Il telescopio spaziale CHEOPS, elaborato sotto la direzione di ricercatori elvetici, ha scattato le prime immagini che, "ciliegina sulla torta", hanno una qualità superiore alle attese, indica un comunicato diramato oggi dall'università di Berna.

La missione CHEOPS (per CHaracterising ExOPlanets Satellite, satellite per la caratterizzazione di esopianeti) è frutto di una collaborazione tra Agenzia spaziale europea (ESA) e Svizzera (mezzi finanziari federali e ricercatori). Il telescopio, in orbita dallo scorso 18 dicembre a un'altitudine di 700 chilometri, è stato realizzato in cinque anni da un consorzio di oltre cento scienziati e ingegneri di undici paesi proprio sotto la direzione dell'alta scuola della città federale.

Il progetto svizzero-europeo ha come obiettivo lo studio di esopianeti, ossia pianeti all'esterno del Sistema solare. La missione intende misurare le minuscole variazioni di luminosità che si manifestano quando un pianeta passa davanti alla sua stella. Queste alterazioni sono proporzionali alla dimensione del corpo celeste e dalla loro ampiezza si può dunque calcolare quella del pianeta. I dati ottenuti, combinati a quelli già disponibili (grazie ad altre indagini astronomiche) come la massa, permetteranno di determinare la densità degli esopianeti e quindi di classificarli come gassosi, rocciosi, ghiacciati o oceanici: una tappa fondamentale per determinare le probabilità che siano propizi allo sviluppo della vita.

Riuniti oggi al centro operativo di CHEOPS nei pressi di Madrid, scienziati e ingegneri hanno tirato un sospiro di sollievo alla vista delle prime immagini, trasmesse su grande schermo. Queste ultime hanno infatti permesso di verificare che gli elementi ottici del telescopio hanno superato indenni lo stress del decollo del razzo russo Soyuz in dicembre, indica, citato nel comunicato, Willy Benz, professore di astrofisica all'ateneo bernese e responsabile della missione CHEOPS. Le immagini si sono inoltre rivelate di migliore qualità rispetto a quanto immaginato in funzione delle misure in laboratorio, spiega il fisico.

Per il momento le immagini sono volutamente poco nitide. In futuro, per identificare minuscole variazioni di luminosità, raggiungeranno un grado di qualità estremamente elevata.

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