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Ustica, le note universali di una tragedia italiana

swissinfo.ch

Il 27 giugno del 1980 un aereo civile precipita in mare al largo di Ustica. Muoiono 81 persone e comincia una storia fatta di omertà, misteri e sofferenza. Pippo Pollina l'ha sublimata in «Ultimo volo».

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 aprile 2008 - 10:02

Zurigo. Nei giorni che precedono la Pasqua, Pippo Pollina porta sul palco del Kaufleuten la sua Orazione civile per Ustica: passione in tempo di passione.

È la prima svizzera e la sala si riempie. Zurigo è uno dei bastioni dell'emigrazione italiana, ma tra il pubblico gli italiani sono pochi.

«Non sono il loro referente tipico», constata Pollina. «Non passo su Rai Uno, non vado a Sanremo e i miei lavori non sono distribuiti da una casa discografica di peso: è il prezzo che pago per la mia libertà».

Da vent'anni, ormai, il cantautore siciliano vive nella città sulla Limmat. Qui è riuscito a conquistare la fiducia di un pubblico che lo stima per le qualità artistiche, l'onestà intellettuale e la capacità di comunicare oltre la lingua. «Ultimo volo», è un'opera di teatro musicale tutta in italiano, ma gli spettatori non si scoraggiano; nella sala lasciata in penombra seguono con gli occhi la traduzione tedesca sul libretto. Quando si spengono le note del bolero finale scoppia un applauso intenso e commosso. Il pubblico del Kaufleuten è in piedi, «per una vicenda che non ha nulla a che fare con la Svizzera».

Il punto di confine tra la testa e il cuore

Se l'opera passa, è perché Pippo Pollina ha saputo andare oltre la storia del DC-9 dell'Itavia, del missile che l'ha abbattuto (probabilmente destinato al leader libico Gheddafi) e dei processi che sono seguiti.

Pollina pone il suo lavoro su un piano che va al di là della denuncia, in quel «punto di confine tra la testa e il cuore dove attraverso il ricordo, i suoni e le parole viene evocato un sentimento che riconduce all'essenza dell'Uomo».

Grazie anche al fondersi dei piani narrativi – i monologhi dell'aereo, i dialoghi tra i protagonisti della vicenda, le canzoni – l'Orazione civile per Ustica riesce a tenere alto il livello di attenzione degli spettatori. «Mi piaceva l'idea che anche chi non sa niente di Ustica potesse assistere allo spettacolo, lasciarsi stimolare e magari poi tornare a casa ed informarsi di più», spiega Pollina.

Fatalità

A spingere il cantautore siciliano a scavare nella storia di Ustica sono stati i parenti delle vittime che nel 2005 gli chiedono di realizzare un'opera per l'inaugurazione del Museo della memoria che sarà aperto due anni più tardi a Bologna.

«Me l'hanno proposto a Faenza, dove mi trovavo per ritirare un premio per l'impegno politico e sociale al meeting delle etichette indipendenti», ricorda Pollina. «È stata una sensazione forte. Ustica – che per me apparteneva al passato – è riemersa dalla memoria con questa domanda. E con lei il ricordo di un commerciante di carni che conoscevo bene e che il 27 giugno del 1980 era tra i passeggeri del DC-9 in volo da Bologna a Palermo: persone che per un tragico caso si sono trovate al posto sbagliato nel momento sbagliato. Se l'aereo non avesse avuto due ore di ritardo, se fosse partito mezz'ora prima o mezz'ora dopo, oggi noi non saremmo qui a parlarne».

Pollina non accetta subito l'incarico. Vuole prima studiare, capire, ascoltare. Scopre che su Ustica esistono una letteratura infinita, un film, diversi pezzi di teatro. «A un certo punto mi sono chiesto: cosa posso dire di più? Anche se da un punto di vista artistico la sfida mi allettava, stavo per rinunciare. Poi mi è venuta l'idea di dare voce all'aereo, e ho accettato». Dopo una lunga fase di acquisizione delle informazioni e di confronto con i parenti delle vittime, «Ultimo volo» nasce di getto, come quasi tutte le opere di Pollina, autore che crede molto nella forza dell'intuizione.

Un'azione civile

La parola fine, alla vicenda Ustica, non è ancora stata scritta: troppe nazioni, troppi interessi in gioco; tutta la verità – dice Pollina – «si saprà solo fra decine di anni, quando verranno aperti i cassetti dei servizi segreti italiani».

Una cosa, però è già certa: l'azione civile portata avanti dai parenti delle vittime non è stata inutile ed è riuscita, se non ad ottenere giustizia, ad opporre la verità alla ragion di Stato e ai segreti militari. «Hanno fatto un'autentica rivoluzione», commenta Pollina. «Da soli e partendo da zero hanno ottenuto il recupero del relitto, il raggiungimento di buona parte della verità storica, la celebrazione di due processi: uno contro ignoti – perché ancora non si sa chi ha sparato – e uno contro i generali dell'aeronautica militare, accusati di alto tradimento per aver occultato le prove che mostravano cosa era successo nei cieli di Ustica».

I giudici hanno assolto i generali e Ustica è rimasta una strage senza responsabili. Ma dalle ultime battute dell'orazione polliniana emerge una speranza: «Anche a quelli che muovono i fili un giorno tremeranno le mani / perché esiste un passaggio comune, un comune destino / che fa più vita la vita e non fa sconti per nessuno».

swissinfo, Doris Lucini, Zurigo

Ustica, un caso irrisolto

Il 27 giugno 1980 un DC-9 della compagnia aerea Itavia parte con due ore di ritardo da Bologna. È diretto a Palermo. A bordo ci sono 81 persone. Al largo di Ustica, l'aereo precipita. Non ci sono superstiti.

In un primo momento si parla d'incidente. Poi si fa strada l'ipotesi che l'aereo sia stato abbattuto. L'inchiesta stabilisce che il DC-9 fu colpito da un missile sparato da velivoli della Nato – probabilmente francesi e statunitensi – che quella notte inseguivano un caccia libico. Parigi, Washington e Tripoli hanno sempre respinto ogni coinvolgimento.

L'iter processuale, conclusosi nel 2007, ha scagionato i due generali italiani accusati di aver depistato le indagini. Ustica resta così una strage senza responsabili. Con la sentenza, ai familiari delle vittime è stata tolta la possibilità di chiedere un risarcimento.

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Opera scomoda

«Ultimo volo, orazione civile per Ustica» è andata in scena per la prima volta il 27 giugno 2007 a Bologna, in concomitanza con l'inaugurazione del Museo per la memoria di Ustica.

Nonostante il notevole successo, «Ultimo volo» è stata rappresentata soltanto una seconda volta in Italia, a Roma. L'assenza di richieste da parte dei teatri italiani non stupisce Pippo Pollina che giudica Ustica un tema scomodo. Inoltre, secondo Pollina, in Italia gli artisti indipendenti come lui sono condannati ad una scarsa attenzione da parte dei media.

L'opera riscuote invece molto interesse in Svizzera, Germania e Austria. Dopo le due rappresentazioni in italiano di Zurigo si sta pensando ad una versione in tedesco. I monologhi del DC-9, fin qui affidati alla voce del filosofo Manlio Sgalambro, potrebbero essere recitati da Bruno Ganz.

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