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La battaglia sull’asilo riprende dinnanzi al popolo

Asylzentrum Keystone

Il diritto di asilo torna per la quarta volta in meno di 20 anni in votazione federale. Per le forze di destra e di centro, il nuovo giro di vite servirà a lottare contro gli abusi e la criminalità dei richiedenti l’asilo. Per la sinistra è in gioco la tradizione umanitaria della Svizzera.

Questo contenuto è stato pubblicato il 16 aprile 2013 - 11:00
swissinfo.ch

“Sarò sempre riconoscente verso la Svizzera per averci accolti come rifugiati nel 1981”, afferma Antonio Hodgers. Dopo l’assassinio del padre, una delle vittime della dittatura argentina di quei tempi, l’attuale deputato dei Verdi aveva trovato rifugio a Ginevra con la madre e la sorella.

“Da allora, ho seguito le scuole, mi sono impegnato in politica e sono diventato parlamentare. Faccio parte della società svizzera. Voglio dire che i rifugiati non rimangono tali tutta la vita. Generalmente si integrano e contribuiscono alla ricchezza economica e culturale della Svizzera. Non capisco quindi perché il parlamento si accanisca in questo modo contro di loro, con questi continui inasprimenti della legge sull’asilo”.

Negli ultimi 30 anni la legge federale sull’asilo è già stata sottoposta ad una decina di revisioni, in media una ogni tre anni. Le revisioni si sono intensificate negli anni ’90, quando le domande di asilo erano fortemente aumentate, fino al primato storico di 48 mila nel 1999. Sono però proseguite anche nell’ultimo decennio, quando la quota era scesa a 10 – 15 mila all’anno.

Misure urgenti

L’ultimo progetto di revisione, presentato dal governo nel 2011, mirava principalmente ad accelerare le procedure di esame, molto più lunghe che in altri paesi europei. Un obbiettivo praticamente condiviso da tutti i partiti. Durante il dibattito parlamentare, le forze di centro e di destra hanno però ritenuto che andavano dapprima adottate misure urgenti per far fronte alla nuova impennata delle domande di asilo, salite a 28 mila nel 2012 in seguito alla Primavera araba.

A tale scopo, l’anno scorso la maggioranza borghese del parlamento ha approvato addirittura due nuove modifiche della legge, volte tra l’altro a restringere ulteriormente il diritto di asilo. La prima, già entrata in vigore il 29 settembre, viene rimessa in discussione da un referendum sostenuto da quasi un centinaio di partiti di sinistra, sindacati e organizzazioni umanitarie. Spetta quindi al popolo decidere il prossimo 9 giugno.

Quattro i punti più contestati di questa revisione. Le domande di asilo non possono più essere presentate alle ambasciate, ma solo alla frontiera svizzera. Disertori e obbiettori di coscienza non sono più riconosciuti automaticamente come rifugiati. I richiedenti l’asilo che minacciano l’ordine e la sicurezza vengono piazzati in centri speciali. Il governo può sperimentare per due anni nuove procedure di esame delle domande e ridurre i termini di ricorso da 30 a 10 giorni.

Misure in votazione

Adottate il 28 settembre scorso dal parlamento, le modifiche della legge sull’asilo sottoposte a votazione federale sono sostenute dal governo e dai partiti di centro e di destra. Si oppongono invece partiti di sinistra, sindacati e organizzazioni umanitarie. Queste le modifiche principali:

Le domande di asilo possono essere presentate solo alla frontiera e agli aeroporti svizzeri. È soppressa la possibilità di richiedere asilo presso le ambasciate.

Non sono più considerate rifugiati le persone esposte a serie minacce per aver disertato o rifiutato di prestare servizio militare. La protezione è tuttavia offerta in virtù della Convenzione internazionale sullo statuto dei rifugiati.

Possono essere collocati in centri speciali i richiedenti l’asilo che compromettono la sicurezza e l’ordine pubblico.

La Confederazione può utilizzare le sue infrastrutture e i suoi edifici per alloggiare i richiedenti l’asilo, senza dover chiedere l’autorizzazione di Cantoni e Comuni.

Sull’arco di due anni, il governo può sperimentare nuove procedure di esame delle domande di asilo. In tale ambito può ridurre da 30 a 10 giorni il termine di ricorso contro decisioni negative.

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Malcontento popolare

Per la maggioranza di destra e di centro del parlamento, queste misure serviranno innanzitutto a scoraggiare i “rifugiati economici”. La stragrande maggioranza: ogni anno solo dal 10 al 20% dei richiedenti l’asilo vengono riconosciuti come “veri” rifugiati. La revisione della legge permetterà inoltre di combattere meglio gli abusi e l’alto tasso di criminalità tra i richiedenti l’asilo, che inquieta la popolazione.

“Il malcontento della gente è palpabile. Lo si riscontra nelle crescenti resistenze contro l’apertura di nuovi centri di accoglienza per i richiedenti l’asilo. Non vogliamo più tollerare la criminalità e i disordini provocati da coloro che non si attengono alle nostre leggi. D’ora in poi saranno rinchiusi in centri speciali e in questo modo si proteggeranno anche le persone che meritano veramente protezione”, dichiara Lukas Reimann, deputato dell’Unione democratica di centro.

“La Svizzera era inoltre l’unico paese europeo che riconosceva ancora come rifugiati i disertori e gli obbiettori di coscienza. Ed era uno dei pochi che ammetteva le domande di asilo presentate alle ambasciate. Tutto questo ci rendeva particolarmente attraenti rispetto agli altri paesi e andava quindi cambiato”, aggiunge Reimann.

Clima di paura

Il nuovo giro di vite sull’asilo è stato respinto in parlamento dai Verdi e dai socialisti, in nome della tradizione umanitaria della Svizzera. Ai loro occhi, le misure colpiscono anche i “veri” rifugiati e mirano più che altro a suscitare emozioni a scopi elettorali. Proprio per non offrire una piattaforma di propaganda alla destra con una nuova votazione federale sull’asilo, il Partito socialista ha rinunciato a sostenere il referendum, promosso invece dai giovani Verdi.

“Queste misure sono innanzitutto disumane: in paesi come l’Eritrea, da dove provengono molti richiedenti l’asilo, disertori e obbiettori di coscienza rischiano effettivamente torture e pene pesanti. Sono inoltre assurde: sopprimendo le domande di asilo presso le ambasciate, vi saranno ancora più persone che verranno fino in Svizzera a presentare la loro domanda”, afferma Balthasar Glättli, deputato dei Verdi.

“Con la nuova revisione della legge, la destra e ora anche i partiti di centro stanno cercando di creare un clima di paura nei confronti di tutto quanto viene dall’estero. In realtà stiamo parlando di poche decine di migliaia di persone. Concentrando l’attenzione su di loro, si nascondono i veri problemi che dovremmo affrontare, come la necessità di una rapida svolta energetica o la crisi del settore finanziario”.

Svizzera meno restrittiva

Giustificabili o meno, le nuove misure serviranno veramente a ridurre l’afflusso di richiedenti l’asilo? Lukas Reimann ne è convinto. “Negli ultimi anni la maggior parte dei paesi europei hanno inasprito le loro legislazioni sull’asilo. Le leggi svizzere erano così diventate tra le meno restrittive. Con questa revisione non si risolvono tutti i problemi, ma possiamo sicuramente ridurre gli abusi e rafforzare la sicurezza della popolazione”.

Scettico invece Antonio Hodgers. “Ad ogni nuova revisione ci viene detto che è quella buona e pochi mesi dopo se ne prepara già un’altra. In pratica è come ammettere che l’ultima revisione, venduta come indispensabile, non serviva a niente”.

Altro giro di vite

Il 14 dicembre scorso la maggioranza di destra e di centro del parlamento ha inoltre approvato un’altra ventina di misure per restringere il diritto di asilo, che entreranno in vigore prossimamente.

Tra queste la soppressione degli aiuti sociali per i richiedenti l’asilo che rifiutano di collaborare con le autorità, che minacciano la sicurezza o la cui domanda è stata respinta.

Perdono il diritto di chiedere asilo coloro che rifiutano di collaborare con le autorità o presentano prove false.

Non sono inoltre più prese in considerazione le domande di asilo basate solo su motivi intervenuti dopo la partenza del richiedente dal suo paese di origine.

La sinistra si è battuta anche contro la maggior parte di queste misure durante il dibattito parlamentare. Ha rinunciato però a lanciare di nuovo un referendum, viste le poche probabilità di avere successo e la mancanza di mezzi finanziari.

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