“Accusato di spionaggio e giustiziato”, mistero sul capo pasdaran
Dato per morto varie volte ma poi sempre riapparso in pubblico, Esmail Qaani, uno dei più importanti capi dei pasdaran, sarebbe stato arrestato dalle stesse Guardie della rivoluzione e giustiziato perché ritenuto una spia dei servizi segreti israeliani Mossad.
(Keystone-ATS) L’indiscrezione è stata pubblicata sulle pagine di The National, il quotidiano di Abu Dhabi finanziato dagli Emirati Arabi Uniti, che cita varie dichiarazioni on-line e sui social media, non confermate ufficialmente né smentite.
Comandante delle Forze Quds, il reparto d’élite delle Guardie della rivoluzione che si occupa delle operazioni all’estero e del coordinamento con le milizie filo iraniane nella regione, Qaani è tra i pochissimi leader della Repubblica islamica ad essere sopravvissuto ai conflitti tra Israele e Iran degli ultimi anni, dove quasi tutti i funzionari più importanti del regime sono stati uccisi.
La sua morte era stata annunciata già nell’ottobre del 2024 ma smentita da una sua apparizione pubblica e lo stesso successe durante il conflitto dei 12 giorni tra Iran e Israele nell’estate dello scorso anno. Fonti anonime citate dai media regionali hanno riferito che Qaani e il suo team erano stati posti in isolamento e interrogati già nel 2024. La sua ultima apparizione pubblica, in fotografie pubblicate dai media iraniani, risale all’11 febbraio e mostra il militare partecipare alle manifestazioni per celebrare il 47esimo anniversario della fondazione della Repubblica islamica.
Qaani era stato nominato a capo delle Forze Quds subito dopo l’uccisione di Qassem Soleimani, che guidò il reparto d’élite dei pasdaran fino al 3 gennaio del 2020 quando venne ucciso in Iraq in un’operazione ordinata dall’amministrazione di Donald Trump nel suo primo mandato.
I commenti riportati da The National sostengono che il militare “è stato giustiziato” dai pasdaran mentre “in precedenza, era stato preso in custodia dall’Irgc (il corpo delle guardie della rivoluzione islamica) con l’accusa di essere un agente del Mossad”.
Qaani “è sopravvissuto a tutti i tentativi di assassinio finora e si trovava persino con Khamenei durante i bombardamenti tra Stati Uniti e Israele, ma è riuscito a fuggire” prima di essere catturato, recita uno dei commenti, dando adito all’ipotesi che il comandante delle Forze Quds abbia potuto in qualche modo avere avuto un ruolo nell’uccisione della Guida suprema durante il raid israeliano contro il suo ufficio.
E mentre il successore di Khamenei non è ancora stato scelto, il consiglio direttivo che ha assunto temporaneamente le funzioni della Guida ha discusso le modalità con cui l’Assemblea degli esperti eleggerà il nuovo leader. La riunione si è svolta on-line, tra gli incessanti bombardamenti che continuano a scuotere l’Iran e dopo che nei giorni scorsi erano stati colpiti gli uffici di Teheran e Qom dell’Assemblea, formata da 88 religiosi sciiti e incaricata di scegliere il successore di Khamenei.
Nonostante più volte fosse stato annunciato che la nomina del nuovo leader sarebbe arrivata presto, non è ancora stata chiarita la tempistica della votazione e non si sa nemmeno se gli esperti sceglieranno di persona o con un voto a distanza.
Donald Trump non appare comunque molto interessato al voto dell’Assemblea sulla nuova Guida suprema e vuole un nome di suo gradimento. “Vogliamo entrare e ripulire tutto. Non vogliamo qualcuno che ricostruisca in un periodo di 10 anni. Vogliamo che abbiano un buon leader. Abbiamo persone che penso farebbero un buon lavoro”, ha detto il tycoon, dichiarandosi anche disponibile ad avere un’altra figura religiosa alla guida dell’Iran ma definendo “inaccettabile” Mojtaba, il figlio di Khamenei che era stato indicato come favorito.
Nel frattempo, gli Emirati stanno valutando l’ipotesi di congelare miliardi di dollari di beni iraniani detenuti nello Stato del Golfo, una mossa che potrebbe recidere una delle più importanti vie di comunicazione economiche per Teheran.