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Secondo i suoi promotori, l'iniziativa si è trovata di fronte a lobby economiche "molto potenti". Keystone/Keith Srakocic

L'iniziativa che voleva vietare alla Banca nazionale svizzera e alle casse pensioni di investire nel settore degli armamenti è stata bocciata alle urne. La piazza finanziaria svizzera tira un sospiro di sollievo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 novembre 2020 - 17:41
Luigi Jorio con agenzie

L'elettorato svizzero ha respinto domenica l'iniziativa popolare 'Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico' promossa dal Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) e dai Giovani Verdi.

La modifica costituzionale è stata rifiutata dal 57,5% dei votanti e dalla maggioranza dei Cantoni. Solo quattro Cantoni, di cui tre nella Svizzera romanda, hanno accettato il testo sostenuto dalla sinistra.

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L'iniziativa che intendeva proibire alla Banca nazionale svizzera, alle fondazioni e alle casse pensioni di concedere prestiti o investire in imprese che realizzano oltre il 5% del loro giro d'affari annuo con la fabbricazione di materiale bellico aveva ottenuto un buon sostegno all'inizio della campagna. Ma come spesso succede per le iniziative popolari il campo dei favorevoli si era progressivamente ridotto nel corso dei sondaggi, fino alla bocciatura alle urne.

Nessuna chance contro lobby "molto potenti"

ll comitato di iniziativa, secondo il quale finanziando i produttori di materiale bellico la Svizzera indebolisce il suo stesso operato visto che da sempre tenta di contribuire alla risoluzione pacifica di conflitti armati, si è detto molto deluso del risultato odierno.

Il 'no' alla proposta di modifica costituzionale "non ci sorprende tanto, ma è molto deludente", ha detto all'agenzia stampa Keystone-ATS Julia Küng, copresidente dei Giovani Verdi.

"C'è comunque un'approvazione di circa il 40%. Una parte della popolazione ci ha ascoltati."

Thomas Bruchez, GSsE

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"In realtà avevamo la sensazione di essere più forti dei sostenitori del 'no' in termini di contenuti nella preparazione". È tanto più frustrante, per il fatto che la maggioranza dell'elettorato non se ne sia accorta, ha affermato.

Non così negativo nel considerare il risultato odierno si è invece mostrato Thomas Bruchez, segretario del GSsE, facendo notare che "c'è comunque un'approvazione di circa il 40%. Una parte della popolazione ci ha ascoltati", ha dichiarato.

Bruchez ha voluto sottolineare che i promotori dell'iniziativa si sono trovati di fronte a lobby economiche "estremamente potenti" e al Consiglio federale. Il governo federale, così come il parlamento, avevano raccomandato di respingere una proposta che secondo loro avrebbe minacciato la piazza finanziaria svizzera e indebolito l'industria svizzera e le sue piccole e medie imprese (PMI).

Un timore infondato secondo Bruchez, il quale ha puntato il dito contro "una campagna della paura degli oppositori che hanno cercato di far credere che l'iniziativa colpisse soprattutto le PMI, il che è una menzogna".

Controlli più severi e divieto di investire in armi nucleari

Secondo Thomas Bruchez, il tasso di approvazione relativamente elevato mostra che "devono essere prese misure per il finanziamento degli armamenti da guerra".

In particolare, ha detto, ci vogliono controlli più severi da parte della Segreteria di Stato dell'economia. È inoltre necessaria l'introduzione di un "divieto totale di finanziamento sia diretto che indiretto delle aziende che producono armi proibite", come le armi nucleari.

A tale proposito, il gruppo pacifista chiede alla Svizzera di ratificare il Trattato dell'ONU sulla proibizione delle armi nucleari, che entrerà in vigore nel gennaio 2021.

Svizzeri per una piazza economica forte

Il comitato borghese contrario all'iniziativa si è detto molto soddisfatto del risultato odierno, sostenendo che il testo sarebbe stato difficile da attuare. Secondo la deputata liberale radicale Maja Riniker, in questi tempi di Covid-19 "avrebbe rappresentato un onere supplementare per l'economia".

Respingendo nettamente l'iniziativa sui produttori di armi, gli svizzeri hanno mostrato il loro attaccamento a una piazza economica forte, ha sottolineato Carmelo Laganà di economiesuisse, la Federazione delle imprese svizzere.

"Gli svizzeri hanno mostrato il loro attaccamento a una piazza economica forte."

Carmelo Laganà, economiesuisse

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L'introduzione di una quota rigida nella Costituzione per le imprese che fabbricano beni a doppio uso è senza dubbio stata giudicata esagerata e nefasta per l'economia, ha affermato. Inoltre, il testo avrebbe posto grosse difficoltà per il sistema di previdenza, il quale avrebbe dovuto affrontare ancora più burocrazia.

"La svolta verso una piazza finanziaria più sostenibile è già stata presa e gli svizzeri lo hanno capito", ha detto Laganà.

Reazioni di contrari e favorevoli:

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Malgrado la bocciatura dell'iniziativa alle urne, la Svizzera proseguirà nel suo impegno per una piazza finanziaria più sostenibile, ha dichiarato il ministro dell'economia Guy Parmelin. Non lo farà però tramite dei divieti, ma creando delle condizioni ottimali e dialogando, ha assicurato.

"Ogni azienda, ogni banca e ogni istituzione fa delle riflessioni sulla propria sostenibilità", ha detto Parmelin, sottolineando che si tratta di una tendenza in tutto il mondo.

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Piazza finanziaria nel mirino di una nuova iniziativa?

Ridurre progressivamente, fino a vietarli, gli investimenti dannosi per il clima e l'ambiente: è lo scopo di una nuova iniziativa discussa dal Partito socialista.

Secondo quanto anticipato dal quotidiano 24 Heures, l'iniziativa intende elaborare dei regolamenti per banche, assicurazioni, fondazioni e istituzioni di previdenza professionale affinché tengano conto degli obiettivi della Confederazione in materia di clima e biodiversità. La raccolta delle firme potrebbe iniziare l'anno prossimo.

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