Navigazione

Saltare la navigazione

Sotto-siti

Funzionalità principali

Lo scatto di Renzi: "cose di sinistra"

(ansa)

di Aldo Sofia

Ad ascoltarlo veniva voglia di chiedersi: "ma il trucco dove sta?". Impegni concreti, innumerevoli promesse, scadenze perentorie. Matteo Renzi ha decisamente messo il turbo. E ci si chiede quanto, nei suoi annunci, ci sia di "shock" (salutare) e quanto invece di "spot" (ingannevole).

Nel giorno del varo alla Camera della nuova legge elettorale - attesa da anni, e che da sola sarebbe perciò bastata a riempire pagine e pagine di giornali - il "fiorentino" decide un'ulteriore accelerazione. E lo fa spiazzando i suoi rivali. Soprattutto quelli interni, quelli che rosicano nel suo partito, quelli che hanno dovuto ingoiare il rospo dell'accordo con Berlusconi sulla nuova carta elettorale, che non possono certo considerarlo un erede di Berlinguer, sicuramente non di d'Alema, e forse nemmeno di Prodi.

Annuncia infatti soprattutto "cose di sinistra", l'ex sindaco di Firenze. Da quasi subito mille euro in più nella busta paga dei lavoratori a basso salario, taglio del cuneo fiscale che favorisce i dipendenti più degli imprenditori, aumento delle tasse per le rendite finanziarie. Più tutta una serie di annunci, dal "jobs act" per il lavoro dei giovani (oggi al 42 per cento di disoccupazione) alla simbolica decisione di mettere all'asta le impopolari "auto blu". Nessuno può negare "l'effetto scossa" su un Paese impaludato nella crisi, nello scetticismo, e nel crescente distacco dal Palazzo della politica.

Plaude addirittura Susanna Camusso, leader del principale sindacato italiano, quella CIGL ipercritica sulle teorie del neo-premier e che Matteo Renzi ha strapazzato in diretta tv sostenendone l'irrilevanza politica ("se ne faranno una ragione"). Mentre i rivali di destra, anch'essi presi in contropiede dallo show di Renzi, più che contestare sembrano limitarsi a deridere: "Crede di essere Mandrake, ma il risveglio sarà amaro".

Il "mantra" di chi non gli crede é sempre lo stesso, ed é più che fondato: ma dove andrà a scovare, il più giovane inquilino di Palazzo Chigi nella storia d'Italia, le risorse finanziarie necessarie a finanziare questa miriade di provvedimenti? Perché non ci sono soltanto i dieci miliardi necessari e da recuperare entro un mese per garantire la "nuova busta paga" promessa ai bassi redditi. Per esempio, c'é anche la promessa di restituire al più presto i crediti vantati dalle imprese nei confronti dello Stato, e sono svariate decine di miliardi. Senza dimenticare che il "fiscal compact" concordato con l'Europa - firme di Berlusconi e Monti - imporrà presto all'Italia tagli di bilancio per oltre 40 miliardi all'anno per la riduzione del mega debito pubblico (come mai non ne parla più nessuno?).

E se si pensa alle necessarie "coperture finanziarie", un pensierino va anche alla Svizzera. Già durante la sua vittoriosa marcia nelle primarie del PD, era stato Matteo Renzi (e non Bersani, che si limitò ad andare a rimorchio) ad evocare la necessità dell'accordo con Berna. E ancora di recente ha ripetuto che i soldi evasi al fisco bisogna andare a prenderli dove sono, soprattutto nella Confederazione. Ma se il proposito rimane, come conciliare le norme sull'autodenuncia decise dal duo Letta-Saccomanni (che esclude l'anonimato) con la possibilità di raggiungere con la Svizzera una sorta di "Rubick" rinnovato (che non azzeri del tutto il segreto bancario)? Tanto più che il nuovo ministro dell'economia Padoan (ex vertice OSCE) é un guardiano del rigore fiscale, e da giugno Roma assumerà la presidenza dell'Unione Europea, ruolo che non le consentirà certo "strappi" considerati impropri da Bruxelles.

Ma per Renzi non é tempo di interrogativi, pur legittimi e pesanti. E' "il tempo del fare", come ama ripetere. Voleva lo shock e ha dovuto usare anche lo spot. Un mix di concretezza e vaghezza. Con cui, ancora una volta, si é rivolto direttamente al paese e non al Palazzo, agli elettori e non ai loro rappresentanti. Ha fretta, Matteo Renzi. Anche perché la prima sfida é già alle porte. In maggio, per le elezioni europee. E avrà addosso vecchi e nuovi eurscettici, da Berlusconi a Grillo. Lui che ha detto di smetterla con l'attribuire all'Europa tutti i mali d'Italia. Accipicchia, un'altra cosa non necessariamente di destra!

Aldo Sofia

×