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Una svizzera denuncia i matrimoni forzati

Keystone

Al Consiglio d'Europa, Rosmarie Zapfl-Helbling, deputata zurighese del partito popolare democratico, lancia il dibattito sui matrimoni forzati.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 ottobre 2004 - 20:28

Membro della Commissione per le pari opportunità dell'Assemblea di Strasburgo, la Zapfl-Helbling è incaricata di redigere un rapporto sulla questione.

«Ogni anno molte donne, molte giovani, quando non ancora bambine, vengono costrette a sposarsi con la forza. Nulla può giustificare dei matrimoni del genere. Ciascuno ha il diritto di disporre della propria vita», ha dichiarato ad inizio settimana Rosmarie Zapfl-Helbling, in occasione della sua prima audizione a Anversa (Belgio).

La seduta è stata organizzata dalla Sottocommissione per la violenza sulle donne dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Sono stati invitati rappresentanti delle associazioni che lavorano con le vittime, rappresentati delle autorità, ma anche persone che hanno subito dei matrimoni forzati o solo apparenti (matrimoni bianchi).

«Quest'udienza deve permetterci di scoprire l'ampiezza del fenomeno e di determinare le misure da prendere per sradicare questa pratica», ha spiegato la deputata svizzera.

Colpiti tutti i paesi d'Europa

È la prima volta che il Consiglio d'Europa studia la problematica dei matrimoni forzati. Membro dell'Assemblea dal 2000, Rosmarie Zapfl-Helbling spera di poter presentare il suo rapporto ai parlamentari già nel giugno prossimo.

«È un problema importante, che concerne tutti i paesi d'Europa», sottolinea la deputata. «In Svizzera non se ne parla», continua Rosmarie Zapfl-Helbling, «ma quando discuto con degli insegnanti, scopro che tutti conoscono delle giovani donne che sono state costrette a sposarsi».

Il dipartimento svizzero della giustizia ha promesso di fornire alla Zapfl-Helbling le cifre utili alla redazione del suo rapporto.

Apparentemente il fenomeno è in progressione. In Francia, il numero delle ragazze vittime di matrimoni forzati, è stimato intorno alle 70'000 unità. Si tratta soprattutto di giovani straniere o di ragazze francesi originarie del Maghreb o di paesi asiatici come il Pakistan o lo Sri Lanka.

Tuttavia, sottolinea Rosmarie Zapfl-Helbling, non bisogna accusare l'islam. «I matrimoni forzati non riguardano solo famiglie musulmane. E l'islam non li esige in alcun modo».

Leggi insufficienti

Che cosa fare per lottare contro questo tipo di matrimoni? Esistono dei testi internazionali. Il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, per esempio, ha pubblicato nel maggio del 2002 una raccomandazione sulla protezione delle donne contro la violenza. Ma fino ad oggi sono pochi gli Stati che l'hanno applicata.

«Le leggi non sono sufficienti. Bisogna innanzi tutto sensibilizzare l'opinione pubblica e le autorità, perché il problema è misconosciuto. Solo le persone coinvolte nell'aiuto alle vittime e le giovani donne traumatizzate conoscono la problematica».

Secondo Rosmarie Zapfl-Helbling, le soluzioni stanno dalla parte della prevenzione, dell'educazione e della mediazione tra i genitori e le ragazze che rischiano un matrimonio forzato.

Molti degli intervenuti all'udienza di Avers, hanno sottolineato che al momento è soprattutto la «volontà politica» di applicare le decisioni prese per impedire i matrimoni forzati a fare difetto.

«Bisogna trovare delle risposte nei nostri paesi» conclude la giurista svizzera, che da 40 anni si batte per i diritti delle donne.

swissinfo, Barbara Speziali, Avers
(traduzione: Doris Lucini)

Fatti e cifre

I matrimoni forzati sono un fenomeno sociale che tocca l'insieme dell'Europa.
Il Consiglio d'Europa vuole conoscere l'entità del fenomeno e studiare delle contromisure.
Rosmarie Zapfl-Helbling dovrebbe presentare in giugno un rapporto sull'argomento.
La deputata svizzera ritiene che per risolvere il problema sono necessarie prevenzione, educazione e mediazione.

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In breve

Il Consiglio d'Europa, nato nel 1949, è la più antica organizzazione politica sopranazionale del vecchio continente. Vi fanno parte 46 paesi, tra i quali si trova anche la Svizzera. Cinque nazioni (Vaticano, Stati uniti, Canada, Giappone e Messico) hanno lo statuto d'osservatori.

Il Consiglio d'Europa è garante della sicurezza fondata sui diritti dell'uomo, la democrazia e lo stato di diritto. Nel 1997, i capi di stato hanno adottato un piano d'azione per intensificare gli sforzi in materia di democrazia e diritti umani, coesione sociale, sicurezza dei cittadini, valori democratici e diversità culturale.

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