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“Appartengo alla prima generazione che non morirà”

Keystone-SDA

Bryan Johnson, 48 anni, multimilionario americano e volto della Longevity, la filosofia di vita che punta a estendere la durata dell'esistenza, sfida la morte con una routine mattutina di 5-6 ore, 40 pillole al giorno e un esercito di dati.

(Keystone-ATS) “Il desiderio più forte di ogni essere umano è di non morire”, dice in un’intervista pubblicata oggi dal Tages-Anzeiger. “Io appartengo alla prima generazione che in linea di principio non morirà”, sostiene l’imprenditore. Alla domanda se creda davvero di poter vivere in eterno, risponde: “Trovo la parola eterno sbagliata, perché la Terra a un certo punto verrà distrutta. Per me eterno significa quindi: un periodo di tempo molto, molto lungo”.

Johnson, che si è fatto iniettare il plasma sanguigno del figlio 17enne e ingoia decine di pillole al giorno, è convinto di poter fermare l’invecchiamento e sconfiggere tutte le malattie. “Credo che possiamo vincere la morte? Sì! Ce la faremo nella nostra vita? Sì!”, afferma, precisando però: “Ma questo non vale per le persone che oggi hanno già 70 anni o più”.

Quando il giornalista gli chiede cosa renda così desiderabile non morire, Johnson ribalta la prospettiva: “Se chiedi a qualcuno: vuoi vivere per sempre?, la persona risponderà di no e si giustificherà con un ‘mi annoierei’, o ‘mi mancherebbero tutti i miei cari’. Ma se allo stesso individuo poni la domanda pratica: vuoi vivere domani?, dice di sì, perché c’è la festa di compleanno della nipote o un appuntamento”.

Ma questa vita andrebbe davvero a vantaggio di tutti o solo di pochi super-ricchi? “Se si osservano i tempi necessari per l’introduzione delle nuove tecnologie – dal fax al cellulare, da internet all’intelligenza artificiale – ci si rende conto che diventano sempre più rapidi. Oggi anche molte delle persone più povere del mondo dispongono di smartphone o hanno accesso all’IA”. Johnson respinge anche le critiche relative a un possibile sovraffollamento del pianeta. “Ritengo improbabile che ci troveremo ad affrontare problemi di sovrappopolazione o di risorse limitate. A livello globale stiamo addirittura assistendo a un calo demografico. Stiamo vivendo una crisi delle nascite e, di conseguenza, una crisi riproduttiva. Pertanto: ci saranno sempre dei problemi, ma ci sarà anche il progresso tecnologico”.

La sua giornata tipo inizia naturalmente tra le 4.30 e le 5.00 del mattino. “La mia routine mattutina dura dalle cinque alle sei ore”, spiega. Tra le pratiche, un dispositivo a luce speciale per gli occhi, esercizi di respirazione, impacchi caldi, palestra e una dieta vegana rigorosa. “Mangio solo ciò che ha il massimo valore nutrizionale”. E ancora: “Sono la persona più misurata al mondo. Il mio team ha raccolto 1,5 miliardi di dati sul mio corpo negli ultimi cinque anni”.

Il fondatore e CEO di Kernel, un’azienda che produce dispositivi per il monitoraggio e la registrazione dell’attività cerebrale, vuole condividere i suoi risultati, presentando fra l’altro anche quelle che a suo avviso sono le misure più efficaci per la salute e il benessere. “Numero uno: non fumare; questa è di gran lunga la misura più importante. Numero due: l’attività fisica; qui la questione si complica, perché entrano in gioco l’età, il livello di forma fisica, ecc. Numero 3: da sette a otto ore di sonno a notte”.

All’obiezione che la sua vita sembri controllata e noiosa, il padre di tre figli replica: “Sono un martire per una vita intelligente. Non dico alle persone di fare esattamente ciò che faccio io. Sono il prototipo di un uomo che non muore”. E sul futuro: “Vivremo apprezzando molto di più l’esistenza consapevole, senza più nottate a far baldoria e ubriacarci. Siamo solo all’inizio di questo cambiamento”.

Quando gli chiedono come sarà a 120 anni, cioè tra 72 anni, sorride: “La mia realtà sarà quasi irriconoscibile, perché stiamo vivendo un cambiamento così radicale. Non riesco quindi nemmeno lontanamente a immaginare come sarà il mondo allora”. Ma nel 2098 sarà ancora in vita? “Sì”, risponde l’intervistato. “E spero che quel periodo sia il più spettacolare della storia dell’umanità”.

Il Tages-Anzeiger osserva infine che l’intervista è stata realizzata prima che Johnson rendesse pubblica una malattia autoimmune di cui soffre. Il giornale avrebbe voluto porgli qualche domanda supplementare al riguardo, ma il suo team non ha risposto ai tentativi di contattarlo.

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