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Uffici regionali di collocamento Frontalieri disoccupati alla ricerca del lavoro

I frontalieri disoccupati hanno il diritto di iscriversi agli Uffici regionali di collocamento svizzeri per la ricerca di un nuovo impiego. Una possibilità che pochi conoscono e ancora meno ne approfittano. Da quando il primo luglio 2018 è entrata in vigore la "preferenza indigena light", le cose potrebbero cambiare.

Il logo degli uffici regionali di collocamento ticinesi

Il motto degli Uffici regionali di collocamento del canton Ticino.

(tvsvizzera)

Quando nel febbraio 2014 la popolazione elvetica è stata chiamata ad esprimersi sulla cosiddetta iniziativa contro l’immigrazione di massa, il tasso di disoccupazione in Svizzera era del 3.5% e in Ticino del 5%. Oggi i dati sono decisamente più incoraggianti. A livello svizzero e in Ticino siamo attorno al 2.4%.

Nel frattempo la legge e l’ordinanza di attuazione dell’articolo costituzionale votato dal popolo quel 9 febbraio 2014, dopo una lunga e aspra lotta in parlamento, sono entrate in vigore.

Cosa cambia?

Dal primo luglio 2018 i datori di lavoro sono tenuti a notificare agli Uffici regionali di collocamentoLink esterno (Urc) i posti vacanti in quelle professioni con un tasso di disoccupazione che a livello nazionale ammonta almeno all’8 per cento. Non solo. Il Consiglio federale ha deciso che questi posti vacanti Link esternoannunciati agli Uffici regionali di collocamento sono accessibili per cinque giorni lavorativi esclusivamente ai disoccupati annunciati presso il servizio pubblico di collocamento.

Così facendo le persone in cerca di lavoro iscritte agli uffici regionali hanno un piccolo vantaggio temporale.

seco

Le spiegazioni della Seco sull'obbligo di annunciare i posti di lavoro vacanti

Preferenza indigena light

Una misura, quella della "preferenza indigena light", pensata per favorire la manodopera locale in cerca di lavoro. Ma non è proprio così. Infatti solo gli stranieri che non hanno mai lavorato in Svizzera sono svantaggiati.

I frontalieri Link esterno– che in Ticino sono circa 65mila (su 220mila posti di lavoro complessivi) – se disoccupati possono iscriversi all’Ufficio regionale di collocamento come qualsiasi altro residente. La conferma ci arriva da Stefano Rizzi, capo della Divisione economia del canton TicinoLink esterno: “i frontalieri disoccupati hanno il diritto di iscriversi sia ai servizi di collocamento dello Stato di residenza (che è l’unico che versa loro le prestazioni finanziarie, ovvero la "disoccupazione") sia di quelli dell’ultimo Stato per cui hanno lavorato”. In questo caso in Svizzera per i frontalieri comaschi e varesini.

“La possibilità è sola teorica – risponde il segretario generale UIL frontalieriLink esterno Pancrazio Raimondo – perché nella realtà nessuno si iscrive agli Ufficio regionali di collocamento”.

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Un diritto sacrosanto

Facciamo un passo indietro. Il diritto dei lavoratori frontalieri disoccupati di essere seguiti dai servizi svizzeri non è nuovo:  il regolamento europeo sul coordinamento dei regimi di sicurezza Link esternolo consente dal 2012, ma solo "a titolo complementare". In altre parole, un candidato residente in Italia deve essere obbligatoriamente registrato presso i centri per l’impiego nel suo paese, dove riceverà le sue prestazioni. Ma se in precedenza lavorava in Svizzera, anche gli Uffici regionali di collocamento possono occuparsi del caso.

Un coordinamento che per Pancrazio Raimondo è disatteso dagli svizzeri. Secondo il sindacalista UIL i disoccupati frontalieri italiani non hanno praticamente accesso agli Uffici regionali di collocamento. 

Un dato non propriamente vero. Abbiamo infatti chiamato un Ufficio regionale di collocamento fingendo di essere dei frontalieri disoccupati. Puntualmente il funzionario ci ha spiegato che è possibile iscriversi e ci ha pure invitato a presentarci allo sportello a Lugano dove avremmo avuto tutte le spiegazioni del caso.

Perché ci sono così pochi frontalieri iscritti?

Il fatto che pochi frontalieri italiani siano iscritti agli Uffici di collocamento in Ticino è dovuto alla scarsa conoscenza di questa possibilità. Secondo i dati della Segreteria di Stato dell’economia, il numero di frontalieri registrati presso un Ufficio regionale di collocamento di tutta la Svizzera è stato in media di 87 nel 2016 e 83 nel 2017. Pochissimi. In un cantone sotto pressione come quello di Ginevra gli iscritti sono meno di 20. Davvero pochini.

Come ribadisce Stefano Rizzi, “l’iscrizione agli URC è possibile anche per i frontalieri ma a condizione però ovviamente che vengano rispettati tutti gli obblighi di controllo validi anche per i disoccupati residenti”. Anche i frontalieri devono quindi sottostare alle procedure di controllo come le ricerche di lavoro mensili, che devono essere documentate, e colloqui periodici con il proprio consulente.

Una volta iscritti, i disoccupati saranno dunque seguiti personalmente da un consulente, saranno informati delle offerte di lavoro nei loro settori di attività e il loro profilo sarà sottoposto ai datori di lavoro in cerca di manodopera.

Non è proprio così, tuona Pancrazio Raimondi: “già trovare un frontaliere disoccupato che conosce questo diritto è un successo. Ci sono poi prassi amministrative e burocratiche troppo complicate che scoraggiano. Non da ultimo anche una volta iscritti, per i frontalieri non c’è l’accompagnamento alla ricerca del lavoro e sono pure negati i corsi di aggiornamento professionale. Un casino”. 

Tutto vero? Non proprio. Da quanto abbiamo potuto verificare direttamente una volta iscritti, i frontalieri disoccupati sono trattati come i residenti in cerca di lavoro. 

"Frontalieri, iscrivetevi" 

Nonostante ciò il segretario generale UIL frontalieri Pancrazio Raimondo spinge comunque i frontalieri disoccupati a iscriversi in Svizzera. Non solo, vorrebbe che qualcuno mettesse la faccia e spiegasse le difficoltà incontrate negli uffici regionali di collocamento, anche se per sua ammissione “è difficile trovare qualcuno disposto a esporsi…”.

“In Ticino -  ci racconta ancora Stefano Rizzi, capo della Divisione economia del Canton Ticino – non esiste un fenomeno di frontalieri iscritti in disoccupazione”. Motivi possibili? “L’assoggettamento alle procedure di controllo, le regolari visite richieste presso gli URC così come altri obblighi formali, potrebbero essere considerati disincentivanti in mancanza di una corrispettiva indennità di disoccupazione”. Così ancora Stefano Rizzi.

In breve, i vantaggi sono pochi per l’impegno richiesto. Chissà se con l’entrata in vigore della preferenza indigena light qualcosa cambierà. Per ora non si è mosso molto. Si dovrà attendere i prossimi mesi.

Pancrazio Raimondo per concludere rincara poi la dose: “la ricollocazione lavorativa avviene grazie alla propria rete sociale di amici e conoscenti. Gli uffici regionali non funzionano e ricollocano pochissime persone. Anche per questo motivo non c’è la corsa all’iscrizione”.

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