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“Frutta e verdura più care da produrre, ma prezzi non salgono”

Keystone-SDA

L'estate bollente e la siccità non stanno mettendo in difficoltà solo i raccolti, stanno rivelando quella che è una stortura del sistema economico nell'agricoltura elvetica.

(Keystone-ATS) Lo sostiene l’organizzazione Faire Märkte Schweiz (FMS), secondo cui l’aumento vertiginoso dei costi di produzione e la drastica riduzione dell’offerta di frutta e verdura non si stanno traducendo in un giusto aumento dei prezzi dei prodotti a causa di uno squilibrio di potere contrattuale che favorisce la grande distribuzione.

In un mercato che dovrebbe seguire le normali leggi della domanda e dell’offerta il caldo record e la mancanza d’acqua dovrebbero far lievitare i prezzi, ciò che non avviene, argomenta FMS. Secondo l’associazione che si batte per mercati più equi, trasparenti e concorrenziali con un occhio di riguardo per le parti contrattualmente più deboli della filiera alimentare la situazione è grave: a causa dell’emergenza gli orticoltori svizzeri devono far fronte a costi straordinari aggiuntivi di almeno il 25%, investendo in irrigazione intensiva, refrigerazione, maggiore impiego di manodopera e logistica, ma contemporaneamente le rese e i quantitativi commercializzabili sono in forte calo.

L’analisi dei prezzi ufficiali e di quelli effettivamente corrisposti ai produttori rivela il paradosso: rispetto allo stesso periodo del 2025, i valori sono aumentati solo di pochi punti percentuali o, nella maggior parte dei casi, sono rimasti invariati. “Se il meccanismo del mercato funzionasse davvero l’impennata dei costi e la scarsità di prodotto dovrebbero tradursi in segnali di prezzo chiari: invece, assistiamo a un cortocircuito”, argomenta FMS. A bloccare il meccanismo sono i cosiddetti acquirenti con forte potere di mercato: pochi grandi attori della distribuzione che, di fatto, dettano le condizioni, imponendo prezzi fissi che non tengono conto delle oscillazioni climatiche e dei rischi sempre più elevati per le aziende agricole.

Questa asimmetria, avverte l’organizzazione, sta mettendo a rischio la sopravvivenza di molte aziende. Le penalità contrattuali per le perdite di raccolto, spesso applicate in modo unilaterale, aggravano ulteriormente la situazione. Le imprese produttrici si trovano a sostenere da sole i costi dell’emergenza climatica, mentre gli utili della filiera restano blindati a valle, denuncia FMS.

Per dimostrare la gravità del problema, FMS punta il dito contro un caso specifico, già portato in maggio all’attenzione della Commissione della concorrenza (Comco). Al centro della polemica vi è la pratica commerciale di Migros che applica ai fornitori di frutta e verdura uno sconto del 3% sul valore della merce. Secondo l’organizzazione si tratta di una detrazione mascherata da pagamento anticipato, in cui ai fornitori non viene lasciata una reale scelta tra un pagamento veloce con il ribasso e un versamento netto senza trattenuta. Un abuso di dipendenza economica che, a detta di FMS, costa ai produttori svizzeri circa 12 milioni di franchi all’anno. Tutta diversa è la posizione di Migros: le condizioni contrattuali sono in uso da decenni, giuridicamente ineccepibili e collaudate nella pratica. Inoltre la società fondata da Gottlieb Duttweiler afferma di attribuire grande importanza a un rapporto corretto con i propri fornitori e a una politica dei prezzi equa.

Oggi però FMS insiste, non esitando a parlare apertamente di abuso di posizione dominante. E di fronte a questa situazione, che stando all’associazione rischia di minare la sostenibilità dell’intero settore primario elvetico, Faire Märkte Schweiz lancia un appello a politica e autorità, chiedendo interventi strutturali urgenti: servono adeguamenti dei prezzi, la fine delle penalità unilaterali, la responsabilizzazione degli acquirenti, maggiori interventi di controllo della Comco, come pure regole efficaci contro le pratiche commerciali sleali.

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