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Svizzera e immigrazione Una missione difficile a Berlino

A Berlino, l’ambasciata svizzera e il Bundestag si trovano a due passi l’uno dall’altro.

(Keystone)

Rammarico, attesa, speranza che le cose non si mettano troppo male: così si potrebbero riassumere i sentimenti di molti tedeschi dopo il voto svizzero sull’immigrazione. Il presidente della Confederazione Burkhalter dovrà ora spiegare alla Germania come si possano limitare i danni.

Il voto svizzero sulla libera circolazione delle persone sarà al centro martedì dei colloqui tra il presidente della Confederazione Didier Burkhalter e la cancelliera tedesca Angela Merkel. In Germania la decisione ha suscitato soprattutto stupore e rammarico.

Il governo tedesco prevede difficoltà

«Il governo federale prende atto del risultato di questa votazione popolare e lo rispetta, ma dal nostro punto di vista crea notevoli problemi», ha dichiarato il portavoce del governo tedesco.

Il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier (SPD) ha spiegato a Bruxelles che la Svizzera, approvando l’iniziativa «contro l’immigrazione di massa», ha danneggiato se stessa.

Inoltre ha messo in guardia la Svizzera dall’attitudine, nei suoi rapporti con l’UE, di volere solo «la ciliegina sulla torta» e ha segnalato che né la Germania, né l’Unione europea sono propense a compromessi sulla libera circolazione delle persone. Ora, ha aggiunto Steinmeier, bisognerà vedere come portare avanti le relazioni con la Svizzera, «senza schiuma alla bocca».

Limitare l’immigrazione

Il 48% dei tedeschi, nell’eventualità di una votazione popolare sul tema, si esprimerebbe a favore di una limitazione dell’immigrazione nel proprio paese. Il 46% sarebbe invece contrario a una norma simile a quella approvata dal popolo svizzero.

È il risultato di un sondaggio realizzato dall’istituto Infratest per conto della radio tedesca Deutsche Welle. Il campione delle studio era composto da 1001 cittadini tedeschi sopra i 18 anni. La proposta di limitare l’immigrazione ha trovato una percentuale molto alta di fautori (84%) tra gli elettori del partito euroscettico Alternative für Deutschland (AFD). Gli elettori delle formazioni democristiane CDU e CSU si sono espressi al 51% per la proposta. La percentuale più bassa è stata riscontrata tra gli elettori dei Verdi (29%)

(fonte: ats)

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Turbamento fra i politici della Germania meridionale

Il presidente dei ministri del Baden-Württemberg, il verde Winfried Kretschmann, si è espresso in modo analogo. Anche lui si è detto dispiaciuto del voto popolare in Svizzera contro la libera circolazione, augurandosi che un dialogo intenso con la Svizzera possa limitare i danni di questa votazione.

La Svizzera e il Baden-Württtemberg hanno stretti legami economici, circa 56'000 pendolari attraversano ogni giorno la frontiera svizzera per lavoro. Per questo molti politici della Germania meridionale si sono detti particolarmente colpiti dal voto sull’immigrazione, anche perché il risultato è stato molto chiaro in vari cantoni confinanti con la Germania.

Il ministro del Baden-Württemberg per l’Europa, Peter Friedrich (SPD), per esempio, ha dichiarato alla stampa che la votazione, anche se non ha conseguenze immediate, mette di cattivo umore. La deputata dello stesso Land al Bundestag Gabriele Schmidt (CDU) ha dichiarato al giornale Südkurier: «Sono sorpresa e dispiaciuta soprattutto per il risultato nel canton Argovia. Posso solo sperare che non abbia effetti sul numero di frontalieri che lavorano in Svizzera».

Conseguenze non ancora chiare sui lavoratori tedeschi

Quali saranno le conseguenze concrete dell’applicazione del nuovo articolo costituzionale per i lavoratori tedeschi ancora non è chiaro. Chiaro è invece che riguarderà anche i frontalieri. Secondo Michael Hüther, direttore dell’Istituto dell’economia tedesca di Colonia, il mercato del lavoro tedesco potrebbe addirittura approfittare di una limitazione delle possibilità di lavoro per i tedeschi in Svizzera.

«Per il mercato del lavoro tedesco il risultato della votazione non dovrebbe avere conseguenze gravi e anzi forse un effetto leggermente positivo perché ci saranno più lavoratori a disposizione per i settori in cui c’è carenza di personale», ha detto Hüther in un’intervista al quotidiano Die Welt.

Un’opinione analoga è stata espressa da un portavoce del ministero del lavoro del Baden-Württemberg, interpellato da swissinfo.ch: «Da un punto di vista puramente economico, se la Svizzera pone limiti all’immigrazione e nel paese gli stranieri sono malvisti, il Baden-Württemberg potrebbe trovarsi in vantaggio nella competizione per ottenere manodopera specializzata. Può darsi che con questa iniziativa la Svizzera danneggi soprattutto se stessa».

Dal punto di vista della politica europea e rispetto al diritto fondamentale della libera circolazione delle persone la situazione desta però preoccupazione. «Soprattutto per le persone dalle due parti della frontiera un traffico doganale e delle merci libero e la possibilità di scegliere liberamente il posto di lavoro sono delle conquiste importanti, che nessuno vorrebbe mettere in gioco tanto facilmente», ha aggiunto il portavoce.

I timori della comunità svizzera in Germania

Dopo il voto sulla libera circolazione delle persone, molti svizzeri residenti in Germania temono che in futuro le autorità tedesche diventino più restrittive nella concessione di permessi di soggiorno a cittadini svizzeri. Alla base di questi timori c’è una direttiva del 2008 del ministero degli interni tedesco, tuttora valida, che invita le autorità responsabili dei Länder a orientarsi alla prassi adottata dalle autorità svizzere nei confronti dei cittadini dell’UE per stabilire la durata dei permessi di soggiorno concessi ai cittadini svizzeri.

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Niente di nuovo nel contenzioso fiscale

Guldimann respinge inoltre come pura speculazione l’idea che nelle trattative con l’UE, la Svizzera sia disposta a offrire una contropartita e accettare lo scambio automatico di informazioni fiscali.

Nelle scorse settimane sono venuti alla luce nuovi casi di evasori fiscali tedeschi con conti in Svizzera. Tra di essi ci sono la nota femminista Alice Schwarzer e il segretario di Stato per la cultura di Berlino André Schmitz (SPD). In seguito a queste rivelazioni i socialdemocratici hanno lanciato un dibattitto sull’inasprimento delle regole per l’amnistia fiscale. Il tema dell’evasione fiscale è perciò di nuovo di grande attualità in Germania.

La questione fiscale non dovrebbe tuttavia essere oggetto dei colloqui di martedì a Berlino, perché i negoziati per l’introduzione dello scambio d’informazioni automatico avvengono al momento a livello multilaterale. «La Svizzera è pronta a partecipare attivamente alle discussioni sullo scambio automatico di informazioni. L’obiettivo dev’essere però una soluzione globale, che non diminuisca la competitività globale della piazza finanziaria svizzera», ho osservato Tim Guldimann. «In vista di una simile soluzione si possono anche discutere questioni bilaterali con la Germania».

Rumore del traffico aereo

Il contenzioso tra Svizzera e Germania sul rumore attorno all’aeroporto di Zurigo sarà tema venerdì dei colloqui tra la consigliera federale Doris Leuthard, ministro dei trasporti, e il suo omologo tedesco Alexander Dobrindt. La Germania ha congelato un accordo già ratificato dalla Svizzera in seguito alle veementi proteste provenienti dalla Germania meridionale. In una lettera aperta a Merkel e Dobrindt, la segretaria di Stato Rita Schwarzelühr-Sutter, originaria di Waldshut, città del Baden-Württemberg al confine con la Svizzera, ha ribadito la posizione del Land: «Niente accordo senza nuovi negoziati».

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swissinfo.ch

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