che sul posto continuano a lottare contro gli incendi che divampano. E alla popolazione sfollata, che torna e trova case bruciate. In un villaggio della nostra zona operativa sono bruciate 183 abitazioni. È inimmaginabile”.
L’esperienza più intensa? “I primi due, tre giorni, quando il fuoco si stava ancora espandendo. Sul fronte più avanzato abbiamo sperimentato l’entità e la violenza di un tale incendio. Ci trovavamo in una tempesta di fuoco. Oltre al fumo e al caldo, colpisce soprattutto il rumore: un incendio boschivo ha un suo proprio, minaccioso rumore”.
Il suo reparto ha protetto case, fabbriche e impianti solari. Schumacher descrive le manovre: “A volte il fuoco infuriava dall’altro lato della strada e dovevamo impedire che la attraversasse e raggiungesse le case. Abbiamo costruito una linea di difesa e abbiamo visto come il fuoco si muoveva verso di noi”. Pur ammettendo “situazioni critiche”, il comandante esclude che vi siano stati pericoli immediati per la sua squadra: due volte hanno dovuto sgomberare un settore, ma “è avvenuto precocemente e in modo ordinato”.
Il servizio è stato estenuante: “Eravamo in servizio 24 ore su 24 nei settori assegnati. Le squadre si sono alternate, in modo che ci fossero sempre da dieci a quindici persone sul terreno. A volte entrambi i turni erano contemporaneamente in azione. Nell’arco di 24 ore spesso rimanevano solo poche ore di sonno. L’equipaggiamento protettivo è pesante: ma chi si candida per una missione del genere sa quale carico lo aspetta”.
La Svizzera ha poca esperienza con i grandi incendi, ma i tre cantoni si addestrano da anni insieme. “Ricorriamo agli stessi veicoli, allo stesso equipaggiamento e alla stessa formazione. Specialisti francesi ci trasmettono la loro dottrina e tattica. Così, sul posto, abbiamo potuto integrarci senza problemi nei dispositivi francesi ed europei, anche se ci manca l’esperienza pratica”. In un settore, spiega, “lavoravamo con quattro o cinque altri reparti, per un totale di circa 300 pompieri: un ufficiale francese ci ha accompagnato e ha trasmesso numerosi suggerimenti pratici dalla sua esperienza, che non si trovano in nessun manuale”. Tutto è stato documentato per la formazione futura.
Schumacher avverte che il pericolo è concreto anche per la Svizzera: “I boschi svizzeri sono più piccoli di quelli delle pinete della Gironda: un incendio di tali dimensioni è quindi meno probabile. Ciononostante è solo una questione di tempo fino a quando anche in Svizzera scoppierà un grande incendio boschivo o di vegetazione. Dobbiamo prepararci”.
E proprio sulla preparazione elvetica il professionista è critico. “Nella formazione e nell’equipaggiamento c’è ancora molto da fare in Svizzera. Rischi, pericoli e dottrine d’impiego sono in continua evoluzione. Ma siamo sulla strada giusta”. L’intervistato sottolinea poi la necessità di un coordinamento nazionale: “Un tale impiego impegna moltissime forze e non può essere gestito solo localmente. Oltre ai numerosi pompieri, servono la polizia per i blocchi e le zone evacuate, l’esercito per i mezzi pesanti e la protezione civile per fornire aiuto. L’intera protezione della popolazione è chiamata in causa”.
Sul ruolo dei mezzi aerei, il comandante è categorico: “È indispensabile. Gli incendi di vegetazione si combattono da terra e dall’alto. Nella Gironda noi stessi pompieri svizzeri abbiamo richiesto elicotteri e aerei antincendio; il loro effetto è stato enorme. In un evento paragonabile in Svizzera, l’aiuto dall’estero sarebbe obbligato: e senza l’aiuto dall’alto un incendio di tali dimensioni sarebbe difficilmente gestibile”.
A suo avviso la lezione da trarre è chiara. “I pompieri sono alla fine della catena: quando intervengono, la prevenzione ha fallito. Dopo serve una dottrina comune, attrezzatura adeguata e forze ben addestrate. Solo una preparazione completa può limitare le conseguenze di un grande incendio”.
Nonostante la distruzione vista, Schumacher trae speranza dalla solidarietà incontrata. “Agricoltori, forestali e persino allevatori di ostriche hanno messo a disposizione volontariamente veicoli e hanno pagato il carburante di tasca propria. Ci hanno rifornito d’acqua e hanno combattuto il fuoco ai margini del bosco. Questo impegno è stato straordinario e mi ha molto commosso”.
I pompieri svizzeri sono stati accolti in modo “straordinariamente cordiale” dalla popolazione. “La nostra base era una scuola professionale vicino a Bordeaux, abbastanza lontana dagli incendi. Lì abbiamo potuto riposarci. Il primo agosto alcuni rappresentanti delle autorità sono venuti appositamente a ringraziarci e la gente della regione ci ha portato generi alimentari. Questo riconoscimento è stato molto importante per tutta la squadra”, conclude Schumacher.