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Un plebiscito per la riforma del sistema educativo

Il sì all'armonizzazione delle scuole è stato uno dei più forti tra quelli pronunciati nelle recenti consultazioni elettorali Keystone

Le scuole svizzere saranno armonizzate: l'86% dei cittadini e la totalità dei cantoni ha accettato i nuovi articoli costituzionali sulla formazione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 maggio 2006 - 17:21

Bassa la partecipazione al voto. Solo il 27% degli aventi diritto si è recato alle urne per dire la sua su un oggetto che aveva già ottenuto il consenso degli ambienti interessati.

Nessun problema per i nuovi articoli costituzionali sulla formazione: l'86% degli elettori ha detto sì alla riforma, che entrerà subito in vigore, aprendo così le porte all'armonizzazione dei vari sistemi scolastici cantonali.

Il risultato è netto: punte di oltre il 90% di sì a Neuchâtel, Berna, Vaud, Soletta, Basilea città e Basilea campagna; solo in Ticino e in Appenzello Interno, i voti a favore della riforma sono rimasti al di sotto del 60%.

Il tasso di partecipazione, per contro, ha sfiorato il minimo storico registrato trent'anni fa in occasione della consultazione sulla salvaguardia della moneta e la stabilizzazione del mercato delle costruzioni. Allora si recò alle urne il 26,7% degli aventi diritto. Domenica, forse anche perché l'oggetto in votazione non ha suscitato grandi controversie, si è raggiunto un tasso di partecipazione del 27,2%.

La quasi totalità del parlamento, la Confederazione, i governi cantonali, e tutte le principali organizzazioni del settore educativo erano in favore del nuovo ordinamento degli articoli costituzionali che riguardano la formazione. Solo una piccola minoranza si opponeva alla riforma.

Consiglio federale soddisfatto

Pascal Couchepin, ministro dell'educazione, e Joseph Deiss, ministro dell'economia, si sono mostrati visibilmente soddisfatti dell'esito della votazione. Finalmente, ha detto Couchepin, parlamento, cantoni e autorità federali sono riusciti a lavorare bene insieme e a creare un ampio consenso intorno all'oggetto in votazione.

Dal canto suo, Deiss si è rallegrato del fatto che la nuova costituzione permetta di guardare al di là dei confini cantonali. L'armonizzazione renderà più facile muoversi all'interno del paese e garantirà alla Svizzera un posto di punta come «Denkplatz», luogo in cui si pensa e si studia.

Nonostante le sue nuove competenze, ha aggiunto Couchepin, la Confederazione si guarderà bene dal volersi intromettere in modo precipitoso nelle discussioni tra cantoni.

Armonizzazione senza centralizzazione è anche la parola d'ordine della Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione. Il suo presidente, Ulrich Stöckling, si è detto felice dell'esito della votazione che interpreta come «il convincente risultato di una federalismo cooperativo e moderno».

Ai cantoni, ha detto Stöckling, spetta ora il compito di rendere operativo al più presto il concordato Harmos.

Decisione intelligente

Per l'associazione mantello dei docenti elvetici (LCH), i nuovi articoli costituzionali non sono solo un primo passo verso l'armonizzazione delle strutture scolastiche, ma anche una specie di perequazione delle risorse tra cantoni e regioni.

Esprimendosi sul risultato della votazione, la LCH ha colto l'occasione per chiedere la creazione di un nuovo dipartimento federale per la formazione, la ricerca e l'innovazione.

Anche economisuisse, l'associazione del padronato elvetico, saluta l'esito della votazione. Per economiesuisse, si tratta di una «decisione intelligente» che rafforzerà il settore svizzero della formazione. Ciò andrà in primo luogo a vantaggio degli allievi, degli studenti e di tutte le persone impegnate in programmi di perfezionamento professionale.

Preoccupati gli oppositori

Chi si è schierato dalla parte del no, come il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), con sede a Bellinzona, è preoccupato per l'esito della votazione. Il SISA, in un comunicato, scrive che «il processo di privatizzazione della scuola pubblica è stato legittimato».

Il SISA si scaglia anche contro la presunta «opera di reale disinformazione e di propaganda portata avanti dall'autorità federale, che ha negato al Coordinamento Nazionale "No il 21 maggio" di presentare le proprie argomentazioni».

I rischi per la democrazia sono stati sottolineati anche da altri membri del comitato per il no, come il consigliere nazionale democentrista Oskar Freysinger e quello comunista Josef Zisyadis. Pur non essendo per principio contrario all'armonizzazione scolastica, Zisyadis teme che in futuro il popolo e i politici non avranno più nulla da dire sul dossier «formazione». Questo potrebbe avere come conseguenza una privatizzazione dell'istruzione.

swissinfo e agenzie

In breve

L'istruzione pubblica è un principio ancorato nella costituzione elvetica. Finora, spettava ai cantoni regolare nel dettaglio il funzionamento del sistema scolastico.

Con le modifiche costituzionali accettate il 21 maggio da popolo e cantoni, si dovrebbe arrivare ad un'armonizzazione dei vari sistemi scolastici cantonali attualmente in uso (armonizzazione dell'inizio e della durata dell'obbligo scolastico, armonizzazione dei piani e degli obiettivi d'insegnamento, riconoscimento dei diplomi, ecc.)

Già negli anni Settanta ci fu una proposta di armonizzazione, accolta dal popolo ma respinta dalla maggior parte dei cantoni, non disposti a cedere parte delle loro competenze.

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