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Viktoriia e Polina ora abitano da me

Polina e Viktoriia durante la manifestazione per la pace tenutasi il 2 aprile a Berna. Sladusha/swissinfo.ch

Viktoriia Bilychenko e la figlia Polina sono fuggite dalla città di Mykolaïv, nel sud dell’Ucraina, per rifugiarsi in Svizzera e ora vivono a Berna, a 2'500 chilometri da casa loro. Il loro quotidiano è completamente stravolto – il mio solo un po’.

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 aprile 2022 - 13:41

Sono arrivate alla fine di marzo, con due borse e due zaini. Un collaboratore della Protezione civile svizzera le ha accompagnate in automobile, ha portato i bagagli in casa e si è congedato.

Dopo lo scoppio della guerra, ho contattato l’Organizzazione svizzera per l’aiuto ai rifugiati OSAR. La sofferenza umana, le persone in fuga e le immagini dell’immensa distruzione causata dall’impietosa aggressione della Russia contro un Paese sovrano suo vicino mi avevano sconvolto. Appendere la bandiera ucraina alla finestra e postare nel web delle colombe simbolo di pace è sicuramente una buona cosa. Ma di fronte a questa miserabile guerra, a me che trascorro una comoda vita da pensionata in una Svizzera ricca e tranquilla, tutto questo non sembrava abbastanza.

Quando ho ricevuto una telefonata del centro federale d’asilo a Berna che ha chiesto se la mia offerta d’accoglienza fosse sempre valida, ho comunque avuto un po’ di paura. Ne sono in grado? Lo voglio davvero? Ho preso il coraggio a due mani e ho detto di sì. Ora, loro sono qui. Tutt’e due.

Disfano le valigie e Viktoriia porta nella mia cucina bernese due tazze per il tè, delle posate e un canovaccio che ha portato con sé da Mykolaïv. “Un po’ di casa nostra, per Polina”, dice.

Dopo la prima notte passata a casa mia, Viktoriia viene verso di me e mi dice: “I miss my husband” (“Mi manca mio marito”). Il marito, marionettista al teatro municipale di Mykolyïv, ha dovuto restare in patria, come tutti gli uomini ucraini tra i 18 e i 60 anni. Il fratello e la suocera sono ancora lì, mentre la madre vive in Polonia. Questo Paese ha accolto più di due milioni di rifugiati e rifugiate dall’Ucraina e non ci sono ormai più alloggi disponibili. È per questa ragione che dopo un viaggio di quattro giorni via Varsavia e Vienna, sono arrivate a Berna.  

Procedure amministrative

Polina, dieci anni, dorme per la prima volta dalla fuga in una stanza sua. Mi fa un disegno con alte montagne e una capanna. È come si immagina le Alpi svizzere, dove non ha ancora messo piede.

Dopo una settimana a Berna, le mie “ospiti” ottengono lo statuto di protezione S. Dato che il salario di Viktoriia non è sufficiente per vivere qui, ci rechiamo al servizio di assistenza sociale per i rifugiati e le rifugiate. La fila è lunga e ci innervosiamo quando vediamo gente che vuole passare davanti alle altre persone. Tutto il mondo è paese.

L’indomani, apriamo un conto bancario presso PostFinance, poi ci rechiamo alla polizia degli stranieri e al servizio scolastico. Dopo le vacanze di primavera, Polina entrerà in una classe di tedesco intensivo, in compagnia di due altri bambini ucraini che vivono nel nostro quartiere.

La neve primaverile di Berna ha sorpreso le due rifugiate ucraine. swissinfo.ch

A poco a poco, prende forma una routine quotidiana. La trentaquattrenne lavora come coach informatica per un’azienda canadese e passa la giornata davanti al computer, non più a Mykolyïv, ma a Berna. Una nomade digitale. La figlia segue delle lezioni online che però continuano a diminuire. Su 33 allievi e allieve, ne è rimasta solo una decina a seguire i corsi a causa della guerra. Ogni tanto aiuto Polina a studiare il tedesco con immagini, schede e Google translate.

Polina comincerà un corso intensivo di tedesco dopo le vacanze di primavera, ma ha già cominciato a fare i compiti. swissinfo.ch

Shock culinario

L’odore della carne si diffonde nella mia casa, solitamente vegetariana. Nella cucina ucraina la carne è una costante. Il frigorifero è pieno come non mai. L’offerta dei supermercati di yoghurt, cioccolata e molte altre cose è una tentazione troppo grande per madre e figlia. Anche i rifiuti di plastica sono molti di più.

Viktoriia trova le banconote svizzere “very beautiful”. swissinfo.ch

Poco importa: Viktoriia e Polina sono state catapultate fuori dal loro quotidiano da un giorno all’altro e vivono costantemente nella preoccupazione per le persone a loro care che soffrono in un costante terrore provocato dalle bombe. Un’insalatiera fuori posto non è la fine del mondo.

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