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Una politica climatica troppo minimalista

Servono sforzi maggiori per ridurre le emissioni di anidride carbonica

(Ex-press)

Gli esperti del settore sostengono le proposte dal ministro svizzero dell'ambiente per ridurre il riscaldamento globale. Ma avvertono: non si spingono sufficientemente in là.

L'Organo consultivo sui cambiamenti climatici (OcCC) ritiene che il governo debba promuovere misure ecologiche e dare loro una base legale. C'è però bisogno anche di una pianificazione sul lungo periodo.

La scorsa settimana il ministro dell'ambiente Moritz Leuenberger aveva proposto di applicare una tassa alle fonti energetiche per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra. La tassa, che dovrebbe essere introdotta dopo il 2012, aveva suscitato un'unanime – anche se per ragioni opposte – delusione: deluse le lobby degli automobilisti, che non vogliono un aumento del costo del carburante, e deluse le associazioni ambientaliste per le quali la prevista riduzione dell'1,5% delle emissioni di gas è insufficiente.

Venerdì a dire la sua è stato l'Organo consultivo per i cambiamenti climatici (OcCC) nel quale sono riunite 30 personalità del mondo della ricerca, dell'economia e dell'amministrazione federale. E il giudizio in merito agli obiettivi della politica climatica post 2012 (il dopo Kyoto) ha assunto una volta in più toni tutt'altro che entusiastici: si tratta, sostiene l'OcCC di una proposta assolutamente minimale.

L'OcCC, che ha presentato il suo parere in una conferenza stampa a Berna, raccomanda di ridurre le emissioni entro il 2020 almeno del 20% rispetto ai valori del 1990. A metà secolo si dovrebbe arrivare ad una riduzione del 60%.

Concentrarsi sulle emissioni di CO2

In linea con Leueberger, gli esperti ritengono ragionevole continuare a concentrarsi sulla riduzione del CO2: in questo settore si può infatti contare sull'impatto più efficace.

A questo scopo la tassa sul CO2 deve essere «salvaguardata, sviluppata ed estesa» anche se si dovesse arrivare ad un aumento dei prezzi del petrolio, aumento che Leuenberger vorrebbe evitare. Del resto, sostiene l'OcCC, nemmeno un prezzo più alto del petrolio sarebbe sufficiente.

Per diminuire le emissioni devono essere fissate norme rigide da applicare con la massima urgenza a tutti i settori con lunghi cicli di investimento, come quelli della costruzione e delle infrastrutture.

Sempre secondo gli esperti urge un dibattito sul fabbisogno energetico futuro del paese: la priorità va accordata all'efficienza e si dovrà puntare sulla promozione delle fonti rinnovabili. Questo porterà vantaggi all'intera economia, perché ridurrà la dipendenza da regioni geopoliticamente instabili.

Nell'ambito della pianificazione territoriale l'OcCC invita a promuovere tragitti casa-lavoro brevi, nonché zone ricreative e commerciali vicine ai centri abitati.

Per gli esperti, la Svizzera dovrebbe elaborare una legge quadro che includa tutte le misure da adottare. Inoltre, bisognerà studiarne delle nuove e in fretta, ha detto la presidente dell'OcCC Kathy Riklin. «Numerosi studi hanno dimostrato che le misure prese fino a questo momento avranno un impatto praticamente nullo su gli anni a venire».

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Emissioni di CO2 in Svizzera nel 1990: 40,93 milioni di tonnellate
2006: 41,19 milioni di tonnellate
Obiettivo per il 2012: 36,84 milioni di tonnellate

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Kyoto e la Svizzera

Il Protocollo di Kyoto, un emendamento della Convenzione dell'Onu sui cambiamenti climatici, è stato approvato nel 1997 ed è entrato in vigore nel 2005.

È stato ratificato dalla maggior parte dei paesi industrializzati (tranne gli USA e l'Australia) e da molti paesi in via di sviluppo.

Nel 2003 la Svizzera è stata il 110° paese a ratificare il Protocollo che chiama i paesi industrializzati a ridurre le loro emissioni di CO2 del 5,2% entro il 2012 rispetto al livello del 1990 (per la Svizzera e l'Unione europea l'obiettivo è dell'8%).

La legge svizzera sul CO2 entrata in vigore nel 2000 prevede delle misure addizionali se gli obiettivi non saranno raggiunti in modo volontario.

Nell'ottobre 2005, il parlamento elvetico, che si opponeva ad una tassa obbligatoria sul CO2, ha accettato l'introduzione a titolo di prova di una tassa sulla benzina e sul diesel.

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