Compravendita Il virus dell’oro

Di Elena Boromeo, Simone Previatello e Alberto Dagnino, RSI News
Cartello compro oro

La Svizzera ha regole molto più permissive nella compravendita di metalli preziosi rispetto ai Paesi vicini.

RSI-SWI

La crisi vivacizza il mercato: aumentano i clienti nei compro oro e cresce la richiesta degli investitori – Viaggio in un settore dalle regole opache.

“Questo lingotto oggi vale 57'000 franchi, a inizio anno il valore era 50’000, durante la crisi 60’000”. A spiegarlo, mentre mostra un lingottino da un chilo in una mano, è Ralph Thoma, storico commerciante di oro e direttore della Aurofin di Chiasso. La sua società quest’anno ha ricevuto il doppio delle richieste da parte di investitori sia svizzeri, sia stranieri.

Il mercato dell’oro, spiega Thoma, ha bisogno che “il prezzo si muova”. Questo significa che le crisi, paradossalmente, lo favoriscono. Era successo nel 2008, con il crollo dei mercati finanziari, e sta succedendo di nuovo, almeno in parte, con la pandemia. Il valore è salito, e la domanda continua a essere alta. In questo scenario, la Svizzera gioca un ruolo importante: circa il 70% dell’oro mondiale viene raffinato qui e tre delle maggiori raffinerie si trovano in Ticino (Valcambi, Argor-Heraeus e Pamp).

Se da una parte c’è chi lo vuole comprare, dall’altra c’è chi, sempre a causa della crisi, è invece costretto a venderlo. La domanda online è esplosa, come ci spiega Nicola Esposito, consulente e amministratore della Goodwill Asset Management di Chiasso: “Sul nostro sito, rispetto a sei mesi fa, abbiamo avuto il triplo delle richieste”. Si tratta di persone che cercano su Google “vendo oro in Ticino” o parole simili (sono state 151'000) e si rivolgono alla sua società per sapere come fare.

Una tendenza confermata anche da chi gestisce gli sportelli. Francesco Ardemagni, titolare di diversi uffici di cambio e compro oro a Stabio, racconta che “in questo momento di crisi la gente fa fondo ai suoi averi in oro per poter campare”. In tanti, soprattutto clienti italiani, in questi mesi hanno portato bracciali, orecchini, anelli, ci dice. Mentre gli svizzeri hanno venduto soprattutto monete e lingottini approfittando del valore alto dell’oro.

L'approfondimento della trasmissione Il Quotidiano:

Un vuoto normativo

Per la compravendita di oro, la Svizzera ha regole più permissive rispetto all’Italia e ad altri Paesi europei. Anzitutto i gioielli non sono sottoposti alla Legge federale sul riciclaggio di denaro (LRD)Link esterno, che invece regola le operazioni con lingotti, granaglie e monete d’oro con un titolo minimo, ossia una purezza, di 995 millesimi. In questi casi, una transazione inferiore a 15'000 franchi può essere effettuata in forma anonima. Con valori compresi tra 15'000 e 100'000 franchi è necessario identificare il cliente e accertare che abbia le capacità economiche per effettuare l’operazione. Se si superano i 100'000 franchi, oltre all’identificazione si devono effettuare dei chiarimenti speciali sull’origine dei fondi. In ogni caso, i pagamenti possono essere effettuati in contanti senza limiti.

Queste regole, però, non valgono per i metalli preziosi usati, la cui compravendita, di fatto, non è soggetta a controlli. Tant’è che lo stesso Consiglio federale, nel suo messaggio per la modifica della LRDLink esterno, parla di “lacuna da colmare” e di espliciti “rischi sotto il profilo del riciclaggio di denaro” proponendo norme più severe. Ma entrambe le Camere, finora, hanno affossato questi inasprimenti.

“Chi si occupa di compro oro viene classificato a rischio elevato”, spiega l’Organismo di autodisciplina OAD-FCT, uno dei due enti preposti a vigilare sul settore. Le attività di commercio dell’oro non rispondono direttamente all’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA), ma sono affiliate a queste associazioni che sono le uniche ad avere un punto di osservazione sul settore. La maggior parte dei compro oro in Ticino sono affiliati alla Polyreg, che ha declinato l’invito a un’intervista.

Inoltre, come le altre merci, anche l’oro è sottoposto a obbligo doganale, ci ricorda Maurizio Sabino, capoufficio Controllo dei metalli preziosi dell’Amministrazione federale delle dogane. “Se un oggetto viene importato con l’intenzione di essere commercializzato è necessario lo sdoganamento per pagare l’importo dovuto alla Confederazione, e non esiste franchigia”. Un cliente che dall’Italia varca il confine per vendere monete o gioielli è tenuto pertanto a rispettare gli obblighi doganali.

A preoccupare le autorità federali è anche l'esportazione di oro vecchio da fondere, che permette di aggirare le normative svizzere, le quali impongono a una raffineria di accertare la provenienza del metallo prezioso.

L'articolo originale su RSI NewsLink esterno


Parole chiave