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Werner Bischof Un mondo che splende di umanità e di luce

Forse il più bell’omaggio reso a Werner Bischof è stato quello di Henri Cartier-Bresson, secondo cui nelle immagini del fotografo svizzero anche la miseria più profonda “risplende di luce”.

Nato a Zurigo nel 1916 e morto nel 1954, Bischof inizia con la fotografia di moda per poi passare al fotoreportage proprio alla fine della Seconda guerra mondiale. Una delle sue fotografie più celebri è quella dello scheletro del Reichstag di Berlino, scattata alcuni mesi dopo la fine del conflitto.

Il viaggio che compie attraverso l’Europa devastata dalla guerra lo segna in maniera indelebile. Davanti al suo obiettivo non sfileranno più leggiadre figure femminili avvolte in eleganti stoffe, bensì persone senza storia, esseri umani colpiti a volte da un destino crudele.

Dopo aver documentato l’Europa messa in ginocchio dalla guerra, Bischof – che nel 1949 entra a far parte della famosa agenzia Magnum – viaggia in Corea, Giappone, Indocina, India, Stati Uniti, Messico e infine in Perù, dove muore in un incidente d’auto il 16 maggio 1954.