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Valanga sulla Jungfrau: dopo il dramma, le critiche

Le salme dei sei militari sono state trasportate all'istituto medico-legale di Berna

(Keystone)

Il giorno dopo la valanga che ha ucciso sei soldati nell'Oberland bernese, l'esercito è sotto il fuoco della critica. La giustizia militare ha avviato un'inchiesta per chiarire le circostanze della tragedia.

Chi conosce bene la montagna si è interrogato sul perché di un'esercitazione militare ad alta quota, considerato l'elevato rischio di valanghe. Per il momento, sull'operato dell'esercito non pesa tuttavia alcuna colpevolezza concreta.

L'incidente si è prodotto giovedì mattina a 3'800 metri di altitudine, quando una lastra di neve fresca si è staccata dal versante sud della Jungfrau - la vetta che sovrasta la nota località turistica di Interlaken - trascinando a valle sei soldati romandi della scuola reclute di specialisti di montagna di Andermatt (canton Uri).

Otto loro compagni hanno assistito al dramma - tra i peggiori avvenuti sulle Alpi svizzere - ma fortunatamente sono stati recuperati incolumi e trasportati verso la cellula di crisi.

Per capire cosa sia esattamente successo al gruppo di soldati, che al momento dell'esercitazione era accompagnato da esperte guide civili alle dipendenze dell'esercito, la giustizia militare ha aperto un'inchiesta in collaborazione con la polizia bernese, l'Istituto federale per lo studio della neve e delle valanghe di Davos (SNV) e l'istituto di medicina legale dell'Università di Berna, ha reso noto il capo dell'informazione della Giustizia militare Martin Immenhauser.

Risultati dell'indagine a ottobre

Per ora, non sussistono elementi concreti che evidenziano uno sbaglio nell'apprezzamento della situazione da parte dei responsabili dell'esercito.

Secondo Thomas Stucki dell'SNV, «non si può ancora dire se siano state le cordate di soldati a provocare lo slittamento della lastra di neve al di sopra del ghiacciaio del Rottal, oppure se la massa si sia spostata da sola».

A dipendenza dello svolgimento delle indagini, non si esclude l'apertura di una procedura per omicidio colposo. «I risultati saranno probabilmente resi noti in ottobre», ha comunicato Immenhauser.

Nell'attesa, alcuni esperti alpinisti hanno già espresso alcuni dubbi sulla necessità di intraprendere un simile esercizio. Sebbene le condizioni meteorologiche fossero favorevoli, quelle della neve erano al contrario tutt'altro che ideali.

Il pericolo della neve fresca

In seguito alle abbondanti nevicate dei giorni precedenti (40-60 cm di neve fresca), Thomas Stucki aveva parlato di un «elevato» rischio di valanghe, benchè l'istituto grigionese non pubblichi alcun bollettino in merito durante la stagione estiva.

Oltre a ciò, ha commentato Hans Möhl, responsabile della capanna del Rottal del Club alpino svizzero, la zona è già stata teatro di parecchi incidenti. Solo l'anno scorso vi hanno trovato la morte tre alpinisti.

«In base alla mia esperienza - ha affermato l'esperta guida alpina Urs Wellauer alla Berner Zeitung - posso solo dire che nel punto dell'incidente ho fatto più volte dietrofront: perché mancava neve, oppure perché ce n'era troppa».

Wellauer ha poi rammentato un detto che circola tra gli amanti della montagna: «Il primo giorno di bel tempo dopo una nevicata è il più pericoloso». «Con il passare dei giorni il sole stabilizza la neve - ha precisato Stucki - ma a corto termine provoca l'effetto contrario».

I soldati periti nella tragedia - cinque reclute ed un sergente di età compresa tra i 20 e i 23 anni - erano «formati ed equipaggiati per un tale esercizio in alta montagna», ha segnalato il Dipartimento federale della difesa. Ciò nonostante, a Urs Wellauer sfuggono alcuni particolari: «Se il gruppo ha iniziato l'esercitazione al mattino presto, com'è possibile che alle 10 stavano ancora risalendo il versante? Teoricamente, a quell'ora avrebbero già dovuto intraprendere la discesa».

Soldati pronti a tutto

Per il comandante delle truppe specializzate di montagna, Andreas Bardill, l'esercizio effetuato in un ambiente ostile ad alta quota era giustificato. «I nostri soldati devono potersi spostare sulle Alpi in qualsiasi situazione pericolosa», ha dichiarato.

Questi specialisti non devono comunque «in nessun caso» oltrepassare i loro limiti. «Valutiamo i pericoli ed i rischi allo stesso modo degli alpinisti amatoriali. Le nostre regole non differiscono da quelle del Club alpino svizzero», ha sottolineato al quotidiano bernese Der Bund.

Senza voler minimizzare l'accaduto, l'alto ufficiale ha ricordato che «sono già capitati altri avvenimenti simili», rammentando che durante la Prima guerra mondiale, sotto la neve sono rimaste intrappolate intere compagnie.

swissinfo e agenzie

71 morti in montagna nel 2006

Nel 2006, gli specialisti del soccorso alpino svizzero hanno effettuato 477 interventi.

Complessivamente hanno soccorso 695 persone. Per 71 di loro non vi era sfortunatamente più nulla da fare.

In 149 casi si trattava di incidenti avvenuti nel corso di un'escursione alpina e in 124 di ascese in alta quota.

Solo a causa delle valanghe, dall'inverno 1997/1998 sono 225 le persone che hanno perso la vita nelle Alpi svizzere, 15 delle quali nell'ultima stagione invernale.

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Gruppo di specialisti di montagna

Le vittime di giovedì appartenevano al Gruppo di specialisti di montagna 1 (Gr spec mont 1) dell'esercito svizzero.

Per essere integrati nel gruppo basato ad Andermatt, nel canton Uri, le reclute devono soddisfare due condizioni: aver superato un corso per monitori Gioventù e Sport in una delle discipline di montagna (Alpinismo o Sci d'escursionismo) e aver raggiunto un risultato "buono o molto buono" al test fisico effettuato durante il reclutamento.

Il Gr spec mont 1 deve poter essere operativo in al massimo 9 ore, in modo da intervenire in situazioni straordinarie.

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