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Stranieri anziani: una sfida da raccogliere

Anziani nelle case di cura: gli stranieri hanno bisogni particolari Keystone

La struttura demografica svizzera continua il suo sviluppo in direzione di una “società matura”. Ma non sono solo i cittadini elvetici ad invecchiare.

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 ottobre 2004 - 15:35

Inosservata da gran parte della popolazione, cresce pure la percentuale di stranieri anziani. Un’evoluzione che implica numerosi adattamenti.

Secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica, gli stranieri beneficiari dell’Assicurazione Vecchiaia e Superstiti (AVS) dovrebbe raddoppiare nel corso dei prossimi anni. Mentre nel 1997 il loro numero era di 67'000, nel 2010 dovrebbe salire a 123'000.

“A Berna, la percentuale di cittadini con più di 65 anni è del 19% tra gli svizzeri e del 5% tra gli stranieri”, rileva Daniel Slongo dell’Ufficio vecchiaia ed assicurazioni della capitale elvetica.

“Lo si nota ancora poco. Ma, lentamente, anche molti stranieri stanno raggiungendo un’età nella quale necessitano di cure ed assistenza”.

Previsioni di forte crescita

Dati riguardanti la città di Zurigo stimano che, entro il 2020, il numero di pensionati stranieri di età compresa tra gli 80 ed i 90 anni crescerà di quasi il 125%.

Nella città sulla Limmat, vivono oggi circa 1'000 italiani anziani, quasi altrettanti tedeschi ed austriaci, circa 300 persone in età avanzata provenienti dall’ex Jugoslavia ed un centinaio di spagnoli.

Tuttavia, nelle case di cura o per anziani, esistono ben poche offerte specifiche per stranieri. Attualmente, dei gruppi di lavoro sono impegnati nell’elaborazione di proposte per questo tipo di pensionati.

A Berna è stato creato un gruppo misto composto da funzionari e da membri di organizzazioni d’immigrati.

“Prima di tutto si tratta di capire in cosa i bisogni degli stranieri si distanziano da quelli degli svizzeri”, dice Slongo. “Poi, ci chiediamo come e dove intervenire per adattare le varie offerte”.

A Zurigo si parla ad esempio di settori speciali all’interno delle case di riposo. Ma ci si distanzia tuttavia dall’idea di creare ospizi separati: ghetti per senior-stranieri non sono auspicati.

La presa di coscienza non basta

In passato, l’opinione pubblica elvetica non ha quasi mai considerato la questione degli stranieri in età avanzata. L’immigrato era associato al concetto di forza lavoro o a quello di giovane.

Si è infatti sempre considerato che, con i soldi della pensione, gli stranieri sarebbero rientrati nelle rispettive patrie, compiendo così quel passo che loro stessi sognavano.

“Ma, spesso, il sogno del ritorno si rileva irrealizzabile”, sottolinea François Höpfinger dell’Istituto vecchiaia e generazioni dell’Università di Sion.

Pure Guglielmo Grossi, rappresentante sindacale bernese e membro del consiglio comunale della città, giunge ad una constatazione simile.

“Gli anziani stranieri si trovano in una scomoda situazione: da una parte hanno abbandonato i loro progetti di rientro, dall’altra, qui in Svizzera, si sono allontanati dalla loro sfera professionale”.

E così, continua Grossi, devono iniziare a confrontarsi con una società nella quale, finora, si sono sentiti essenzialmente marginalizzati.

Restano i redditi bassi

La reale situazione degli stranieri anziani si discosta, in parecchi punti, dalla percezione dell’opinione pubblica elvetica. Ad esempio, nonostante una spesso limitata integrazione linguistica o sociale, molti di loro restano in Svizzera anche dopo il pensionamento.

Sono soprattutto coloro che dispongono di un reddito limitato a restare. Secondo François Höpflinger, sovente sono soltanto i benestanti a rientrare o perlomeno ad alternare soggiorni in patria a periodi in Svizzera.

In effetti, il potere d’acquisto delle pensioni svizzere non garantisce più un ritorno spensierato nei paesi d’origine, dove, con il tempo, con la ricchezza è cresciuto anche il costo della vita.

Inoltre, dopo decenni di permanenza all’estero, molte persone non riescono semplicemente più ad adattarsi alla loro patria d’origine. Anche i figli ed i nipoti di questa prima generazione d’immigrati scelgono spesso di restare in Svizzera.

Deficit linguistici e d’informazione

Come rileva Guglielmo Grossi, a livello linguistico, sono in special modo gli italiani a disporre di conoscenze minime. Come conseguenza, queste persone sono spesso confrontate ad importanti deficit d’informazione.

“Molti di loro non conoscono i vari servizi pubblici destinati agli anziani”, conferma Slongo. E non sanno che anche gli stranieri hanno tutti i diritti di beneficiarne.

Per correre ai ripari, recentemente, sono ad esempio stati pubblicati degli opuscoli informativi in più lingue sulle prestazioni della rete d’assistenza domiciliare Spitex.

“Allo stesso tempo, prestiamo attenzione a che i collaboratori di Spitex conoscano più lingue”, aggiunge Slongo, secondo il quale, per lungo tempo, neppure le organizzazioni degli stranieri erano sufficientemente informate su questi tipi di supporto.

Importanti problemi di salute

Nell’adattare il sistema svizzero d’assistenza e di cure ai pensionati stranieri, occorre poi considerare che le condizioni di salute della prima generazione d’immigrati sono parecchio peggiori rispetto a quelle dei loro coetanei indigeni.

“Stressanti esperienze migratorie e pesanti carichi di lavoro hanno fatto sì che questo gruppo di popolazione, in passato giovane e più sano della media, si sia trasformato, in età pensionabile, in un insieme più ammalato della media”, rileva Höpflinger.

“Tutto ciò si spiega con la vita professionale di questa gente”, aggiunge Grossi. “In qualità di lavoratori stranieri in Svizzera si sono sobbarcati gran parte dei duri lavori fisici. Il loro cagionevole stato di salute si rispecchia anche nell’alta percentuale di beneficiari di rendite dell’Assicurazione Invalidità (AI) che li caratterizza”.

Per il futuro prossimo, François Höpflinger prevede un ulteriore aumento delle percentuali di pensionati con bassi redditi e problemi di salute. Agli italiani ed agli spagnoli, seguiranno molti cittadini del sud Europa e molti turchi.

Solo un inizio…

Il direttore delle case di riposo zurighesi, Ueli Schwarzmann, dice in un’intervista che il concetto di ospizio è in piena trasformazione per adattarsi ai cosiddetti “anziani moderni”.

E così, ad esempio, gli orari fissi per i pasti apparterranno al passato e gli ospiti degli istituti potranno entrare e uscire a loro piacimento. Attualmente giunge nelle case di riposo la prima generazione di clienti che porta con sé anche il proprio computer.

Gli istituti saranno sempre più completati da punti d’incontro o da giardini d’infanzia. Ed anche gli anziani stranieri godranno di maggiore attenzione.

swissinfo, Alexander Künzle
(traduzione: swissinfo, Marzio Pescia)

In breve

Il primo ottobre, a Berna, si è svolto il Forum nazionale su anzianità e migrazione.

Il numero di stranieri anziani in Svizzera sta aumentando. Questa fascia di popolazione, i cui paesi d’origine sono in gran parte europei, è prevalentemente composta da donne.

In futuro, crescerà in particolar modo il numero di anziani originari dei Balcani e della Turchia.

Gli stranieri beneficiari di prestazioni AVS sono doppiamente a rischio povertà rispetto agli svizzeri.

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Fatti e cifre

Secondo l’Ufficio federale di statistica, i beneficiari stranieri di rendite AVS sono principalmente persone che vivono in Svizzera da molto tempo.

Gli ex lavoratori che hanno formato la prima generazione d’immigrati in provenienza dal sud Europa godono, da pensionati, di peggiori condizioni rispetto agli stranieri dell’Europa del nord e dell’est.

Sono meno integrati anche dal punto di vista linguistico e sociale.

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