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Tsunami, l'importanza della prevenzione

I moti ondosi provocati da terremoti e frane possono avere delle conseguenze devastanti Keystone

Prevedere gli effetti delle onde giganti, come quella abbattutasi sulle coste dell’Oceano Indiano, rimane difficile; ma ci si può proteggere.

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 gennaio 2005 - 15:00

Willi Hager, specialista dei moti ondosi, spiega le origini del fenomeno e le possibilità che colpisca anche la Svizzera.

Educare la popolazione e prevedere rifugi. Secondo Willi Hager sono queste le migliori soluzioni per evitare in futuro un tributo tanto grande in vite umane.

Willi Hager, ricercatore che dirige il dipartimento di idraulica del Politecnico federale di Zurigo, ritiene che sarebbe stato impossibile prevedere gli effetti del terremoto che ha colpito Sumatra il 26 dicembre scorso: «La ragione è semplice: non siamo tecnicamente in grado di prevedere la dimensione delle onde generate da una scossa di terremoto».

«Quello che sappiamo è che ogni volta che si verifica un terremoto in mare o nelle vicinanze, ci saranno delle onde. È praticamente sempre così, ma si tratta di un aspetto che molte persone non erano in grado di capire, fino a poche settimane fa, quando il fenomeno si è violentemente dimostrato in Asia».

Secondo Hager, è però impossibile mettere a punto un modello esatto, che sia sperimentale o numerico, del comportamento di uno tsunami. Fattori quali le variazioni di intensità del terremoto o della linea costiera renderebbero davvero difficile qualunque previsione.

Educazione e rifugi

In questo momento, molti esperti chiedono un sistema di allerta immediata per gli tsunami nella regione dell’Oceano Indiano, per evitare che si possa ripetere un disastro come quello del mese scorso. Anche Hager ritiene che si tratterebbe di un primo passo nella giusta direzione, ma sottolinea che ci sono anche altri sistemi per limitare gli effetti delle onde assassine.

«Anzitutto, bisognerebbe educare i bambini che abitano nelle regioni costiere sui pericoli dello tsunami», spiega. «Perché è fondamentale che la popolazione si renda conto di un fatto: un terremoto può causare danni – ma soprattutto, ed in un tempo assai breve, possono arrivare queste onde gigantesche».

Il ricercatore svizzero crede che l’industria del turismo potrebbe dare un contributo importante alla protezione della popolazione, in particolare quella locale, mettendo a disposizione rifugi nelle zone che potrebbero essere colpite dallo tsunami.

«Potrebbero costruire nelle zone costiere alberghi con un alto standard qualitativo, un elemento che li renderebbe senz’altro a prova di terremoto e di tsunami», suggerisce. «I piani superiori di questi stabilimenti dovrebbero essere a disposizione della popolazione locale, come rifugio».

Secondo Hager se è vero che gli tsunami perdono molta parte della loro potenza e altezza nell’impatto con la spiaggia, pure conservano la capacità di causare un danno enorme. «Per questo, è indispensabile che la popolazione si tolga di mezzo appena possibile».

La minaccia nelle Alpi

Ma oltre ai terremoti, anche le esplosioni vulcaniche e le frane possono generare onde gigantesche. E se terremoti sottomarini ed eruzioni vulcaniche sono ovviamente esclusi in Svizzera, una valanga o un crollo roccioso nel luogo sbagliato potrebbero generare un’onda gigante.

«Nella Confederazione ci sono molti grandi bacini di acqua – in particolare, quelli delle dighe - e su questi, grandi frane o valanghe possono avere un certo impatto», spiega. Si tratta di un evento che finora non si è mai verificato nelle Alpi svizzere.

Ma in Italia, il caso del Vajont ha lasciato il segno: nel 1963, una frana ha invaso il bacino artificiale creando un’enorme onda che ha ucciso circa 2500 persone a valle.

Le ricerche di Hager si concentrano in particolare sulle cosiddette onde «a impulso» e su come se ne possano mitigare gli effetti. Il suo gruppo di studio ha recentemente lavorato sugli effetti che una frana nella baia di Lituya, in Alaska, nel 1958.

L’onda generata fu talmente grande da raggiungere i 500 metri di altezza di una collina sull’altro lato del fiordo e sradicare gli alberi e il terreno incontrati sulla sua strada. Fortunatamente si tratta di una regione praticamente disabitata; solo due pescatori perirono.

Gli scienziati svizzeri hanno simulato la frana in una vasca sperimentale con risultati incredibilmente simili a quelli rilevati in Alaska.

Città sommerse

Nonostante uno tsunami sia decisamente meno probabile in Svizzera, città come Zurigo potrebbero rischiare l’inondazione. «La diga del lago di Sihl, costruita negli anni trenta nei pressi di Einsiedeln, potrebbe effettivamente generare una grande onda in direzione della città», spiega Hager.

«I danni si concentrerebbero probabilmente attorno alla stazione ferroviaria centrale, ma la maggior parte degli edifici della zona è abbastanza solida, dovrebbe resistere a un’onda simile».

Secondo lo specialista, è minima la possibilità che qualcuno perda la vita. «La maggior parte della popolazione neanche se ne accorgerebbe, ma due volte l’anno testiamo il nostro allarme anti-allagamento. Persino se si verificasse un incidente del genere, dovremmo avere abbastanza tempo per evacuare le zone a rischio».

swissinfo, Scott Capper
(traduzione, Serena Tinari)

In breve

Gli tsunami consistono in uno spostamento di acqua – che può essere generato da una frana, da un’eruzione vulcanica o da un terremoto.

Lo tsunami del 26 dicembre 2004 è stato provocato da un terremoto lungo la zona di contatto fra due placche tettoniche.

La velocità di movimento degli tsunami può raggiungere i 965 chilometri orari nel punto più profondo delle acque.

Quando si avvicinano alla costa, la velocità rallenta fino a toccare i 48 - 64 chilometri orari: la loro energia si trasforma a quel punto in altezza.

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